Artrite reumatoide sotto-trattata, come e quando scegliere i biosimilari

Artrite reumatoide sotto-trattata, come e quando scegliere i biosimilari

Roma, 31 maggio – L’artrite reumatoide, che nel nostro Paese colpisce una persona ogni 200 (per un totale di circa 300 mila malati diagnosticati, per il 75% donne) è una patologia infiammatoria autoimmune, invalidante e a carattere sistemico, che può provocare al paziente dolore e deformazione articolari, fino a giungere alla perdita delle proprie capacità funzionali.

Le persone affette da questa malattia reumatica hanno una qualità di vita compromessa:

in Italia, si stima che più di un quarto  di chi ne è colpito parzialmente limitato nell’attività professionale e nel tempo libero, e che il 4% sia affetto da disabilità completa.

In occasione della recente presentazione del position paper del Collegio dei Reumatologi italiani (Crei) è stata resa nota un’indagine sull’utilizzo dei biosimilari in reumatologia, gastroenterologia e dermatologia.

“Lo studio dimostra che esiste un’area di sotto-trattamento che riguarda i pazienti affetti da artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondilite anchilosante, nonché per quelli affetti da psoriasi e malattie infiammatorie croniche intestinali” spiega Enrico Fusaro, direttore della Reumatologia dell’Ospedale Molinette-Città della Salute di Torino ed ex consigliere del Crei. I dati di prevalenza in Italia delle patologie selezionate sono stati tratti dalle fonti di letteratura scientifica più aggiornate. Il numero dei pazienti eleggibili a biologico è stato rilevato dalle linee guida e dalle fonti di letteratura scientifica più aggiornata. Per quanto riguarda il consumo di farmaci sono stati utilizzati dati di mercato”.

“Su un campione di 200 mila pazienti affetti da artrite reumatoide, risulta che in Italia ci sono circa 58 mila i pazienti eleggibili al trattamento con biologico, dei quali solo 38 mila sono effettivamente trattati. La conseguenza è che  in Italia ci sono circa 20 mila pazienti affetti da artrite reumatoide in sotto-trattamento” sottolinea Fusaro. “Considerando le principali malattie autoimmuni che prevedono l’utilizzo di biologico, emerge che in Italia ci sono circa 200 mila pazienti potenzialmente eleggibili non trattati con biologico, con un range variabile da 100 mila a 300 mila”.

Fondamentale, comunque, continua a essere la diagnosi precoce: “È determinante, così come l’opportuno percorso del paziente che parte dal medico di medicina generale, il quale deve essere in grado di riconoscere i sintomi di sospetto della patologia, per arrivare al centro che dovrà riuscire ad accoglierlo in tempi brevi e a impostare il percorso diagnostico e terapeutico” spiega ancora l’esperto. “I biosimilari costituiscono un’opportunità non solo per controllare la spesa ma anche per destinare risorse a un numero più ampio possibile di pazienti”.

Ma come scegliere la terapia più adatta per le persone affette da questa malattia? “Prima di adottare una terapia, è necessario conoscere bene il paziente e garantirgli un percorso ad hoc, studiato apposta per le sue esigenze” risponde  Roberto Gorla, reumatologia agli Spedali Civili di Brescia, ricordando che “il farmaco più utilizzato per la cura delle artriti, il cosiddetto farmaco-àncora, è il metotrexato. In caso di fallimento di questa prima opzione terapeutica, si può ricorrere a farmaci biologici”.

Nel momento in cui il paziente mostri una remissione stabile della patologia si può giungere anche alla riduzione della loro posologia, fino, in alcuni casi, anche alla totale sospensione” conclude Gorla. “Situazione, questa, che comporta sia un maggior risparmio economico che un minor rischio di effetti collaterali per la persona in cura”.

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