Milano, revocata la licenza a farmacia coinvolta in un’inchiesta di mafia

Milano, revocata la licenza a farmacia coinvolta in un’inchiesta di mafia

Roma, 8 giugno – A seguito di un’interdittiva antimafia firmata dalla Prefettura, il Comune di Milano ha revocato la licenza alla farmacia Caiazzo, il cui titolare era rimasto coinvolto in un’inchiesta della Dda di Milano che nel marzo 2016 aveva portato a una serie di arresti tra cui quello di Giuseppe Strangio, anche accusato di aver usato soldi della ‘ndrangheta per partecipare proprio all’acquisto della farmacia (cfr. RIFday del 2 marzo 2016).

All’epoca, le indagini del procuratore aggiunto Ilda Boccassini (nella foto) avevano portato all’arresto di Strangio, direttore delle poste di Siderno (Reggio Calabria),. L’uomo, secondo quanto scoperto dai magistrati milanesi, nel 2006 aveva acquistato la farmacia con l’impiego di denaro di provenienza illecita, con l’aggravante della finalità mafiosa. Secondo la procuratrice, il denaro utilizzato per l’acquisto della storica farmacia Caiazzo (si parlò di un cifra, in verità piuttosto sottodimensionata, rispetto ai prezzi di mercato, di circa 220mila euro) sarebbe arrivato dalle cosche di San Luca (Reggio Calabria).

“Ci ha stupito constatare come diversi giovani appartenenti a famiglie mafiose scelgano di laurearsi in Farmacia” affermò all’epoca Boccassini “un lavoro che garantisce un reddito e un posto di lavoro sicuri oltre a una rispettabilità sociale”.

I nomi della farmacia Caiazzo e di Strangio sono tornati all’attenzione delle cronache anche nello scorso mese di aprile, in un’altra indagine della Procura milanese sfociata in un blitz nei confronti di 13 persone ritenute a vario titolo responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dell’Erario, truffa ad aziende farmaceutiche, autoriciclaggio, ricettazione di farmaci, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Sulla vicenda si è subito espresso il presidente di Federfarma Marco Cossolo, condividendo sul notiziario del suo sindacato Filodiretto la decisione del Comune di Milano: “Do per scontato che le indagini siano inappuntabili e se si è arrivati a questa determinazione, non possiamo che appoggiare in pieno questa decisione” afferma il presidente dei titolari, rivendicando di aver più volte sottolineato, in passato, il rischio di infiltrazioni di questo tipo, anche chiedendo di incontrare l’allora ministro della giustizia, Andrea Orlando.

Avevo sottolineato il pericolo concreto, che arriva dal territorio, di infiltrazioni di capitali di dubbia provenienza” ricorda Cossolo “e che questo fosse agevolato dall’apertura della proprietà delle farmacie ai capitali”.
E a proposito di ciò, Cossolo – consapevole della difficoltà di inversioni di tendenza rispetto alla scelta di aprire il settore al capitale – insiste sulla necessità di intensificare i controlli. “Approfitto per chiedere al nuovo governo di arrivare ad un irrigidimento dei controlli dei capitali che entrano in farmacia, perché se il riciclaggio è disdicevole sempre e dovunque lo è ancora di più se viene fatto in una realtà che è presidio del Ssn per la salute dei cittadini” afferma il presidente di Federfarma, annunciando di volere verificare, insieme a Federfarma Milano e Federfarma Lombardia, l’eventualità di  “costituirci parte civile nel processo, visto che un episodio di questo tipo è lesivo della Federazione in particolare e della farmacia in generale”.

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