Gare per gli acquisti di farmaci, Grillo converge sulle posizioni delle Regioni

Gare per gli acquisti di farmaci, Grillo converge sulle posizioni delle Regioni

Roma, 11 giugno – Tutto sommato era abbastanza prevedibile, alla luce di quello che ormai da tempo sembra essere la prima (se non l’unica) preoccupazione di chi amministra la salute, ovvero risparmiare quanto più possibile e far tornare i conti: l’auspicio con il quale l’assessore regionale del Piemonte Antonio Saitta, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, dopo la sentenza favorevole del Tribunale di Torino alla possibilità di abbassare il prezzo di fornitura di un medicinale adeguandolo al costo dei nuovi farmaci messi in commercio anche in un periodo successivo all’aggiudicazione della gara, si è augurato che il Governo applichi questo nuovo criterio a livello nazionale, ha trovato un riscontro immediato da parte della nuova ministra per la Salute Giulia Grillo (nella foto).

“Ho letto con interesse le dichiarazioni del coordinatore della Commissione Salute” ha subito commentato la titolare del dicastero sul suo profilo Facebook, affermando che le parole di Saitta sono in linea con il programma di governo, enunciato dal premier Conte nel suo discorso di insediamento, “di lavorare d’intesa con le Regioni per implementare modelli organizzativi più efficaci rispetto a quanto avviene attualmente”.

Senza alcuna spocchia esegetica, il significato della sortita sembra chiaro e tutt’altro che rassicurante: la titolare del dicastero è pronta a convergere con le Regioni sullo sviluppo di “modelli organizzativi” (leggi: abbattere in radice il costo dei farmaci, attraverso l’acquisto attraverso procedure centralizzate, peraltro ulteriormente “sdoganate” dalla recente determinazione Aifa n. 818/2018 sull’equivalenza terapeutica) funzionali a centrare l’obiettivo di contenere al massimo la spesa farmaceutica.

Evidenti le possibili (se non probabili) conseguenze di questa “convergenza” Governo-Regioni: la prima è il prevedibile maggior ricorso all’assistenza diretta, che, peraltro, costituisce da sempre uno degli obiettivi M5S, esplicitato nero su bianco anche sul programma di governo del Movimento  in materia di farmaci. Un’eventualità che va in tutta evidenza nella direzione contraria a quella auspicata dalle farmacie territoriali, comprensibilmente preoccupate dal processo di progressiva erosione subito negli ultimi anni dalla distribuzione dei farmaci in regime di convenzione Ssn e impegnate da tempo a chiedere un riequilibrio nei pesi delle modalità distributive, dove il peso crescente di diretta e Dpc mette a rischio la stessa sostenibilità economica del servizio farmaceutico assicurato dalla rete capillare delle farmacie di comunità.

Resta da vedere se con l’arrivo al Governo dei nuovi “inquilini” le istanze della farmacia di comunità troveranno lo stesso ascolto e considerazione ottenuti fin qui. Alcuni segnali dei giorni scorsi (come ad esempio le dichiarazioni dei ministri Erika Stefani, Affari Regionali, e Riccardo Fraccaro, Rapporti con il parlamento, favorevoli senza sì e senza ma a un rafforzamento delle autonomie regionali e a uno sviluppo del decentramento) vanno in direzione di una precisa apertura di credito agli interessi delle Regioni, ritenute interlocutori privilegiati, com’era peraltro prevedibile, visto che nel Dna dei due alleati di governo  Lega e M5S sono inscritti i valori dell’autonomia e della democrazia diretta.

L’interesse manifestato da Grillo nei confronti di Saitta, in altre parole, nasce da un terreno fertile e potrebbe anche “saldarsi” in decisioni, strategie e programmi (in materia di governance farmaceutica) non esattamente in linea con quelle che sono le legittime, vitali necessità della farmacia di comunità. Che però è e resta un presidio di sanità capillarmente diffuso nel vivo del territorio e, come tale, rappresenta una risorsa irrinunciabile non solo per la rete di salute del Paese, ma per il suo stesso tessuto civico. Rete che nessuno che abbia davvero a cuore gli interessi generali dei cittadini può davvero pensare di lacerare o anche solo pregiudicare. Ed è su questa leva (al netto di ogni considerazione “economicistica” sulla spesa farmaceutica, che peraltro non sono certo le farmacie ad aumentare, ma semmai proprio le dinamiche del tutto fuori controllo della distribuzione diretta)  che le farmacie dovranno  fare forza se il tempo dovesse volgere al brutto.

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