Melazzini: “Equivalenza terapeutica, Aifa guarda a sostenibilità del sistema”

Melazzini: “Equivalenza terapeutica, Aifa guarda a sostenibilità del sistema”

 

Roma, 11 giugno – Non ha davvero lasciato passare molto tempo, il DG dell’Aifa Mario Melazzini, (nella foto) prima di rispondere alle critiche formulate nei giorni scorsi da alcune sigle mediche nei confronti della determinazione n. 818/2018  dell’Aifa, esprimendo la preoccupazione che essa possa in qualche modo condizionare la libertà prescrittiva del medico.

In un editoriale pubblicato venerdì scorso sul sito dell’Agenzia regolatoria nazionale, Melazzini   – dichiarandosi sorpreso “da alcune obiezioni di principio” – afferma che la determina sui farmaci bioequivalenti – come peraltro il recente position paper sulla stessa materiahanno l’obiettivo di  “ampliare la platea di pazienti che possono avere accesso a farmaci necessari, favorendo una maggiore concorrenza e una migliore allocazione delle risorse, sempre nel pieno rispetto della libera scelta prescrittiva del medico e della specificità di ogni singolo paziente”.

 “L’Aifa è chiamata a contribuire alla tutela della salute attraverso i medicinali, a garantire unitarietà e omogeneità del sistema farmaceutico e a favorire l’equilibrio economico della spesa farmaceutica, requisito fondamentale per contribuire alla sostenibilità del servizio sanitario nazionale” scrive Melazzini. “L’attività regolatoria dell’agenzia deve rappresentare, nel contesto del nostro sistema sanitario, una garanzia di sostenibilità e omogeneità delle prestazioni dei livelli essenziali di assistenza (Lea) e un supporto tecnico-scientifico per le decisioni che vengono assunte ai diversi livelli (regionale e locale) e nella stessa pratica clinica. Aifa in nessun caso può sostituirsi al medico, che prescrive sempre secondo scienza e coscienza, avendo come primo obiettivo la salute del suo paziente, la risposta al suo bisogno, e quindi l’efficacia, la sicurezza e l’appropriatezza della sua terapia”.
“Per poter essere valutati in funzione dell’equivalenza terapeutica, due o più farmaci devono intanto possedere una serie di requisiti che riguardano le indicazioni terapeutiche, le prove di efficacia, la via di somministrazione, lo schema posologico, l’esperienza d’uso” scrive ancora il DG dell’agenzia. “Deve essere inoltre prodotta una relazione in cui un gruppo di lavoro multidisciplinare, che include i medici prescrittori, può identificare tra l’altro le condizioni per le quali un principio attivo sia più indicato rispetto a un altro”.

Come dire, insomma, che quelle espresse dai medici sono preoccupazioni che non hanno ragione d’essere, visto che anch’essi partecipano alla valutazione dell’equivalenza terapeutica.

Melazzini, a  scanso di equivoci, chiarisce però una volta di più che “l’Aifa in nessun caso può sostituirsi al medico, che prescrive sempre secondo scienza e coscienza, avendo come primo obiettivo la salute del suo paziente, la risposta al suo bisogno, e quindi l’efficacia, la sicurezza e l’appropriatezza della sua terapia”.

Senza dimenticare, però, sottolinea il Dg dell’Aifa, che fare riferimento a un parere obbligatorio e vincolante, fornito dall’autorità nazionale competente, “è una garanzia di uniformità e di accesso equo alle prestazioni, che rassicura medici e pazienti”.

Trattare con le terapie più appropriate un maggior numero di pazienti e risparmiare risorse da re-investire nell’innovazione e nel sistema, basandosi sulle evidenze scientifiche e sull’esperienza clinica e sempre nel rispetto della libera scelta prescrittiva del medico, è l’obiettivo” conclude Melazzini. “Ricordiamoci sempre che il futuro è consapevolezza concreta del presente”.

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