Milani (Ordine Trieste): “Cannabis in libera  vendita, no a sensazionalismi e fake news”

Milani (Ordine Trieste): “Cannabis in libera vendita, no a sensazionalismi e fake news”

Roma, 12 giugno –  Da una parte, c’è lo  “sdoganamento” della cannabis, ormai ammessa dalla legge all’uso terapeutico con precise regole e condizioni, in una filiera controllata dalla produzione alla distribuzione, passando per la prescrizione. Dall’altra, ci sono le disposizioni di un’altra legge, la n. 242 del 2 dicembre 2016, volta a  promuovere  la coltivazione e la filiera agroindustriale della canapa “normale” (Cannabis sativa L.). In mezzo, c’è il dibattito controverso e mai risolto sull’uso e la pericolosità delle cosiddette droghe leggere e, su tutto, il mondo dell’informazione di massa , che – per l’urgenza tipica dei nostri tempi di macinare temi e notizie “in tempo reale” – non sempre brilla per accuratezza, nemmeno quando alle prese con materie “sensibili” come quelle che investono la salute pubblica.

Quasi inevitabile che uno scenario come questo possa generare  situazioni di confusione, che a loro volta sono il brodo di coltura ideale per le fake news, che (almeno su questo le opinioni sono concordi) fanno sempre male, soprattutto quando riguardano argomenti controversi e di impatto diretto sulla salute come, appunto, il consumo di prodotti  derivati dalla cannabis.

Proprio per contrastare le informazioni a dir poco imprecise apparse nei giorni scorsi sulla stampa locale di Trieste in relazione  alla vendita di prodotti derivati dalla cosiddetta “cannabis light” (Cannabis sativa L.)  in esercizi come erboristerie e tabaccherie, Marcello Milani, presidente dell’Ordine dei farmacisti giuliano, ha diramato un comunicato stampa, circostanziato e puntuale, volto a chiarire le molte inesattezze rinvenute, in particolare, in un articolo pubblicato qualche giorno fa da Il Piccolo, storico quotidiano del capoluogo giuliano,  dedicato  appunto allo sbarco della cannabis tra gli scaffali dell’erboristeria.

Nel comunicato, Milani evidenzia l’omissione di informazioni importanti, su tutte quella della quantità di cannabinoide CBD contenuta nel prodotto in vendita. “Il valore dichiarato di THC pari allo 0,2 % dimostra soltanto l’assenza della parte psicoattiva, come previsto per la legge sugli stupefacenti e nulla viene detto riguardo agli altri principi attivi, comunque presenti e responsabili di attività terapeutica” scrive Milani. “Infatti le concentrazioni di cannabinoidi permesse nella cannabis allestita per la vendita libera al pubblico non sono ovviamente le stesse di quelle della cannabis preparata e venduta con ricetta medica in farmacia. E di conseguenza le proprietà farmacologiche e terapeutiche citate nell’articolo ‘(…) antinausea, abbassa la pressione oculare, stimola l’appetito, rilassante, anticonvulsivante, antidolorifico per sclerosi multipla, dolore cronico di origine neurologica, per contrastare gli effetti collaterali dovuti a chemioterapia, radioterapia o a terapie per l’HIV, aiuta a diminuire i movimenti involontari del corpo (…)’ non possono appartenere al prodotto venduto al di fuori della filiera farmaceutica, in quanto, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1 ex D.Lgs 219/06, primo comma, lettera a) sub 1) sono da considerarsi farmaci non solo i prodotti registrati presso il ministero della Salute, ma anche ‘ogni sostanza o associazione di sostanze presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane’”.

“Ai lettori è doveroso, dunque, chiarire che i prodotti venduti senza autorizzazione ministeriale non possono essere utilizzati nella cura di nessuna patologia e, di conseguenza, neppure di quelle serie quali quelle i cui disturbi sono stati citati nell’articolo e che necessitano, per la loro cura di ben altri prodotti, testati e verificati dal ministero della salute tramite l’Aifa” chiarisce ancora Milani nel comunicato. “In altri termini, l’articolo pare assumere un taglio sensazionalistico che, con le dichiarazioni imprecise evidenziate produce e induce nei lettori false aspettative, e, nel contempo, mette a rischio la loro salute, consigliando l’assunzione di composti potenzialmente dannosi e non preparati per un utilizzo terapeutico: va da sé che il lettore dovrebbe rivolgersi al proprio medico curante per tutti gli ulteriori chiarimenti che questi è in grado di fornire».

“Pure il richiamo a quanto può trovarsi sulla rete ‘(…) sul web sono tante le pagine che forniscono tutte le informazioni precise sulla tipologia di cannabis disponibile e sulle modalità di utilizzo (…)’ risulta fuorviante e pericoloso” rileva ancora Milani, “in quanto solo professionisti sanitari quali medici e farmacisti sono, per legge, autorizzati a fornire indicazioni sull’uso dei principi attivi e sulla rete, viceversa, si trovano molto spesso notizie non verificate, né veritiere”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi