Cossolo: “Rendere la Dpc omogenea a livello nazionale e ripensarne i compensi”

Cossolo: “Rendere la Dpc omogenea a livello nazionale e ripensarne i compensi”

 

Roma, 13 giugno – “Laddove sia praticabile in termini clinici e sanitari, la Dpc può essere uno strumento utile, oltre che per il cittadino, per controllare la spesa”.

A sostenerlo, sull’ultimo numero di F-On line, la testata di Federfarma Servizi dedicata ai temi della distribuzione, è il presidente di Federfarma Marco Cossolo (nella foto),  intervenendo su uno dei temi più caldi del dibattito farmaceutico, quello – appunto – del riequilibrio delle modalità distributive dei farmaci (diretta, Dpc e convenzionata in farmacia), che oggi registrano differenze profonde, in ragione delle diverse scelte che, al riguardo, vengono assunte dalle Regioni.

“Abbiamo fatto una proposta al tavolo della Sisac” annuncia Cossolo “dove è in corso la discussione per il rinnovo della convenzione, per una omogeneizzazione a livello nazionale in termini di prodotti dispensati – con una sorta di prontuario della Dpc – e un ripensamento del margine”.

La proposta, spiega il presidente dei titolari, è centrata sulla valorizzazione dell’atto professionale del farmacista, quantificato in termini di tempo, e “si struttura in due livelli: una base comune a tutti e un secondo livello che possa essere negoziato con le Regioni. Si tratta, quindi, di ripensare il margine perché sia equo e correlato all’importanza dell’atto professionale, parta da una base omogenea ma sia in grado di tener conto delle peculiarità e delle difficoltà delle singole regioni”.

Cossolo afferma di ritenere la proposta “un punto di partenza ragionevole per portare i farmaci in farmacia, laddove possibile da un punto di vista sanitario”.

Ma nel dibattito (sempre caldo e attuale, nonostante lo stallo del tavolo di filiera aperto su proposta della Sifo allo scopo di mettere a punto una metodologia condivisa per misurare la “convenienza”  delle varie modalità distributive) si inserisce anche una proposta formulata dal presidente di Federfarma Servizi Antonello Mirone.

“Siamo disponibili a rivedere i nostri margini per incrementare la distribuzione dei farmaci nelle farmacie, attraverso convenzionata e Dpc, unici canali in cui la spesa è tracciata e realmente sotto controllo” annuncia Mirone sempre dalle pagine di F on line.

Evidente il tentativo del presidente della sigla delle società di distribuzione dei farmacisti: “sparigliare”, gettare un sasso nello stagno di un situazione che, al momento, vede prevalere la tendenza a ricorso sempre più importante (da parte delle Regioni) alla modalità di distribuzione diretta. Una tendenza che – oltre tutto – potrebbe anche registrare una pericolosa accelerazione, laddove i nuovi assetti del governo nazionale operassero scelte di discontinuità rispetto al passato: a preoccupare le farmacie, in particolare, sono alcuni contenuti  della piattaforma programmatica in materia di farmaci esplicitati dal Movimento Cinque Stelle (del quale, come è noto, è espressione la nuova ministra Giulia Grillo), in particolare l’intenzione di “agevolare la distribuzione diretta”.

“Siamo convinti che la capacità di monitoraggio e controllo sulla spesa farmaceutica che la filiera tradizionale della distribuzione intermedia e delle farmacie, attraverso la convenzionata e la Dpc, è in grado di garantire possa rappresentare una forma di salvaguardia per le casse pubbliche” spiega Mirone. “Per questo, siamo pronti a sederci a un tavolo con le istituzioni per studiare soluzioni di governance e siamo disposti a ridiscutere margini e agi per la distribuzione di questi prodotti”, e ciò anche per fare in modo che “la distribuzione dei farmaci attraverso le farmacie venga aumentata”.

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