Unaftisp: “Integratori, basta giocare con gli equivoci”

Unaftisp: “Integratori, basta giocare con gli equivoci”

Roma, 19 giugno – Grande è la confusione sugli scaffali, la situazione è eccellente. Potrebbero prendere a prestito, parafrasandola, la celeberrima massima di Mao Tse Tung i non pochi operatori commerciali del settore degli integratori alimentari e naturali con asserite finalità salutistiche che, pur di vendere i loro prodotti, li propongono in qualunque esercizio commerciale, “dimenticando” che  – proprio in ragione della loro specificità, non a caso enfatizzata dalla pubblicità e dallo stesso packaging – si tratta di referenze che richiederebbero una vendita assistita, effettuata da “personale qualificato o in grado di poter valutare gli effetti che tali prodotti possono avere sull’organismo o le interazioni che gli stessi possono avere con le terapie in atto”.

A tornare sul problema della banalizzazione degli integratori alimentari è Marco Merigiola, coordinatore regionale del Lazio di Unaftisp, la sigla dei titolari di sola parafarmacia, della quale è anche il  responsabile della Commissione Integratori alimentari e naturali.

In una nota alla stampa, Merigiola denuncia la pratica molto diffusa di “trattare” questi prodotti come merce comune, proponendoli in modo indifferenziato ovunque, a partire dalle grandi superficie di vendita, dove referenze come riso rosso fermentato, fucus, integratori di magnesio e potassio, zenzero, artiglio del diavolo eccetera sono proposti in libera vendita, talvolta  sotto la fuorviante intestazione “Parafarmacia”, utilizzata non solo impropriamente ma, a rigore, anche in modo truffaldino, stante l’assenza in quegli esercizi di farmacisti laureati e iscritti all’albo.

Ma non è diversa la situazione degli integratori per lo sport, annota il rappresentate di Unaftsip, “liberamente venduti in negozi specializzati e con l’assistenza di semplici commessi addetti alla vendita di articoli sportivi. Infine il fenomeno della vendita a domicilio di prodotti dimagranti è affidata a persone che a volte provengono addirittura da studi classici”.

“Capitolo a parte poi meriterebbe il fenomeno della canapa legale” aggiunge Merigiola “che si vende grazie a un vuoto normativo che prevede l’uso solo a scopo ‘tecnico’ o da collezione, mentre ormai viene suggerita per preparare dolci, tisane e altri preparati casalinghi di dubbia utilità e tollerabilità”.

“Come Unaftisp riteniamo che questa banalizzazione, oltre a umiliare la figura del farmacista, pone a serio rischio la salute del cittadino” commenta Merigiola, che nell’occasione stigmatizza anche il trattamento riservato in alcuni corner farmaceutici della GDO ai farmacisti, “assunti con la qualifica di assistente alla vendita, alla pari dell’addetto al banco frutta o salumeria”.

Merigiola ricorda quindi i rischi che possono conseguire all’impiego incauto o comunque non corretto  di certi prodotti, facendo riferimento, a titolo esemplificativo, a  una review sull’impiego di prodotti naturali a base di riso rosso fermentato pubblicata all’inizio dello scorso anno sul British Journal of Clinical Pharmacology , dalla quale sono risultati effetti collaterali molto simili a quelli delle statine. “Ma è nota ad esempio l’interazione del gynkgo biloba con gli antiaggreganti e gli anticoagulanti” aggiunge il responsabile della Regione Lazio di Unaftsip “oppure la controindicazione all’uso del ginseng da parte degli ipertesi così come agli stessi debba essere somministrato magnesio e potassio con cautela se fanno uso di ace-inibitori o sartani”.

Ci auguriamo che possa essere posto rimedio a questa condotta che gioca sull’equivoco” conclude Merigiola, riferendosi alla vendita impropria che spinge a banalizzare gli integratori, aprendo la porta al loro abuso, sul falso presupposto che si tratta di “prodotti naturali che non fanno male”.  “Non è vero, rivendichiamo in questo la figura professionale del farmacista come l’unico in grado di conoscere interazioni e dosi adeguate per il paziente che ha di fronte” afferma l’esponente di Unaftsip, per concludere ricordando che “la parafarmacia è ormai concepita dalla stragrande maggioranza dei cittadini come un luogo dove esiste la presenza di un farmacista e non va confusa con un semplice scaffale dove in maniera ingannevole si pongono delle merci con un’indicazione evocativa di sicurezza quando questa non è assicurata da nessuno”.

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