Contraccezione d’emergenza, assolta farmacista che rifiutò di dare il farmaco

Contraccezione d’emergenza, assolta farmacista che rifiutò di dare il farmaco

Roma, 4 luglio “Ieri in tarda serata, dopo lunga camera di consiglio, la Corte di appello di Trieste ha confermato l’assoluzione per la farmacista di Monfalcone che aveva dichiarato la propria obiezione di coscienza rifiutandosi di vendere la pillola del giorno dopo”.

Lo hanno reso noto ieri, con un post su Facebook rilanciato dall’Ansa, gli avvocati Simone Pillon, senatore della Lega e capogruppo in Commissione Giustizia a Palazzo Madama, e Marzio Calacione, che hanno difeso la farmacista nella vicenda giudiziaria, durata cinque anni.
Il Tribunale di Gorizia aveva già assolto la farmacista, Elisa Mecozzi, che nel 2013, durante una guardia notturna, rifiutò il farmaco a una donna che ne faceva richiesta con apposita ricetta (dal 2015, peraltro, non più necessaria per le maggiorenni), ma la Procura aveva appellato la sentenza. “Ora finalmente la Corte di Appello del capoluogo giuliano ha confermato l’assoluzione, riconoscendo la particolare tenuità del fatto e l’infondatezza delle pretese accusatorie” scrivono Pillon e Calacione.

Siamo ben felici che anche la Corte abbia voluto mandare esente da responsabilità penale la nostra assistita, che ha scelto coraggiosamente di seguire la voce della propria coscienza per difendere la vita umana fin dal concepimento” dichiarano ancora Calacione e Pillon. “Speriamo tuttavia che nessuno sia più costretto a subire un processo penale per aver semplicemente messo in pratica i principi etici dettati dalla propria coscienza” concludono i due avvocati. “Il nostro ordinamento giuridico già prevede la libertà di coscienza, come dimostrato da questa assoluzione, ma forse uno specifico chiarimento normativo potrebbe evitare infondati ma faticosi ricorsi allo strumento penale”.

Toni comprensibilmente soddisfatti, quelli dei legali della farmacista, che potrebbero indurre ad attribuire alla sentenza significati che invece non ha.  A precisarlo, molto opportunamente, sulle colonne del quotidiano la Repubblica, è stato il presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Trieste Marcello Milani, ricordando che l’assoluzione in primo grado confermata in appello non significa che la condotta posta in essere dalla farmacista sia stata legittima (l’obbligo per i farmacisti di dare i farmaci per la contraccezione d’emergenza resta infatti in ogni caso valido) ma alla “tenuità del fatto”, ovvero alla circostanza che la donna che aveva richiesto la pillola d’emergenza potesse trovare comunque il farmaco che cercava. “Fossi l’avvocato difensore della collega aspetterei a esultare” afferma Milani. “Quello della sua assistita non è un comportamento ripetibile, da altri e soprattutto da lei stessa, evitando l’azione penale in caso di denuncia”.

Il presidente dei farmacisti giuliani, in buona sostanza, rileva che se la donna cui era stata rifiutato il contraccettivo d’emergenza non l’avesse poi trovato a non troppa distanza, la farmacista sarebbe stata condannata, perché il reato tale resta: “La farmacia è una concessione governativa, non un negozio qualsiasi” spiega Milani a la Repubblica. “Poi è chiaro che ognuno ha le proprie idee, i talebani non stanno solo in Afghanistan, e io non posso discutere le idee private, ma la legge ora quello dice”. Ovvero che il farmaco va dato.
L’annosa questione del riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza ai farmacisti, a tutt’oggi irrisolta, secondo Milani potrebbe trovare una soluzione “mediata”,  concedendo il diritto al farmacista ma non alla farmacia, dove in ogni caso deve esserci sempre un professionista  disposto a erogare i farmaci per la contraccezione d’emergenza. Che, peraltro, non debbono essere obbligatoriamente detenuti nell’esercizio, spiega Milani: la legge parla infatti di obbligo di disponibilità di farmaci a base di estrogeni, senza però specificarne il tipo, A soddisfare l’obbligo, dunque, basta la presenza di una normale pillola contraccettiva.

Resta però il fatto, e Milani non manca di sottolinearlo, che la farmacia è tenuta  a consegnare un farmaco non presente in farmacia in breve tempo: “Nell’arco di 12 ore qualsiasi farmacia è in grado di fornire quanto richiesto” ricorda il presidente di Trieste “ed è tenuta a farlo”.

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