Ue, allarme per l’aumento dell’uso  di smart drug  per essere “performanti”

Ue, allarme per l’aumento dell’uso di smart drug per essere “performanti”

Roma, 10 luglio Stimolanti presi da persone sane, per essere più smart, produttivi e lucidi sul lavoro o nello studio. Dopo il boom negli Usa, anche nel Vecchio Continente cresce l’uso non medico di farmaci per essere più brillanti, una sorta di “doping mentale”.

Secondo uno studio condotto in 15 Paesi del mondo su decine di migliaia di persone, del quale riferisce affaritaliani.it, il 14% ha riferito di aver preso degli stimolanti almeno una volta nei 12 mesi precedenti nel 2017, un +5% rispetto al 2015. E il ricorso alle smart drug è cresciuto in tutti i 15 Paesi esaminati nella ricerca. Ma in Europa il trend appare in netto aumento. Lo studio, pubblicato a giugno su International Journal of Drug Policy, ha preso in esame farmaci come Adderall e Ritalin – prescriti per trattare il disordine da iperattività e deficit di attenzione (Adhd) – ma anche il modafinil per i disturbi del sonno e stimolanti illegali come la cocaina.

La ricerca, ripresa qualche giorno fa da un articolo di  Nature, si basa sulla Global drug survey, con dati su oltre 79 mila persone nel 2015 e circa 30 mila nel 2017. Ebbene, se l’uso di sostanze stimolanti appare molto elevato negli Usa (il 30% le aveva prese almeno una volta nel 2017, contro il 20% del 2015), l’aumento più rilevante negli ultimi anni si è registrato proprio in Europa. L’impiego di queste sostanze in Francia è passato dal 3% del 2015 al 16% del 2017, mentre in Uk nello stesso lasso di tempo si è impennato: dal 5% al 23%.

Un risultato impressionante, secondo Barbara Sahakian, neuroscienziata dell’Università di Cambridge (Uk), non coinvolta nell’indagine. Secondo l’esperta il lavoro mostra un aumento dell’uso di queste sostanze come potenziamento cognitivo, da parte di persone sane. A cambiare sembra essere lo stile di vita delle persone. Un trend che preoccupa gli specialisti, dal momento che le conseguenze (per la salute) sono tutte da scoprire.

Ma come ci si rifornisce di questo doping mentale? Circa la metà delle persone intervistate ha spiegato di aver ottenuto queste sostanze attraverso amici, il 10% su internet e il 6% da un familiare. C’è poi chi (4%) ha avuto una ‘regolare’ prescrizione per un presunto problema di salute.

Intanto continua il dibattito sull’uso non medico delle smart drug: davvero queste sostanze aumentano la performance cognitiva? Finora gli studi non sono stati conclusivi. E c’è chi , come il farmacologo Silvio Garattini, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Istituto Mario Negri,  ribadisce anzi che non esistono studi scientificamente validati sull’efficacia di queste categorie di farmaci “performanti”, per i quali la sola certezza è che alterano il rapporto sonno-veglia, con il rischio di squilibri già evidenziati dalla letteratura scientifica, e questo senza  considerare altri effetti collaterali, particolarmente inaccettabili se dovuti all’assunzione di un farmaco di cui non si ha bisogno.
Tornando ai dati, negli Usa è stato riportato il più alto tasso di utilizzo: nel 2017 quasi il 30% degli intervistati ha dichiarato di aver usato smart drug almeno una volta nei precedenti 12 mesi, rispetto al 20% del 2015. Ma i maggiori aumenti sono stati in Europa: dal 2015 al 2017 l’uso in Francia è salito dal 3% al 16%, nel Regno Unito dal 5% al 23%, in Olanda dal 10% al 24%, in Irlanda dal 4% al 18%. Quasi la metà (48%) delle persone ha dichiarato di avere avuto questi farmaci attraverso gli amici; il 10% li ha acquistati da un rivenditore o su internet; il 6% li ha ottenuti da un membro della famiglia; e il 4% ha dichiarato di avere le proprie ricette.

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