Aceti (Tdm): “Governance farmaci, coinvolgere i cittadini”. E gli infermieri chiedono spazio

Aceti (Tdm): “Governance farmaci, coinvolgere i cittadini”. E gli infermieri chiedono spazio

Roma, 11 luglio – “Partecipazione attiva dei pazienti ai processi che generano nuove terapie: sviluppo, valutazione e reale accesso alle cure necessarie”: questo il tema della giornata di studio promossa dalla Siar, la Società italiana attività regolatorie presieduta da Enrico Bosone, con il patrocinio di Aifa, tenutasi il 10 luglio scorso all’Auditorium Cosimo Piccinno del ministero della Salute a Roma.

Un appuntamento importante, come hanno evidenziato i contributi di grandi rilievo e autorevolezza succedutisi nel corso dei lavori, ai quali sono ovviamente intervenuti con un ruolo di primo anche i rappresentanti delle associazioni dei malati, evocati fin dal titolo come focus dell’evento.
E di partecipazione dei cittadini, in effetti, si è inevitabilmente parlato in via prevalente. Significativo, al riguardo, l‘intervento di Tonino Aceti (nella foto), responsabile  nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva ma anche del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici  (Cnamc), che ha voluto subito ribadire che “la partecipazione alle scelte sulle problematiche relative alla salute è un diritto oltre che un dovere del cittadino e le ricerche pubblicate in letteratura indicano che la presenza di non professionisti nelle sedi in cui si discute di salute e sanità non solo arricchisce quanto prodotto, ma soprattutto porta una visione nuova e diversa dei problemi, spesso trascurata da operatori sanitari e decisori politici”.

Molti, secondo Aceti, i vantaggi della partecipazione, che non solo permette di acquisire informazioni su esperienze, bisogni, desideri e criticità dei cittadini, ma  riduce il rischio di errori e aumenta la condivisione di responsabilità e un più consapevole impegno per il buon funzionamento dei servizi, permettendo anche di responsabilizzare l’opinione pubblica su temi importanti.
Ampia ma anche puntuale la ricognizione dei possibili livelli di partecipazione possibili proposta dal coordinatore del TdM: salute dei singoli pazienti e le scelte terapeutiche; programmazione dei servizi sanitari; co-design di beni, servizi sanitari e sperimentazioni; valutazione della qualità dei servizi sanitari; valutazione delle amministratori; definizione delle politiche sanitarie (individuazione delle priorità nella pianificazione e organizzazione del Ssn); attuazione e valutazione delle politiche sanitarie pubbliche; selezione innovazione – Hta; procedure acquisto in sanità, sottolineando che In Europa il dialogo con le associazioni dei pazienti avviato dall’Ema ha migliorato la diffusione di informazioni sui farmaci, la sicurezza dei pazienti e la fiducia dei cittadini nelle autorità.
Il prossimo step, per Aceti, deve necessariamente essere quello del potenziamento della presenza delle organizzazioni dei cittadini  dove essa è ancora carente: nel Comitato per la verifica dei Lea e nella Commissione nazionale per il loro aggiornamento; nel processo autorizzativo e di rimborsabilità dei farmaci dell’Aifa, anche per i farmaci innovativi; nelle sperimentazioni cliniche farmaci  (coinvolgimento associazioni protocolli ricerca fase IV Legge 3/2018); nella Conferenza delle Regioni e nelle commissioni regionali del farmaci.
Molto sensibili al tema e molto attivi sul punto anche gli infermieri, impegnati da tempo in un percorso condotto con determinazione per affermarsi come i professionisti sanitari di riferimento per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini e delle loro famiglie, soprattutto nelle cronicità, supportando in particolare i pazienti più fragili anche per orientarsi nell’intrico burocratico che in molte Regioni, con gradi differenti di complicazione e farragine, molto spesso ostacola e limita l’accesso alle cure.

Ne ha parlato al convegno Siar Giancarlo Cicolini, tesoriere della Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri, nella prospettiva di uno degli obiettivi strategici della professione infermieristica, ovvero l’istituzionalizzazione della figura dell’infermiere di famiglia. Obiettivo che, a giudizio della Fnopi, rientra in quella “medicina di iniziativa” che tutti indicano come via necessaria per far funzionare il Servizio sanitario nazionale e la prevenzione sul territorio, ma che è veramente tale solo quando il paziente viene seguito passo dopo passo, in particolare a domicilio, dove – questa la convinzione di Fnopi – solo l’infermiere può andare in modo continuativo, controllando che tutto proceda per il meglio, Questo, peraltro, è il senso e il significato di  quella “medicina di iniziativa” oggi chiesta a gran voce per far funzionare il Ssn e la prevenzione sul territorio, che però si innesca solo nel momento in cui il paziente viene necessariamente seguito, e seguito a domicilio, dove soltanto l’infermiere può andare in modo continuativo, controllando che tutto proceda per il meglio e e nel caso interpellando il medico, con il quale deve essere posta in essere una collaborazione sinergica.
È evidente la sintonia dell’azione infermieristica rispetto ai bisogni reali dei cittadini non nella scelta delle terapie per patologie acute o per patologie, che sono naturalmente di stretta competenza del medico, ma per tutta quella gamma di necessità che soprattutto in caso di cronicità, non autosufficienza e fragilità che si generano rispetto a bisogni via via emergenti” ha detto in proposito Cicolini. “L’infermiere, che ha in carico il paziente h24, è in condizione di  vedere, riconoscere e affrontare direttamente e con immediatezza i bisogni che via via emergono. In questo modo, oltre a un costante controllo e monitoraggio del paziente,  garantisce anche il contributo di educazione e informazione sanitaria che favorisce l’empowerment e la consapevolezza del paziente”.
Quelli dell’infermiere, infatti, sono interventi “ che caratterizzano non solo l’assistenza, ma anche il controllo proattivo delle terapie e della loro somministrazione e portano all’ascolto diretto dei cittadini sia sugli effetti di queste, sia sulle necessità che queste non soddisfano” ha detto il rappresentante Fnopi “creando così un punto di vista diretto degli interessati e dei fruitori delle cure che potrebbe consentire di valutare e rivedere l’accesso ad alcune terapie”.  Un percorso virtuoso di ricognizione farmacologica,  dunque, che – ad avviso di Cicolini – può anche essere “propedeutico alla riconciliazione terapeutica”.
Cicolini rintraccia anche un possibile ruolo dell’infermiere nella prescrizione, limitatamente a quei presidi e materiali che sono di specifica pertinenza dell’assistenza infermieristica.  Sul punto, l’esponente della Fnopi è attento a non sollevare equivoci o fraintendimenti: “Non si parla di prescrizione di farmaci, dei quali possiamo semmai gestire il corretto impiego, fermo restando che la ricetta è di stratta competenza del medico, ma della prescrizione di trattamenti o prestazioni infermieristiche, in un quadro di collaborazione con gli altri membri dell’equipe” spiega il tesoriere Fnopi. “Sarebbe un’occasione per promuovere la crescita della professione e dare maggiore efficacia ed efficienza all’intero sistema, agevolando i cittadini, fornendo loro risposte più congrue e rapide ai bisogni assistenziali. È essenziale adeguarsi con i tempi e con gli altri stati europei, credere nelle loro capacità e competenze, per creare un infermieristica italiana che contribuisca al miglioramento del Ssn”.
Anche in Italia, secondo  Cicolini,  si potrebbe prevedere la prescrizione diretta  di presidi per l’assistenza infermieristica, che alla luce di protocolli condivisi con gli stessi medici può anche essere estesa anche ad alcuni farmaci, portando così gli infermieri italiani  allo stesso livello e standard operativo dei loro colleghi all’estero. Sono infatti diversi i Paesi europei  dove gli infermieri, in ambiti ben codificati di continuità terapeutica, sono ammessi anche a queste prestazioni.

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