Conasfa. “Ecm, elemento strutturale  da collegare a riorganizzazione lavoro”

Conasfa. “Ecm, elemento strutturale da collegare a riorganizzazione lavoro”

Roma, 11 luglio – L’Ecm obbligatoria dei farmacisti ha senso soltanto se serve ad  aumentare conoscenze e competenze e a favorire una  sana competitività nel mondo del lavoro, producendo  ricadute positive sia sul fronte della “salute” dell’azienda farmacia, sia “in un contesto di concorrenza dell’informazione fuori settore (si pensi solo a tutte le richieste di conferma o meno da parte dei pazienti su informazioni elargite dai mass media e social)”.

Questo il convincimento espresso da Conasfa, la Federazione nazionale delle associazioni dei farmacisti non titolari, in una nota dedicata appunto al tema dell’aggiornamento professionale obbligatorio, sul quale – secondo la sigla dei non titolari – si rende necessario intervenire, agendo sulle attuali criticità e difficoltà, “per permettere di migliorare la formazione, senza per questo ‘demotivare’ il professionista in una corsa contro il tempo e a scapito della sua vita privata”.
Una questione che Conasfa aveva già posto quasi dieci anni fa, quando – nella sua proposta di riforma del servizio farmaceutico nazionale avanzata nel 2009 – aveva  indicato tra le altre anche la necessità di intervenire sull’Ecm, che per i farmacisti dipendenti ha rappresentato e ancora oggi rischia di essere vissuta, alle attuali condizioni, più come un’incombenza molto pesante da assolvere e gestire che come un’opportunità di crescita professionale, peraltro voluta dalla legge.

Chiaro il punto di vista di Conasfa, che lega l’aggiornamento obbligatorio alla  “riorganizzazione dell’attività lavorativa: la formazione deve avere un aspetto rilevante. Nel monte ore annuale del professionista, una quota dovrebbe essere dedicata direttamente o indirettamente all’aggiornamento”, alla luce del fatto che  “questo impegno e il suo riconoscimento hanno una ricaduta sulla performance professionale della farmacia”.

Peraltro, Conasfa evidenzia come finalmente l’aggiornamento delle conoscenze professionali, all’inizio abbastanza snobbato, cominci oggi ad essere considerato con maggiore consapevolezza anche nel suo significato di elemento competitivo per le farmacie. Che sembrano aver capito, scrive Conasfa, che  “molto probabilmente il brand, lo sconto e la pubblicità non sono tutto, anzi il farmacista ha un margine molto ampio per presentare e distribuire il farmaco, l’integratore, i presidi ecc.”  E ciò, ovviamente, richiede un farmacista aggiornato.

C’è però anche un altro aspetto sul quale è necessario intervenire subito, secondo Conasfa, stabilendo un dialogo tra i vertici nazionali e quelli territoriali delle associazioni datoriali, dal momento che, a livello locale,   “non di rado riscontriamo un atteggiamento ostile verso iniziative promosse a livello federale e/o nazionale”.

Ma ci sono anche le  proposte di “attivare un bonus per premiare chi si cimenta ed ottiene dei risultati” e di “aumentare la sensibilizzazione su questo argomento da parte di Federfarma e organizzazioni analoghe sui propri iscritti”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi