Napoli, tre condanne per usura, tra le vittime anche farmacie

Napoli, tre condanne per usura, tra le vittime anche farmacie

Roma, 13 luglio Una cosa sono il factoring e il credito, tutt’altra l’usura. A ricordarlo è stato ieri il Tribunale di Napoli, che in primo grado ha pronunciato tre condanne e otto assoluzioni nel processo nato da un’inchiesta che nel 2010 ipotizzò irregolarità in operazioni di factoring nel settore della sanità.

Il contesto era quello di imprenditori alle prese con difficoltà economiche dovute ai ritardi nei pagamenti delle Asl. I loro crediti, spesso molto consistenti, sarebbero diventati un’occasione d’affari per una società per azioni dedita alle attività di finanziamento, acquisto e cessione dei crediti di impresa, che – approfittando della necessità impellente degli imprenditori non pagati di disporre di liquidità –  assicurava una rapida monetizzazione dei crediti, con procedure esecutive peraltro svolte in sedi non competenti.

Ottenuta la liquidazione del credito, inclusi gli interessi legali, agli imprenditori cedenti veniva quindi restituita la somma “omettendo quanto incamerato in eccedenza rispetto al limite usuraio” e pretendendo interessi a tassi usurai “quale corrispettivo dell’operazione di finanziamento”, racconta il quotidiano partenopeo. Tassi, pare, compresi tra il 7 e il 53%. Da qui l’accusa di usura e il rinvio a giudizio, con le relative condanne in primo grado. Che hanno peraltro riguardato soltanto i rappresentanti della società: i giudici hanno infatti deciso di assolvere gli avvocati “che avevano fornito prestazioni legali e lavorato alla monetizzazione del credito”.

Nella rete della società, insieme a  titolari di laboratori di analisi e centri fisioterapici e diagnostici, sono cadute anche alcune  farmacie: tutti creditori dell’Asl Napoli 1, che la necessità di disporre di liquidi costringeva a cedere i propri crediti rinunciando a una parte della cifra. Le indagini – secondo quanto racconta Il Mattino –  portarono alla luce anche cessioni di decreti ingiuntivi esecutivi sui crediti vantati. Si parla di somme nell’ordine del milione di euro. Soldi che – scrive ancora Il Mattino, “in molti casi hanno cambiato il destino degli imprenditori finiti con l’acqua alla gola”.

Sarà interessante leggere le motivazioni della sentenza, alla quale con ogni probabilità verrà opposto appello.

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