Allergie da punture di api e vespe,  gli esperti: “Poco note le terapie”

Allergie da punture di api e vespe, gli esperti: “Poco note le terapie”

 

Roma, 25 luglio – Criteri pratici sulla gestione della allergia al veleno di imenotteri”: questo il titolo del consensus paper, attualmente in corso di pubblicazione, predisposto da 24 esperti  italiani delle società scientifiche di allergologia (per la cronaca: Aaiito, Associazione Allergologi Immunologi italiani territoriali ospedalieri;  Siaaic, Società italiana di Allergologia Asma e Immunologia clinica  e Siaip, Società italiana di Allergologia e Immunologia pediatrica), per fare chiarezza sull’allergia al veleno di imenotteri, patologia sottostimata dal punto di vista epidemiologico, ma che rappresenta un’importante causa di morbilità e mortalità in Italia e in tutto il mondo.

Sono infatti  oltre cinque milioni gli italiani che ogni anno vengono punti da un’ape, una vespa o un calabrone, con reazioni locali estese che colpiscono dal 2,4 al 26% della popolazione generale adulta, fino al 38% tra gli apicoltori. In Europa la prevalenza delle reazioni sistemiche nella popolazione generale è compresa tra 0,3 e 8,9% negli adulti; a seconda degli studi le api sono responsabili del 30%– 45% dei casi,

A seconda dell’ambiente di vita e del tipo di attività” spiega M. Beatrice Bilò, specialista in Allergologia degli Ospedali Riuniti di Ancona  “si calcola che il 56-94% della popolazione adulta sia stata punta da un imenottero almeno una volta nel corso della vita. In Italia, oltre alle api e alle vespe, anche i calabroni rappresentano una causa frequente di reazioni allergiche spesso gravi. Le reazioni locali estese, generalmente campanello di allarme per allergia, sono le reazioni allergiche più lievi, caratterizzate da un gonfiore intenso ed esteso, con un pomfo di almeno 8-10 cm di diametro e con una durata superiore alle 24 ore. Le reazioni allergiche sistemiche possono interessare vari apparati, come l’apparato cutaneo-mucoso (es. pomfi di orticaria diffusi a tutto il corpo, gonfiore delle labbra, delle palpebre), l’apparato respiratorio (es. difficoltà di respiro, broncospasmo) fino allo shock anafilattico con perdita di coscienza”.

Secondo i dati del Registro europeo sull’Anafilassi, su 3.333 casi diagnosticati, l’allergia al veleno di imenotteri è risultata la causa più frequente delle reazioni gravi nella popolazione adulta e, approssimativamente, è responsabile del 20% dei casi totali di anafilassi fatale in differenti Paesi. Nella maggior parte dei casi la morte interviene per shock con insufficienza multiorgano entro 10-15 minuti dalla puntura, mentre in circa un quarto subentra per angioedema delle vie aeree superiori. A livello pediatrico, sempre secondo il Registro europeo sull’Anafilassi, l’allergia al veleno di imenotteri è la seconda causa di reazioni allergiche gravi (20,2%), dopo l’allergia alimentare.

Secondo gli esperti, è ancora poco conosciuta la disponibilità sia della terapia di emergenza in acuto (adrenalina auto-iniettabile) che della immunoterapia allergene-specifica. Quest’ultima è la terapia immunologica di elezione per i soggetti che abbiano presentato una reazione sistemica dopo puntura di imenottero, poiché induce una tolleranza nei confronti del veleno. L’immunoterapia specifica consiste in due fasi, l’induzione e il mantenimento. La prima fase prevede la somministrazione per via sottocutanea di dosi crescenti di estratto del veleno dell’imenottero pungitore fino al raggiungimento della dose protettiva di 100 mcg (microgrammi). La fase di mantenimento, invece, prevede la somministrazione del veleno allo stesso dosaggio, in genere da eseguire per almeno 5 anni, ad intervalli di tempo regolari per mantenere lo stato di tolleranza.

L’immunoterapia con veleno di imenotteri presenta un’elevata capacità di protezione che si mantiene non solo mentre viene effettuata, ma anche per molto tempo dopo la sua sospensione. Nonostante ciò, in Italia, il finanziamento dei Servizi sanitari regionali attribuisce alle Regioni la facoltà di disporre della modalità di erogazione del rimborso o di un co-payment della immunoterapia specifica: attualmente in un quarto delle Regioni il paziente allergico al veleno di imenotteri non riceve alcun rimborso per la VIT.

Per migliorare la conoscenza dell’allergia al veleno di imenotteri e della sua gestione, è attiva per il quarto anno consecutivo la campagna di sensibilizzazione  Punto nel vivo (cfr. pagina  Facebook  e sito www.federasmaeallergie.org). “La campagna è promossa dagli esperti che fanno riferimento ai principali centri allergologici specializzati nella diagnosi e terapia dell’allergia al veleno di imenotteri, ed è patrocinata da FederAsma e Allergie Onlus-Federazione italiana pazienti.

Punto nel Vivo dispone della prima pagina Facebook dedicata all’informazione sulle reazioni da punture di imenotteri” spiega Filippo Tesi, presidente di Federasma e Allergie Onlus “dove trovare informazioni semplici e pratiche per conoscere gli imenotteri, distinguere una reazione normale da una reazione allergica, e valutarne la gravità”.

Federasma mette a disposizione dei cittadini anche il numero verde  800 123 213 (oppure numeroverde@federasmaeallergie.org), a quale arrivano segnalazioni per  disfunzioni nell’erogazionei dell’adrenalina autoiniettabile, presidio salva vita in grado di contrastare le reazioni allergiche gravi e per conoscere le indicazioni necessarie per eseguire l’immunoterapia allergene specifica (Ait), unica terapia in grado di prevenire la comparsa di reazioni importanti in seguito a nuove punture.

“Invitiamo tutti ad inviare le proprie segnalazioni” è la sollecitazione di Sensi “per portarle all’attenzione delle istituzioni”.

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