Convenzione, pollice verso delle farmacie a bozza Sisac. Che chiede controproposte

Convenzione, pollice verso delle farmacie a bozza Sisac. Che chiede controproposte

Roma, 25 luglio – Un fuoco di fila ad alzo zero su molti, se non proprio tutti, i contenuti della bozza di accordo convenzionale ricevuta circa 20 giorni fa dalla Sisac, la struttura interregionale che rappresenta la delegazione di parte pubblica per il rinnovo degli accordi con il Ssn. Ad aprirlo, ieri a Roma, nel corso del lungo incontro (durato più di tre ore) che ha dato il via a quella che dovrebbe essere la fase decisiva delle trattative per il rinnovo della convenzione tra Ssn e farmacie, in stand by da una vita (l’ultimo accordo venne firmato nel 1998), sono stati i rappresentati di Federfarma e Assofarm, molto critici – ed è un eufemismo – nei confronti del documento fatto pervenire dal coordinatore di Sisac Vincenzo Pomo (nella foto).

Molti i bersagli della risoluta reazione delle due sigle delle farmacie, a partire dalla inopinata sparizione di un’indicazione contenuta nell’atto di indirizzo approvato a suo tempo dalle Regioni, ovvero  la definizione di criteri omogenei, sui compensi alle farmacie e gli elenchi dei farmaci, per mettere ordine nella giungla della distribuzione per conto (ma anche in quella diretta). Un obiettivo ritenuto fondamentale e strategico, che con sommo disappunto di Federfarma e Assofarm risulta però  “desaparecido”  dalla bozza Sisac.

Pollice verso anche per le proposte sulla farmacia dei servizi, che il documento di parte pubblica propone di finanziare (nel rispetto del vincolo dell’invarianza dei costi) utilizzando la trattenuta dello 0,02% e il contributo dello 0,15%. Proposta ritenuta del tutto impercorribile, in particolare da Assofarm, per ciò che riguarda i fondi dello 0,15%, con i quali la sigla delle farmacie pubbliche finanzia la formazione dei dipendenti delle farmacie comunali, cosa che intende assolutamente continuare a farlo.

Assurdo che proprio l’accordo che regola i rapporti tra Ssn e farmacie rischi di pregiudicare la formazione dei professionisti, che è una componente irrinunciabile della qualità del servizio” ha detto al riguardo il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi, dicendosi indisponbile, sul punto, ad arretrare anche di un solo centimetro.

Più in generale, però, è l’impianto complessivo della bozza ad aver deluso le rappresentanza delle farmacie, anche sul piano dell’approccio per così dire “filosofico”. Nei precedenti confronti con la struttura interregionale, infatti, Federfarma e Assofarm avevano indicato con molta chiarezza la necessità che il nuovo “contratto” tra Ssn  e farmacie recepisca e aiuti a sviluppare il nuovo corso di questi presidi sanitari territoriali nell’ambito di una maggiore integrazione con il Ssn, giocata in particolare su un campo fondamentale per la sostenibilità del sistema salute, quello dell’aderenza terapeutica.  Alla quale, però, la bozza Sisac non riserva alcuna attenzione particolare, considerandola alla stregua di qualunque altro servizio, e non una delle pietre d’angolo sulle quali ricostruire ruolo, funzioni e regole del servizio farmaceutico pubblico.

Pomo ha incassato tutti i rilievi, per quanto pesanti e penetranti, senza chiudersi a riccio ma anche senza fare un solo passo indietro, confermando la sua tempra di negoziatore di grande esperienza. Intanto, ha ribadito che la bozza inviata ad Assofarm e Federfarma è solo un documento di lavoro, aperto dunque a ogni confronto e suscettibile di cambiamenti. Un punto di partenza su cui discutere, insomma (che però è stato scritto come è stato scritto e contiene quel che contiene…), per arrivare attraverso le necessarie mediazioni a trovare una sintesi condivisa e quindi un’intesa.

Ma, sempre preliminarmente, il coordinatore della Sisac ha anche voluto ricordare il perimetro del “Bambole, non c’è una lira” all’interno del quale il prossimo accordo convenzionale dovrà ineluttabilmente muoversi: è proprio il rispetto del paletto della indisponibilità di risorse aggiuntive ad aver ispirato e determinato molti contenuti della bozza, a partire dalle proposte (ritenute deludenti da Assofarm e Federfarma) sulla  farmacia dei servizi.

La risposta più pesante, però, è quella che Pomo ha opposto all’accusa di aver dimenticato, o comunque fatto sparire, l’indicazione verso una omogeneizzazione delle Dpc contenuta nell’atto di indirizzo. Rilievo che il responsabile della Sisac ha disinnescato in radice, affermando che basta rileggerlo bene per rendersi conto che in quel documento di due anni fa  non v’è alcuna indicazione  precisa, concreta e vincolante in questo senso, ma solo considerazioni di principio e non prive di vaghezza.

Un intervento della Sisac sulla materia, dunque, ad esempio sul terreno della fissazione di una base di compenso “nazionale” da riconoscere alle farmacie per la Dpc, non avrebbe potuto fare altro che livellare in negativo i compensi, portandoli tutti a quelli delle Regioni con i valori più bassi. Se però le farmacie sono convinte che la strada della “omogeneizzazione” della Dpc sia ineludibile e percorribile, possono sempre formulare le loro proposte al riguardo, nella certezza che Sisac le sottoporrà alla Conferenza delle Regioni per le valutazioni del caso. E ciò perché –ha ribadito Pomo – quella inviata a inizio luglio è solo una bozza di convenzione, ovvero l’inizio dei giochi, non la loro fine.

Esplicito l’invito alle due sigle delle farmacie di mettere nero su bianco, alla luce delle loro critiche, le loro proposte. Cosa che Federfarma e Assofarm si dispongono a fare già nell’immediato (un incontro è già stato fissato per il 2 agosto prossimo, NdR), lavorando insieme a una sorta di bozza correttiva, se non proprio alternativa, a quella presentata da Sisac.

L’obiettivo è quello di presentarla nel corso della prossima seduta del tavolo convenzionale, che presumibilmente avrà luogo a metà settembre. E, a proposito di tempi, resta sempre da capire quale sarà il calendario di un altro tavolo fondamentale, quello aperto in Aifa per la riforma della remunerazione delle farmacie. L’agenzia regolatoria nazionale è nel pieno della transizione che porterà al profondo “reset” dei suoi vertici e probabilmente anche della sua governance, e ciò certamente rischio di produrre qualche riflesso sull’attività.  Ma per le sigle delle farmacie, rinnovo della convenzione e riforma della remunerazione sono temi strettamente interconnessi, che non possono essere affrontati se non considerando e armonizzando le intese da raggiungere su entrambi i fronti.

Tutto questo, ovviamente, getta qualche ombra sulle prospettive temporali della doppia partita in corso. L’auspicio (ma anche l’obiettivo, non a caso annunciato coram populo) di Federfarma è quello di chiudere entrambe le questioni entro la fine dell’anno. Alla quale, levato agosto (che notoriamente non conta), mancano solo quattro mesi, poco più di 120 giorni. Basteranno?

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