Disforia di genere, Cnb sdogana farmaco che “sospende” la pubertà, è subito polemica

Disforia di genere, Cnb sdogana farmaco che “sospende” la pubertà, è subito polemica

Roma, 26luglio – La triptorelina, il farmaco capace di bloccare l’attività dell’ipofisi e di ‘sospendere’ la pubertà usato nei bambini e negli adolescenti con disforia di genere  (la patologia per cui non ci si riconosce nel sesso di nascita) può essere usato, a patto di rispettare alcune condizioni.

Questo il parere positivo  pronunciato dal Comitato nazionale di Bioetica (Cnb), che ha ammesso l’uso del farmaco, sia pure con una serie di paletti:  la diagnosi e la proposta di trattamento debbono provenire da un’équipe multidisciplinare e specialistica; il trattamento deve essere limitato a casi ove gli altri interventi psichiatrici e psicoterapeutici siano risultati inefficaci; il trattamento deve prevedere un consenso volontario e consapevole delle informazioni ricevute nelle specifiche condizioni fisiche e psichiche; deve essere prevista, infine, anche  un’adeguata formazione del pediatra, della rete socio-sanitaria di base e delle istituzioni scolastiche coinvolte su questi temi.

Le statistiche mediche  registrano un rilevante aumento dei problemi legati all’identità sessuale nell’adolescenza, con ragazzini e ragazzini che in numero crescente esprimono un forte desiderio di appartenere al genere opposto del proprio sesso di nascita, e con ogni probabilità il Cnb nell’esprimere il suo parere, che risale allo scorso 13 luglio scorso, ha tenuto conto del fenomeno, decidendo di autorizzare l’uso della triptorelina, finora utilizzata solo per il cancro, anche nella disforia di genere.

Il farmaco di fatto riesce a bloccare la pubertà nei preadolescenti con diagnosi di disforia di genere, ovvero minori che hanno la ‘percezione’ del proprio genere diversa rispetto a quella riconosciuta alla nascita. Il suo impiego in questi casi, dunque, è finalizzato a limitare le modificazioni corporee e lo sviluppo all’origine della sofferenza dei ragazzi o delle ragazze che non si riconoscono come maschi o femmine.

Fino a oggi la triptorelina non era autorizzato da Aifa ed era al centro di un acceso dibattito anche in ragione delle conseguenze irreversibili collegate al suo impiego. Inevitabile, dunque, che l’approvazione del farmaco suscitasse reazioni forti, come quelle arrivate da due organismi cattolici, il Centro Studi Livatino e il Comitato del Family Day.

Entrambi hanno chiesto al Comitato di Bioetica un ripensamento. ll Centro studi Livatino, in particolare, esprime in una nota “sorpresa e preoccupazione” per il parere espresso dal Cnb in ordine all’uso della triptorelina nei casi di diagnosi di disforia di genere.

Per gli esperti del Livatino, “il Cnb ha avallato un farmaco per una indicazione che, come lo stesso comitato riconosce, non ha evidenze scientifiche a sostegno”. In tal senso, rimarcano, “è significativa l’astensione dei due rappresentanti dell’Istituto superiore di sanità e del Consiglio superiore di sanità”. Inoltre “mostra una serie di gravi controindicazioni, che comunque emergono dal documento: esse avrebbero dovuto far concludere per un no a un percorso controverso e potenzialmente pericoloso per la salute fisica e psichica dei minori coinvolti”.

Per questo, prosegue la nota del Centro Livatino, “la cautela all’uso del prodotto esposta nelle ‘raccomandazioni’ somiglia troppo alla tecnica adoperata in talune leggi – per tutte, la 194/1978 – che, prospettando deroghe in ‘casi particolari’, in realtà introduce un cambio di regime con immediata applicazione a chiunque, in violazione del principio di precauzione”.

“Da giuristi” conclude la nota “siamo preoccupati in particolare in ordine al consenso informato del minore e della sua famiglia, che si trovano a prendere decisioni così serie in mancanza di vere informazioni scientifiche, in un clima culturale condizionato da elevata pressione ideologica verso la cancellazione della identità di genere maschile/femminile: l’uso di questo farmaco di fatto suggerisce il modello ‘gender fluid’ in età sempre più precoce”.

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