Istituto Leoni, convegno a Milano sulla concorrenza in farmacia

Istituto Leoni, convegno a Milano sulla concorrenza in farmacia

Roma, 27 luglio – “La concorrenza in farmacia: a che punto è la notte?”: questo il titolo, non privo di una certa carica di provocazione, dell’incontro che l’Istituto Bruno Leoni (uno dei think tank del liberismo italiano, non nuovo a iniziative e sortite molto critiche sugli assetti del servizio farmaceutico del nostro Paese) ha tenuto ieri a Milano, protagonista  Maria Vittoria La Rosa, avvocato, esperta di diritto amministrativo, diritto pubblico dell’economia, appalti e diritto delle nuove tecnologie.

La Rosa è partita dalla vetustà dell’impianto legislativo del settore della distribuzione del farmaco, a suo giudizio ancora ispirata alla riforma Giolitti del 1913. “In cento anni nulla è stato più fatto” ha affermato l’esperta, evidenziando la mancanza di riforme specifiche,  “nonostante, in un secolo, il processo di liberalizzazione sia stato protagonista i molti mercati”.

A giudizio di La Rosa, invece, gli interventi effettuati sul retali farmaceutico sarebbero sempre rientrati in manovre di significato più generale. Tesi peraltro non condivisa da un altro liberista doc,

Carlo Stagnaro, fellow dell’Istituto Bruno Leoni (nella foto)  e già capo della segreteria tecnica del MISE, che è intervenuto ai lavori evidenziando come proprio l’anno scorso il settore della distribuzione farmaceutica sia stato investito da misure specifiche, contenute nella Legge concorrenza, che hanno aperto all’ingresso del capitale. Un intervento importante, dunque, del quale  (secondo Stagnaro)  “per vederne gli effetti ci vorranno almeno cinque anni”.

Contro l’avvento del capitale  – per quanto “liberista” possa sembrare la misura – si è invece schierata Fnpi, la Federazione dei Liberi farmacisti, presente all’incontro con il suo presidente Matteo Branca, nell’occasione schieratosi a favore delle tesi dell’avv. La Rosa , condividendone in particolare il giudizio  secondo il quale  “liberalizzare significa riconoscere il farmacista e tutte le sue risorse e potenzialità come punto focale della distribuzione del farmaco”.

Ma liberalizzare significa anche “dare una risposta significativa all’attuale situazione socio-economica di difficile accesso alle cure e di sempre più frequenti casi di rinuncia alle cure stesse”, con effetti positivi per  i cittadini in termini di servizio professionale e costi da sostenere.

Una valutazione alla fine condivisa in qualche misura anche da  Stagnaro, che ha convenuto sul fatto che  gli interventi del precedente esecutivo potevano certamente  essere più strutturati. Ma resta il fatto, per il fellow dell’Istituto Leoni, “ciò che è stato fatto resta comunque qualcosa di importante, anche se non sufficiente”.

Branca, da parte sua, ha affermato che Fnpi “darà il suo contributo per restituire dignità alla figura del farmacista, consentire allo Stato e al Ssn di sfruttare al meglio la risorsa che le parafarmacie rappresentano e, in ultima istanza, per ridare speranze, servizi e benessere al cittadino”.

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