Alzheimer, speranze da farmaco in fase  di sperimentazione, riduce il deficit cognitivo

Alzheimer, speranze da farmaco in fase di sperimentazione, riduce il deficit cognitivo

Roma, 27 luglio – Sembra essere davvero promettente il farmaco contrassegnato dalla sigla BAN240, sviluppato da Biogen ed Eisai  e attualmente in fase di sperimentazione clinica (in fase II) contro l’Alzheimer. La medicina presa alla dose più alta (tra cinque diverse dosi testate per 18 mesi)  riduce del 30% il deficit di memoria legato alla malattia, rispetto al gruppo placebo che non ha assunto il farmaco.

La notizia è stata diffusa in occasione della Conferenza internazionale dell’Associazione Alzheimer in corso a Chicago.

BAN240 fa parte di quei farmaci studiati per contrastare l’Alzheimer che attaccano i depositi di placche tossiche di beta-amiloide, e che, almeno fino a oggi, non hanno ancora dato i risultati sperati. Ora però una sperimentazione di fase II a differenti dosi ha evidenziato risultati tangibili sul rallentamento del declino cognitivo, anche se solo alla dose più alta e testata in un numero piuttosto contenuto di pazienti (161). Circostanze che potrebbero rendere necessaria una nuova sperimentazione di fase 3 per procedere alla richiesta di autorizzazione alla Food and Drug Administration, l’agenzia regolatoria federale USA.

Il farmaco sperimentale ha dimostrato di rimuovere in modo efficiente le placche di beta-amiloide nel cervello dei pazienti, che nell’81% dei casi sono passati da ’amiloide-positivi’ a amiloide-negativi’ (assenza di placche in sostanza).  In più, ed è forse la cosa più importante, la molecola ha rallentato il declino cognitivo, secondo quanto spiega  Jim Hendrix della Alzheimer’s Association, sostenendo che servirebbe un nuovo trial per definire la dose ottimale di farmaco e vedere se si possono replicare i risultati fin qui ottenuti.

Lynn D. Kramer, responsabile della sperimentazione clinica, spiega da parte sua che lo studio sul farmaco era iniziato sui topi già nel 2007, anno nel quale venne anche testata la prima dose sull’essere umano. “La sperimentazione è poi cominciata nel 2012 su 800 volontari in settanta siti, tra Europa, Asia, Americhe” aggiunge Kramer. “Si tratta di un anticorpo monoclonale proto-fibrillare che ha raggiunto le nostre aspettative e, va sottolineato, senza provocare effetti secondari importanti”.

“A questo punto non vogliamo prendere decisioni affrettate” conclude il ricercatore. “Avremo un incontro con le autorità sanitarie statunitensi e insieme discuteremo il piano di sviluppo della sperimentazione”.

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