Canapa, arriva la stretta: tolleranza zero per i prodotti con più di 0,2% di Thc

Canapa, arriva la stretta: tolleranza zero per i prodotti con più di 0,2% di Thc

Roma, 12 settembre – Con la consueta baldanza, il ministro dell’Interno Matteo Salvini, dopo aver lasciato chiaramente intendere quale sia il suo giudizio sui negozi che vendono la cosiddetta “cannabis light”, definendoli  “negozi di marijuana che sembrano centri massaggi cinesi, un bordello”, ha deciso di cominciare a dare una stretta a questo particolare mercato, indirizzando a questori, forze dell’ordine e prefetti una circolare che,  punto su punto, indica la linea da tenere su smart shop e infiorescenze.

Le notizie in arrivo per gli ormai quasi mille negozianti che hanno aperto una partita Iva legata alla commercializzazione di prodotti a base di canapa e di infiorescenze, a cui si aggiungono un centinaio di marchi nati solo negli ultimi tre mesi,  sono tutt’altro che buone: pur ribadendo la volontà di tutelare gli agricoltori,  la circolare fornisce infatti un’interpretazione decisamente più restrittiva della normativa da applicare agli smart shop. .

Il criterio guida è la tolleranza zero nei confronti dei negozianti: la circolare chiarisce infatti che la tutela che la legge riserva all’agricoltore nel caso in cui, per cause naturali e quindi a lui non imputabili, il raccolto di canapa presenta un titolo di Thc più alto. In questo caso, è previsto un limite di tolleranza, che va dallo 0,2 allo 0,6 per cento di Thc. Ma esclude che questa soglia di tolleranza sia applicabile a rivenditori, grossisti e negozianti, rassicurati fino ad ora da questo vuoto normativo,  definito con molta pertinenza “fumoso”

Non sarà più tollerata nessuna zona grigia, dunque:  se la canapa non rispetta il limite dello 0,2 per cento di Thc oppure non rientra nelle 64 varietà definite “industriali” dal Catalogo europeo, va trattata come una sostanza stupefacente. Con inevitabili conseguenze per chi la smercia: denuncia a piede libero per il titolare del negozio, sequestro dei prodotti e segnalazione al Prefetto dei consumatori, ovvero i clienti “beccati” ad acquistare cannabis fuori norma nel negozio.

Ciò vale per olii e derivati come per le infiorescenze sfuse, compresi  quelli  d’importazione che si trovano in commercio (la canapa coltivata in Italia non basta infatti a soddisfare la crescente richiesta del mercato) e che non indicano né la provenienza né la titolazione.

“Nella zona grigia ci stanno otto prodotti su dieci tra quelli ora in commercio” spiega Luca Marola, uno dei pionieri, con la sua Easy Joint, della canapa legale made in Italy. “Ma non è scagliando agenti in divisa contro le migliaia di imprenditori della canapa che si governa un fenomeno di questa portata”   osserva Marola. “Assurdo tenere riservata una circolare del genere, quando sulla canapa light mai come ora c’è grande bisogno di chiarezza”.

Sulla stessa linea si attesta  Margherita Baravalle, presidentedi di AssoCanapa: “Sulla canapa c’è una grande confusione, che non fa bene a nessuno” afferma. “Parlare solo di fumo e Thc è limitativo, è una pianta dai molteplici impieghi, per esempio quello alimentare“.

 

 

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