Grillo, la manovra, il “miliardo in più per la sanità” e… il polpo

Grillo, la manovra, il “miliardo in più per la sanità” e… il polpo

Roma, 4 ottobre – “Per la prima volta non ci saranno tagli alla Sanità, aumenterà il fondo sanitario nazionale di oltre un miliardo e stiamo rimodulando la spesa pubblica per trovare nuove risorse per il settore”. Questa l’affermazione resa ieri dalla ministra  della Salute Giulia Grillo  uscendo dal vertice sul Def tenutosi ieri a Palazzo Chigi.
“Questo perchè” ha precisato il ministro ai microfoni di Rai News 24 “il nostro governo ha deciso che è una delle priorità su cui poter investire”.

Quella annunciata dalla titolare della Salute sarebbe un’eccellente notizia, se non fosse che “il miliardo in più” cui fa riferimento altro non è  – almeno per quanto è dato sapere – che quello già previsto dal bilancio pluriennale della Legge di Bilancio 2017, che fissava a  € 114,396 miliardi la dotazione del Fsn per il 2019, un miliardo in più (appunto) rispetto alle dotazioni finanziarie del 2018.

In altre parole, l’attuale governo al momento non ha previsto alcun aumento del Fondo sanitario nazionale, visto che il miliardo di euro in più rispetto al 2018 era già stato definito dal precedente esecutivo. Che peraltro (corsi e ricorsi della politica) era il bersaglio fisso delle feroci (e sacrosante) critiche proprio della Grillo e dei suoi colleghi di partito, sempre a baionetta innestata contro la pessima abitudine dei balletti di cifre che sembravano avere, e  molto probabilmente avevano, l’esclusiva finalità di alzare polveroni per nascondere all’opinione pubblica la vera realtà, quella di una sanità sottofinanziata ormai da anni. Come dimenticare, al riguardo, le inesauste dispute tra Renzi e le Regioni sulla reale entità dei finanziamenti al Fsn?

Singolare (ma in fondo neppure troppo, per chi abbia un filo di conoscenze anche superficiali della storia – e dell’antropologia – della politica italiana)  che adesso sia proprio una ministra M5S a prestarsi al gioco, fino a ieri esecratissimo, delle cifre ad capocchiam (con licenza parlando), reclamizzando in tutti i luoghi e in tutti i laghi “il miliardo in più” che, onorando a suo dire l’impegno assunto al riguardo, avrebbe ottenuto per il Fsn 2019.

Un miliardo che, intanto, già non basterebbe in assoluto, a sentire le lamentazioni e le richieste delle Regioni e a prendere per buona l’ultima analisi svolta da Gimbe, che, fatte due stime dei costi delle ineludibili priorità per la sanità di cui il Governo avrebbe l’obbligo e il dovere di occuparsi nella Legge di Bilancio 2019, conclude che la cifra necessaria per  farvi fronte è di almeno quattro miliardi in più.

Insomma, “il miliardo in più” evocato dalla Grillo rischia di replicare, a parti invertite, un tormentone già tristemente noto e di assomigliare al polpo della famosa barzelletta in cui il povero cefalopode, mantenuto vivo in una vasca, veniva tirato su e sbatacchiato dal cameriere davanti a ogni cliente che chiedesse conto della freschezza della materia prima utilizzata nel ristorante, salvo poi trovarsi nel piatto un’insalata di polpo rigorosamente congelato, mentre al povero animale, ributtato nel suo acquario per eventuali, successive “rassicurazioni”, non restava altro che chiedersi sconsolato e  con tutte le ragioni del mondo: “Ma puozz’ campa’ accussì?”

Che è poi la stessa domanda, a pensarci, che finirà inevitabilmente per farsi la sanità italiana.  Con una risposta che, purtroppo, rischia di essere scontata.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi