Sclerosi multipla, arriva anche in Italia ocrelizumab e si sviluppano nuove ricerche

Sclerosi multipla, arriva anche in Italia ocrelizumab e si sviluppano nuove ricerche

Roma, 8 ottobre – Si chiama ocrelizumab e agisce in modo selettivo, colpendo le cellule B, consentendo per la prima volta il trattamento delle forme primariamente progressive della sclerosi multiplapatologia, malattia che  colpisce soprattutto giovani tra i 20 e 40 anni, con una frequenza due volte superiore nelle donne.

Ci sono circa 118.000 pazienti affetti da sclerosi multipla, con 3.400 nuove diagnosi ogni anno. Per le forme più aggressive della malattia è ora disponbile anche in Italia arrivato ocrelizumab, farmaco della Roche  indicato sia per il trattamento della sclerosi multipla recidivante, sia per quello della forma primariamente progressiva.

“Questo farmaco rappresenta una vera rivoluzione copernicana”  afferma Giancarlo Comi, direttore del dipartimento di Neurologia e dell’Istituto di Neurologia sperimentale (Inspe) del San Raffaele di Milano. “Grazie al suo profilo di efficacia e sicurezza, ocrelizumab viene a colmare importanti bisogni insoddisfatti nella gestione delle forme recidivanti della Sm e allo stesso tempo costituisce il primo e unico trattamento per le forme primariamente progressive”.

Intanto, nel campo della sclerosi multipla e delle patologie che interessano i movimenti si aprono nuove prospettive di studio. Uno studio del Laboratorio di neurofarmacologia dell’Irccs di Pozzilli, condotto in collaborazione con il Cnr e le università di Tokyo e Sapienza di Roma, ha mostrato come nelle cellule di Purkinje, un tipo di neuroni presenti nel cervelletto, si verifichi un ‘avvicendamento’ tra due tipi di recettori entrambi appartenenti alla categoria dei recettori metabotropici per il glutammato.

I recettori sono molecole presenti sulla superficie delle cellule nervose, capaci di ricevere segnali chimici trasmessi dagli altri neuroni. Attraverso esperimenti su modelli animali, si è visto che nelle primissime fasi dopo la nascita le cellule del Purkinje presentano sulla loro membrana una predominanza del recettore di tipo 5 mGlu5. Successivamente il 5 declina, mentre viene espresso in modo massiccio il tipo 1. Proprio su questo ‘cambio della guardia’ tra i due recettori lo studio ha dimostrato che, durante le prime fasi di sviluppo, il recettore tipo 1 invia un messaggio alla cellula, provocando la soppressione del 5. Quindi le due molecole sono interdipendenti. Tanto è vero che, bloccando l’espressione del mGlu1, il tipo 5 può riapparire.

Il recettore mGlu1 è fondamentale nei meccanismi di base della programmazione dei movimenti, ed è coinvolto in diverse patologie. “Una sua diminuzione nelle cellule del Purkinje” spiega Serena Notartomaso, prima autrice dell’articolo scientifico “viene ad esempio osservata nelle patologie genetiche del cervelletto, come le atassie spinocerebellari o SCA, ma anche nella sclerosi multipla”.
Ricordiamoci che nelle patologie genetiche del cervelletto non esistono terapie. Chiarire gli aspetti dello sviluppo di un organo poco conosciuto come il cervelletto potrebbe quindi essere un passo molto importante per la ricerca nell’ambito delle patologie neurologiche.

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