Schito (Assofarm): “E-pharmacy, come salvare la relazione diretta farmacia-paziente?”

Schito (Assofarm): “E-pharmacy, come salvare la relazione diretta farmacia-paziente?”

Roma, 9 ottobre – Occhio all’e-pharmacy:  dal 2014 ad oggi, appena quattro anni, il commercio elettronico di prodotti e servizi rivolti al consumatore finale ha quasi triplicato il suo fatturato e tutte le previsioni sono concordi nel ritenere che il trend continuerà, e con velocità crescente. Coinvolgendo, inevitabilmente, anche i farmaci, per quanto siano prodotti che godono ovunque di speciali regolamentazioni. “Ma nei Paesi scandinavi, in Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi e Portogallo, ciò non impedisce la distribuzione online di farmaci con e senza prescrizione” scrive Francesco Schito, segretario generale di Assofarm, in un articolo pubblicato sull’ultimo numero del bollettino associativo, diffuso ieri. “Nel resto d’Europa (con le sole eccezioni di Svizzera, Croazia, Serbia e Bulgaria) è ammessa la vendita di farmaci che non richiedono ricetta. Il trend è comunque quello della progressiva liberalizzazione del mercato, ed è plausibile immaginare che ad essa si accompagnerà un esponenziale aumento delle vendite di farmaci, al pari ormai di ogni altro prodotto o servizio”.

Da questa notazione, Schito parte per  alcune considerazioni in ordine alle strategie delle farmacie pubbliche e private per fronteggiare il fenomeno incombente e ineludibile dell’e-commerce di farmaci, nel quale c’è peraltro chi vede  “un’oasi di ritrovato benessere dopo il deserto degli ultimi anni”. Ma – scrive il segretario Assofarm – “noi temiamo che potrebbe essere un miraggio, quantomeno se il digitale non verrà affrontato nella maniera giusta”.

Questione, spiega Schito, tutt’altro che semplice, anche in ragione delle competenze specifiche e delle ingenti risorse che servono per farlo: “Il commercio online è sempre più faccenda da grandi aziende, capaci di mettere in campo risorse economiche e organizzative, oltreché servizi correlati al farmaco, come dimostra la recente acquisizione di PillPack da parte di Amazon” scrive il segretario Assofarm, osservando come l’e-commerce implichi realtà e grandezze al di fuori delle possibilità (e della stessa  storia) delle farmacie. “L’e-commerce oggi è faccenda di pochi e forti. Ciò non significa che le farmacie non hanno speranze, ma crediamo che non si debba sottovalutare l’impegno che richiede entrare in un mondo nuovo che ha regole del gioco sue, fortemente competitivo, che richiede capacità di fare rete e investimenti. Doti queste ultime oggi non riscontrabili tra le farmacie italiane”.

Non è però soltanto una questione di possibilità e di massa critica, secondo Schito: vanno infatti considerate le molte perplessità sulla tenuta relazionale farmacista-paziente nel contesto dell’e-pharmacy, dove l’interlocuzione è mediata da mezzi elettronici e procedure on line. “Le farmacie sociali hanno profuso grande impegno nel dimostrare e valorizzare questa relazione” scrive Schito al riguardo. “Abbiamo promosso la pharmaceutical care e la medication review, abbiamo studiato modelli di successo come il farmacista di riferimento del Belgio, abbiamo lavorato su nuovi sistemi di remunerazione che offrissero sostenibilità a queste riforme”.  Tutte proposte fondate su un unico presupposto, afferma il segretario Assofarm, ovvero “la relazione diretta, fisica, continuativa nel tempo e per questo fiduciaria, tra le competenze professionali del farmacista e il paziente”, che rappresenta “l’unicum sanitario della farmacia, e conseguentemente il suo reale vantaggio competitivo rispetto a chiunque altro possa provare a distribuire farmaci. Abbiamo lavorato duramente per affermare questa posizione, lo abbiamo fatto noi di Assofarm in Italia e lo hanno fatto i nostri colleghi della Unione europea delle farmacie sociali ognuno nei propri contesti nazionali”. 

Schito conclude quindi con due interrogativi che esplicitano le opzioni che, rispetto all’e-commerce, si aprono davanti alla farmacia: “È giusto, sulla scorta dello straordinario successo economico ottenuto dall’e-commerce, buttarsi su una strada che potrebbe contraddire quanto abbiamo sostenuto con forza fino a ieri? Oppure sarebbe più corretto far dialogare le nostre posizioni con le strategie, le pratiche e le leggi di questo nuovo canale?”

Domande “delle cento pistole” alle quali il segretario Assofarm non risponde, se non per  esprimere la sensazione che  “le risposte a queste domande siano questione vitale per il futuro della farmacia”.

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