FarmacistaPiù 2 – Ssn, 40 anni tra gli acciacchi e il ruolo delle farmacie da ridefinire

FarmacistaPiù 2 – Ssn, 40 anni tra gli acciacchi e il ruolo delle farmacie da ridefinire

Roma, 15 ottobre – Interrogarsi sullo stato di salute del Servizio sanitario nazionale, a 40 anni dalla sua istituzione con la legge 833 del 1978, per avviare e condurre,  in realtà, una riflessione sullo stato di salute e il futuro della farmacia italiana, che di quel Ssn è stata ed è fin dal primo momento uno degli elementi costitutivi dul territorio.

Questo il senso del convegno tenutosi nel pomeriggio di venerdì 12 a FarmacistPiù, coordinato da Guido Carpani, docente di diritto sanitario all’Università Roma Tre e in procinto di insediarsi nella carica di capo di gabinetto del ministero della Salute, vacante dopo le dimissioni di  Alfonso Celotto nello scorso settembre. Quello al ministero, per Carpani, è un ritorno, avendo egli già svolto lo stesso incarico quando a guidare il dicastero era Renato Balduzzi.

A tracciare il perimetro del tema e avviare  il dibattito è stata Maria Pia Garavaglia, già ministro della sanità del Governo Ciampi, dopo essere stata per molti anni  sottosegretario, e dunque assolutamente a suo agio nel ricordare quale conquista abbia rappresentato e ancora rappresenti il sistema sanitario pubblico del nostro Paese, imperniato sull’universalismo e il solidarismo.  E questo nonostante già all’indomani del suo avvio il Ssn sia stato oggetto di numerosi “tentativi di riforma che in realtà perseguivano l’obiettivo di una sostanziale controriforma”,  ha affermato Garavaglia,  facendo anche cenno ai processi di aziendalizzazione prima e alle profonde trasformazioni intervenute con la modifica del Titolo V della Costituzione del 2001 e la “regionalizzazione” della gestione della salute.

Percorsi che, però, non hanno incrinato la validità dei principi alla base della legge 833, “che non possono nè debbono essere abbandonati, se non a prezzo di  condannare chi non è abbiente a non avere pià un’assistenza sanitaria, perchè non ci sono più le mutue che c’erano prima e, se mai tornassero, costano pure quelle” ha detto Garavaglia.  Ben vengano tutti i correttivi necessari a garantire la sostenibilità del servizio pubblico. o a integrarne le funzioni (l’istituzione dei fondi integrativi per la sanità, ha ricordato, era già prevista dalla stessa legge 833), ma l’idea del Ssn non va abbandonata. Al riguardo, Garavaglia (medaglia d’oro per i benemeriti della sanità pubblica) ha invitato tutti i farmacisti a riflettere sul fatto che se il servizio sanitario nazionale non contasse  più (e la sanità finisse dunque a essere regolata dal mercato), “non contereste più nemmeno voi come presidi fondamentali di sanità pubblica”. 

Da qui l’invito a fare ognuno la sua parte per mantenere in vita il Ssn che, peraltro, è costantemente  ai vertici delle classifiche internazionali dei sistemi sanitari, e deve essere messo in condizione di continuare a esistere, migliorando semmai le sue performance. Il problema, ha sottolineato Garavaglia, è tutto di visione politica: la sanità, è un dato acquisito, è sottofinanziata e certo non aiuta davvero il fatto che “il ministero della Salute continui a essere commissariato dal ministero dell’Economia. Bisogna cominciare da qui, ridando autonomia alla sanità, che è un investimento per il Paese, prima e più ancora che una semplice voce di spesa”.”

Tema spinoso, che il sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi (nella foto) ha infatti evitato di riprendere, preferendo toccare altri argomenti, primo tra tutti il mutamento del quadro epidemiologico, con l’aumento esponenziale delle cronicità e dei costi. “Oggi il cancro non uccide più come ieri, perchè in molti casi le terapie consentono soppravivenze anche lunghe, ma tutto questo ha un costo” ha detto Bartolazzi, citando il caso di  un ciclo di immunoterapia oncologica del costo di 40 mila euro per tre iniezioni.  Realtà con le quali bisogna fare i conti, così come bisogna riflettere sul fatto che esistono fasce di popolazione che oggi sono costrette a scegliere se pagare le bollette o i ticket sanitari. Nessuna indicazione rispetto alle scelte e agli indirizzi politici, insomma, dai quali il sottosegretario ha sostanzialmente girato al largo, senza neppure rivendicare, solo per fare un esempio, la conferma dei livelli del Fsn 2019 ai livelli (un miliardo in più) già fissati dalla manovra di bilancio 2017. Bartolazzi ha preferito battere altre strade, salvo  concludere con l’affermazione che è necessario diffondere il concetto che “spendere in ricerca non è una spesa ma un investimento sul futuro”.
Di finanziamento ha invece parlato Giovanni Bissoni, già assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna e oggi esperto del tavolo incaricato dal ministero della Salute della revisione della governance farmaceutica. “Il Ssn italiano, oggi caratterizzato da livelli troppo alti di frantumazione e individualismi, non ha solo bisogno di un fondo sanitario che non viene tagliato, ma di risorse aggiuntive che portino il finanziamento alle soglie minime necessarie, che sono ben più alte di quelle erogate” ha affermato Bissoni. “Il definanziamento ormai è certificato, e questo inevitabilmente porta a far sì che l’universalismo sia difeso solo sulla carta, come dimostrano le sperequazioni e le inefficienze che alla fine pagano i cittadini”.

Bissoni si è quindi scagliato contro gli sprechi, che “in sanità sono un delitto doppio, perchè levano salute e vita alle persone”, chiamando in causa le responsabilità delle Regioni: “Ho sempre sostenuto il Titolo V, ma è evidente che servano quantità ben più alte di collaborazione leale tra le Regioni. E credo sia arrivato il momento di affiancare le autonomie regionali con una forte e incisiva azione di indirizzo della politica nazionale. Mi sembra che, al riguardo, assistiamo a una sottovalutazione del problema”.
Piuttosto pessimista Enrique Hausermann, presidente di Assogenerici: “Mi sembra che, più che una festa di compleanno, si stia celebrando una messa da requiem per il Ssn” ha detto il leader delle aziende produttrici di farmaci equivalenti. “E temo che il baratro sarà inevitabile se la politica continua a non capire che la sanità non è un costo ma un investimento.”  Il rovesciamento di prospettiva, però, non sembra essere, almeno al momento, tra le priorità del “governo del cambiamento”. Al quale Hausermann indirizza in ogni caso una richiesta: “Bisogna reinvestire nella filiera i risparmi ottenuti dal Ssn grazie a generici e biosimilari, non si può davvero digerire che i risparmi prodotti virtuosamente in un settore vengano dirottati altrove”.

Sulla stessa linea Eugenio Leopardi, presidente di Utifar, che ha invitato anche a ragionare nella direzione di “spendere 10 oggi per risparmiare 100 domani”, investendo in aderenza alla terapia e in prevenzione e  informazione e sensibilizzazione dei cittadini . “L’Italia è tra i Paesi con la spesa minore per la prevenzione, 6 miliardi in tutto”  ha esemplificato Leopardi “e questo mentre nel Paese si contano cinque milioni di obesi”.

Emilio Stefanelli, del comitato di presidenza di Farmindustria, ha rivendicato il grande contributo dell’industria del farmaco non solo al Ssn (a cominciare dai sette mliardi di payback restituiti in cinque anni) ma all’intero Sistema Italia, grazie ai numeri importanti che realizza su scala internazionale, con un export da 25 miliardi. Il tutto, ha rimarcato Stefanelli, in presenza di criticità come un mercato del farmaco che nel nostro Paese è fatto al 90% da off patent e una spesa farmaceutica pro capite sensibilmente inferiore (27%) rispetto a quella della media dei Paesi europei più avanzati. Colpa anche del fatto, ha affermato Stefanelli, “che i farmaci che entrano oggi in farmacia sono troppo pochi, anche perché nel Pht continuano a rimanere farmaci che sono ‘genericati’ da tempo. Lo Stato non può pensare che la dispensazione in forma diretta sia una condizione a vita…”
Loredano Giorni, responsabile del servizio di assistenza farmaceutica della Regione Piemonte, ha subito voluto dissociarsi dalla frettolosa celebrazione di esequie del Ssn, richiamando la necessità di diagnosi più profonde e avvertite, andando a fondo di fenomeni le cui ragioni andrebbero indagate e comprese meglio, come i forti esborsi dei cittadini per il pagamento dei differenziali di prezzo tra farmaci generici e branded, che nelle Regioni del Sud, peraltro, raggiungono livelli doppi rispetto al Nord.

“L’errore è che spesso, per raccattare qualche risparmio, ci affidiamo a interventi a spizzichi e bocconi senza prima aver fatto luce sui problemi nella loro interezza” ha detto Giorni, che ha comunque voluto ricordare che la spesa per farmaci  e dispositivi medici vale un terzo della spesa totale. E continua in ogni caso a essere terreno di forti sperequazioni: “Vale per tutti il caso dei farmaci biosimilari” ha esemplificato Giorni “dove si va da incidenze altissime in alcune Regioni allo zerovirgola di altre. Serve un indirizzo forte a livello nazionale” ha quindi concluso Giorni, auspicando intanto, per il settore del farmaco, il rinnovo della convenzione tra Ssn e farmacie e la riforma della remunureazione di queste ultime. Un indirizzo che però “deve arrivare e avrà senso soltanto dopo un’attenta ricognizione e analisi dei bisogni e dell’individuazione degli sprechi e delle inefficienze. Perchè temo sia impossibile chiedere maggiori finanziamenti in presenza di risorse che ancora vengono sprecate o utlizzate male: le due cose, in tutta evidenza, non sono compatibili”.

Marco Cossolo ha concluso parafrasando John Fitzgerald Kennedy: “Non dobbiano chiederci cosa il Ssn può fare per noi, ma cosa noi possiamo fare per il Ssn” ha detto il presidente del sindacato di titolari, ribadendo che il sistema delle farmacie può dare molto in tema di aderenza alla terapia, gestione delle cronicità e servizi cognitivi ai cittadini per  il miglior uso dei farmaci e più in generale per la prevenzione. Contributi che però, per essere realizzati con pienezza, hanno bisogno della firma della convenzione tra Ssn e farmacia e della riforma della remunerazione. E qui le situazioni sono di fatto bloccate: “Per la convenzione, Federfarma non può accettare una bozza come quella presentataci dalla Sisac, che in sostanza è un invito a firmare 21 diverse convenzioni regionali” ha detto Cossolo. “Farlo, significherebbe rendersi complici di profonde sperequazioni tra Regione e Regione nell’assistenza farmaceutica, e i titolari di farmacia italiani non vogliono davvero esserlo”.

“Sulla riforma della remunerazione, che è competenza dell’Aifa, con compensi legati all’onorario professionale, soluzione alla quale guardiamo con favore perchè ci qualificherebbe, rendendosi al contempo anche più liberi, non è davvero  colpa nostra se il tavolo per discutere e risolvere la questione viene sempre rimandato” ha detto ancora Cossolo. “Quel che è certo è che si tratta di problemi da risolvere quanto prima: la spesa per farmaci vale 27 mliardi, il 40% dei quali bruciati dalla mancata aderenza alle terapie. Non ci vuole un genio dell’aritmetica per fare due conti e capire quante risorse dell’Ssn che tutti diciamo di voler salvare vadano sprecate. Noi siano disponibili fin da oggi a impedire che questo, almeno nel nostro settore, continui ad avvenire. Ma non dipende purtroppo solo da noi” .

“Nei suoi 40 anni di vita il Ssn ha svolto anche una fondamentale funzione di grande ammortizzatore sociale” ha concluso il presidente della Fofi Andrea Mandelli “alla quale non si può pensare di rinunciare, se non con gravissime ripercussioni per la pace sociale. Ai problemi del servizio sanitario servono risposte sistemiche, e noi farmacisti abbiamo le nostre proposte al riguardo, che ci piacerebbe illustrare al ministro della salute in un apposito tavolo”.   

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