FarmacistaPiù 3 – Liberalizzazioni, farmacie e politica d’accordo: le regole servono

FarmacistaPiù 3 – Liberalizzazioni, farmacie e politica d’accordo: le regole servono

Roma, 15 ottobre – Quale farmacia, in quale sistema sanitario, con quali regole e per rispondere a quali bisogni dei cittadini? Questo, riformulato per esplicitarne il senso, il tema della sessione plenaria che FarmacistaPiù ha dedicato nella mattinata di sabato 13 ottobre ai bisogni di salute e alle politiche di governance tra liberalizzazioni e sostenibilità economica.

Un argomento forte, che ha chiamato necessariamente in causa processi più generali (come quelli della complessità sociale, della interlocuzione ormai “disintermediata” tra cittadini e istituzioni e dell’interconnessione sistemica), richiamati nell’introduzione ai lavori da Francesco Giorgino, il giornalista Rai che ha coordinato i lavori, e dal presidente del Comitato scientifico di FarmacitaPiù Luigi D’Ambrosio Lettieri.

La cornice tracciata dai due interventi, e in particolare da D’Ambrosio Lettieri, è quella di un Paese dove l’aspettativa di vita (grazie anche al Snn) dal 1978 a oggi è aumentata di sette anni,  dove si vive di più ma si nasce di meno,  e dove quasi il 50% degli over 65 ha più di due patologie croniche. Un Paese dove, però, l’aderenza terapeutica è ferma sotto il 50% e finisce per costare miliardi a un sistema di salute che, se nell’ottimismo degli anni iniziali si permetteva di garantire anche il superfluo, oggi non riesce a garantire nemmeno il necessario, in una situazione di Pil che non cresce e di progressivo definanziamento della sanità pubblica.

Un quadro già critico, dunque, ulteriormente complicato da politiche  (su tutte, quelle che hanno provato ad accelerare le dinamiche economiche con interventi di liberalizzazione) che non solo non hanno prodotto gli effetti sperati, ma hanno generato altri gravi problemi, e altri ancora rischiano di produrne quando avranno dispiegato del tutto i loro effetti (come nel caso della Legge sulla concorrenza che ha aperto la strada all’ingresso del capitale in farmacia). E sulla necessità di fare un tagliando a quelle politiche che hanno caratterizzato il primo ventennio degli anni Duemila ha fatto riferimento D’Ambrosio Lettieri: “È arrivato il momento di misurare gli effetti reali prodotti dalle liberalizzazioni” ha detto il vicepresidente della Fofi. “Hanno risposto alla logica di dare ai cittadini migliori servizi a minor prezzo, o hanno finito per sostenere i profitti di potentati economici? È giunto il tempo di rispondere. Per mettere in chiaro che, come noi siamo convinti, nel welfare le regole servono”.

A esprimersi sull’argomento sono stati chiamati cinque parlamentari, quattro dei quali farmacisti di diversa appartenenza partitica, per un confronto su quelle che – nella situazione appena richiamata – possono essere le direzioni verso le quali muovere per affrontare le criticità del presente e tracciare un percorso utile a definire il ruolo dei farmacisti e della farmacia italiana (e dunque anche il loro contributo) alle sorti della sanità pubblica.

Ne è emerso un giudizio generale molto critico nei confronti delle politiche di liberalizzazione in sanità: “Sono totalmente contrario alla scelta di far entrare il capitale nella proprietà delle farmacie” ha affermato ad esempio Giuseppe Chiazzese. “L’ingresso in farmacia dei capitali, spesso di provenienza estera, rischia di creare danni  alla nostra economia, dirottando all’estero ricchezza prodotta nel nostro Paese, ma ancora di più può procurare seri probelmi alle farmacie e ai farmacisti, costringendoli in un terreno che non è quello professionale di loro pertinenza, ma quello commerciale, dove rischiano di essere perdenti” ha detto il deputato pentastellato, contrario anche all’apertura normativa che ha permesso al farmacista titolare di poter esercitare anche l’attività di grossista. Inevitabile, vista l’appartenenza a un partito da sempre vicino alle posizioni delle parafarmacie, anche il riferimento a questa questione: “Un argomento scomodo, ma che va affrontato per trovare una soluzione definitiva che mi auguro soddisfi tutti, perché siamo tutti farmacisti”.

Carlo Piastra, della Commissione Attività produttive (Lega),  ha ricordato il ruolo di garanzia del farmacista per la salute del cittadino, facendo riferimento anche ai rischi connessi agli acquisti di farmaci on line, e indicando nella gestione delle cronicità la direzione verso la quale spingere lo sviluppo della farmacia. Comprensibile, vista la sensibilità del suo partito al tema, il riferimento alla sicurezza nell’esercizio della professione: “Nella proposta di legge per tutelare i professionisti della sanità dai crescenti fenomeni di aggressione, estenderemo anche ai farmcisti delle farmacie, molto esposte al rischio rapine, la qualifica di pubblico ufficiale mentre sono in servizio”.

Durissime critiche alle liberalizzazioni sono arrivate anche da Roberto Bagnasco (Forza Italia), anch’egli membro della Commissione Affari Sociali della Camera, che ha censurato in particolare l’eliminazione dei vincoli sugli orari: “Non solo non ha portato alcun vantaggio ai cittadini, ma anche creato grandi difficoltà alle farmacie più piccole, che si sono tradotte in una riduzione dei servizi sul territorio. Bell’impresa!».

Sulla necessità del “tagliando” sulle liberalizzazioni evocato da D’Ambrosio Lettieri è intervenuta anche Alessia Morani, deputata Pd della Commissione Giustizia e unica non farmacista: “Le farmacie sono un pezzo importantissimo del Ssn, soprattutto nella prosepettiva delle farmacia dei servizi,  bisogna verificare quant’è successo per impedire altri errori. Il mio partito è disponbilie fin d’ora a discutere il miglioramento delle normative” ha concluso l’esponente dem “purchè finalizzate a proiettare il sistema delle farmacie, e più in generale la sanità, nella modernità e nel futuro. I passi indietro non mi piacciono e non mi convincono”.

Il vero mattatore della sessione è però stato Marcello Gemmato (Fratelli d’Italia), segretario della Commissione Affari Sociali, che ha parlato da farmacista prima e più ancora che da membro del Parlamento: “Difendendo la farmacia si difende il popolo italiano” ha esordito, accusando le istituzioni e la politica di non aver mai compreso la capillarità, riconoscendone il valore.  “È ora che comprendano che nella desertificazione del territorio periferico, dove  chiudono ospedali e servizi territoriali nei piccoli centri, l’unico servizio che rimane siamo noi, le farmacie, e questo merita un riconoscimento. Serve una risposta strutturale, che garantisca  alle farmacie il supporto di cui hanno bsogno, altrimenti si avvieranno verso un’agonia lenta e dolorosa e ci saranno sempre meno farmacie indipendenti in mano ai farmacisti e sempre più farmacie in mano ai capitali”.

Gemmato ha quindi puntato l’indice contro la pessima abitudine della politica di ragionare solo in termini di “presentismo”, ovvero pensare solo al “qui e ora”, citando nell’abuso della distribuzione diretta un esempio classico di questo vizio. “Si porta a casa qualche risparmio e non si pensa ai cittadini che pagano il prezzo di dover fare chilometri e chilometri, e solo in giorni e orari prestabiliti, per ritirare il farmaco di cui hanno bisogno, al quale magari finiscono per rinunciare, con le conseguenze del caso”. Un approccio da sconfiggere, quello del “presentismo”, per difficile che possa essere. “Dobbiamo provarci” ha detto Gemmato “così come dobbiamo provare a ‘monetizzare’ la capillarità. Dopo tutto siamo una professione che ha otto secoli di storia, figuriamoci se il presentismo può fare paura, a gente come noi”.

Ai politici hanno fatto seguito una serie di interventi, tra i quali merita sicura attenzione quelli di Antonio Gaudioso, in teleconferenza, nel quale il segretario di Cittadinanzattiva ha rilanciato l’alleanza tra cittadini e farmacie di comunità, già sostanziatasi in iniziative congiunte insieme agli altri protagonisti della sanità territoriale, i medici di medicina generale. Anche da Gaudioso è arrivato un rilievo critico agli eccessi della distribuzione diretta: “Se c’è qualcuno che risparmia, c’è sicuramente qualcun altro che paga” ha detto  il segretario generale di Cittadinanzattiva.

Molto atteso era  l’intervento di Vincenzo Pomo, coordinatore della Sisac, la struttura che sovrintende alla stipula degli accordi con i professionisti convenzionati, dal quale non sono però arrivate novità di rilievo. Pomo si è limitato ad alcune considerazioni di scenario, ricordando che la legge 405/2001 (che ha “sdoganato” la distribuzione da parte delle strutture pubbliche) è “figlia del suo tempo, nata in un momento in cui era più che giustificata la necessità di introdurre forme di razionalizzazione di una spesa che, alla luce dell’alto costo medio delle ricette di allora e dell’imminente arrivo di farmaci ad alto costo, avrebbe fatto saltare il sistema. Il problema” ha spiegato Pomo “è che una misura di razionalizzazione ha finito per diventare una misura di restrizione,  come molte altre in sanità. E questo percorso, nella cornice dell’autonomia regionale, produce disuguaglianze”.

Per quanto riguarda il rinnovo della convenzione, Pomo si è limitato a ricordare che, al di là di ogni altra considerazione, c’è anche da riflettere su temi come il fatto che la farmacia, ormai, non eroga soltanto il farmaco ma anche prestazioni, e che si apre dunque un problema di riforma della remunerazione, meccansimo che però non è di competenza della Sisac, ma dell’Aifa. E lì che si decide la questione, ha detto Pomo, che attende ancora di essere affrontata.

Da annotare anche un passaggio dell’intervento di Loredano Giorni, responsabile del Servizio farmaceutico della Regione Piemonte, dedicato anche’esso alla legge 405 e all’ormai annoso contenzioso tra farmacie e regioni sul ricorso alla distribuzione diretto. “Oggi ho sentito il presidente di Federfarma Cossolo esprimersi in questa sede sulla disponibilità delle farmacie alla Dpc” ha detto Giorni. “Se Federfarma lo fosse stata fin dal 2001, quando invece escludeva l’ipotesi a prescindere, oggi forse il quadro nel quale ci muoviamo sarebbe del tutto diverso”.

Per Giorni, per difficile che sia la situazione, a causa del sottofinanziamento del Fondo sanitario nazionale, ci sono spazi per affrontarla con risposte efficaci e figlie di un confronto: “Io vedo che quando ci si confronta e si ragiona gli accordi arrivano, come nel caso dei vaccini antinfluenzali in Piemonte” ha detto il dirigente regionale. “Il futuro del sistema lo dobbiamo studiare e costruire insieme e con il confronto, ma sgombrando il campo da pregiudiziali e soprattutto dimostrando un autentico coraggio per il cambiamento. Perché spesso quando il cambiamento deve diventare impegno scritto, tutti quanti dimenticano molte delle buone intenzioni e cercano di proporre e per il futuro le posizioni del presente e del passato”.

Il senso complessivo della sessione è stato proposto dagli interventi di Andrea Mandelli, presidente della Fofi, e Marco Cossolo, presidente di Federfarma, entrambi concordi nel definire le liberalizzazioni  che hanno interessato il servizio farmaceutico l’antitesi di ciò che si proponevano di essere: misure come l’entrata dei capitali nella farmacia o la deregulation degli orari delle farmacie non sono infatti una garanzia di tutela dei più deboli, nè rispondono ai bisogni di salute del cittadino, ma aprono semmai la porta al processo di impoverimento del sistema, scardinandone le regole.

“Il modello di liberalizzazione introdotto dalla Legge sulla concorrenza che dà le farmacie in mano ai capitali è un passo indietro che non risponde ai bisogni di salute del cittadino” ha affermato Mandelli. “E lo stesso si può dire per la deregulation degli orari: non serve ai cittadini perché produce disordine, leva certezze  e impoverisce il servizio, ponendo molte farmacie nella condizione di non poter più assicurare per mancanza di sostenibilità servizi particolarmente onerosi come quello notturno. Con il risultato  che  il servizio complessivamente peggiora, a danno degli utenti.  Abbiamo visto in questi giorni che davanti alla farmacia si apre la prateria dei servizi, ed è lì che dobbiamo giocare la competizione con i capitali, alzando l’asticella della professionalità” ha affermato ancora il presidente Fofi. “Ma non si può viaggiare in ordine sparso nè con iniziative estemporanee. Servono linee guida, standard riconoscibili e misurabili, ed è in questa direzione che la Fofi ha lavorato e sta lavorando”.

Analoghe le considerazioni di  Cossolo, per il quale “le liberalizzazioni sono l’antitesi della garanzia di un servizio equo per i cittadini, dal momento che le regole servono per proteggere e tutelare i più deboli, dal momento che i forti  si proteggono da sè”. Le nuove norme “creano opportunità solo per i più forti, cioè i capitali”. Da qui la sfida al “governo del cambiamento”: “Se davvero vuole andare verso il popolo, deve rivedere le liberalizzazioni tenendo conto dei danni che ha comportato finora”.

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