Convenzione, i molti no di Federfarma alle proposte della bozza Sisac

Convenzione, i molti no di Federfarma alle proposte della bozza Sisac

Roma, 18 ottobre – La reazione subito opposta da Marco Cossolo (nella foto) all’arrivo della bozza di convenzione pervenuta nel corso dell’estate alle sigle delle farmacie pubbliche e private da parte della Sisac non lasciavano dubbi su come sarebbe andata a finire: “Su queste basi, non andiamo neanche a sederci al tavolo, non siamo disponibili a farci prendere in giro da nessuno” aveva detto ai suoi il presidente di Federfarma, interpretando i sentimenti dell’intero sindacato dei titolari, rimasto a dir poco deluso dal documento predisposto dalla struttura pubblica di contrattazione, rigidamente ancorato al rispetto del criterio dell’invarianza dei costi per il Ssn e sostanzialmente chiuso a ogni possibile ipotesi di sviluppo dell’accordo, nonostante i formidabili cambiamenti istituzionali, legislativi, economici, scientifici, sociali e culturali intervenuti dalla stipula dell’ultima convenzione (un quarto di secolo fa…) a oggi.

Una posizione che, con toni più “istituzionali” ma con contenuti del tutto sovrapponibili, Cossolo ha poi più volte ribadito, da ultimo nel corso del congresso FarmacistaPiù svoltosi venerdì e sabato scoro a Roma. Inevitabile, dunque, che il documento elaborato da Federfarma (in collaborazione con Assofarm) e che è stato presentato nel corso dell’ultima assemblea del sindacato, suonasse come un lungo elenco di no ai contenuti della bozza Sisac: no a “cedere” la presidenza delle commissioni farmaceutiche ai membri Asl, sottraendola a uno dei rappresentanti delle farmacie di comunità. Disco rosso, e non relativo ma assoluto, anche alla proposta di fissare una lista di requisiti strutturali obbligatori per le farmacie come condizione per erogare servizi di autodiagnosi o consulenza. Ma no secco, senza se e senza ma, anche alle ipotesi di allungare i tempi dei pagamenti e ridurre l’acconto d’inizio anno. Sono più di 40, in totale, gli interventi di modifica richiesti, tanto che alla fine il testo della bozza Sisac corretto e integrato è risultato praticamente quadruplicato rispetto a quello pervenuto.

Le parti, insomma, sono ancora molto distanti (ed è un eufemismo), anche se nessuno – almeno al momento – sembra avere l’intenzione di rovesciare il tavolo. È però del tutto evidente che, marcate nero su bianco le differenze, gli spazi per trovare un terreno di mediazione e quindi punti di incontro sembrano oggettivamente abbastanza esigui, rendendo problematica la possibilità di raggiungere un’intesa. Contro la quale congiura anche un’altra questione irrisolta, quella della remunerazione delle farmacie per il servizio reso ai cittadini in nome e per conto del servizio sanitario pubblico.

Per garantire i livelli di sostenibilità dell’assistenza oggi garantita ai cittadini in ogni angolo del Paese, il compenso alle farmacie deve infatti essere svincolato dalla formula attuale, legata in pratica al solo margine sul prezzo dei farmaci, quando nelle farmacie territoriali sono ormai distribuiti soltanto quelli a basso e bassisssimo costo.  Rivedere in profondità la natura e la struttura della remunerazione, dunque, è una necessità vitale, anche alla luce della “farmacia dei servizi”, prevista dalle leggi ma rimasta sostanzialmente al palo anche per l’assenza non soltanto delle risorse ma anche degli strumenti economici necessari per pagare le nuove prestazioni e i nuovi servizi erogabili nel territorio. Tra i quali, peraltro, le farmacie chiedono anche di far rientrare alcune voci (una su tutte:  la telemedicina) che Sisac, va’ a sapere se per calcolo o per dimenticanza, non aveva inserito nella bozza trasmessa quest’estate a Federfarma e Assofarm.

È chiaro che la firma della nuova convenzione non può prescindere dalla precondizione di una nuova remunerazione. Per  la quale l’interlocutore istituzionale non è però Sisac, ma l’Aifa. E l’Agenzia, come è noto, dopo l’insediamento del “governo del cambiamento” è ancora impegnata in una quella sorta di muta che ha già portato negli ultimi mesi alla nomina di un nuovo direttore generale (Luca Li Bassi, subentrato a Mario Melazzini) e alla ridefinizione dei suoi organi, il Comitato prezzi e la Commissione tecnico scientifica.

Il confronto per riscrivere le regole della nuova remunerazione delle farmacie, insomma, deve in buona sostanza ancora cominciare e questo finirà inevitabilmente per avere riflessi sul confronto per il rinnovo convenzionale, atteso che le sigle delle farmacie sembrano fermamente intenzionate a subordinare la firma dell’accordo al raggiungimento di un’intesa con Aifa sulla remunerazione.

Un gioco ad incastri, insomma, che sarebbe illusorio pensare di poter chiudere in tempi brevi e senza rompere niente. Anche perché sullo sfondo permane un’altra incognita, che non sembra essere di poco conto e ancora attende di essere chiarita, relativa all’incarico triennale di Pomo come coordinatore Sisac. Attribuito da una determinazione della Conferenza delle Regioni  del 24 settembre 2015,  l’incarico è infatti già arrivato a scadenza qualche settimana fa. E, almeno al momento in cui scriviamo, non sono ancora emerse nè informazioni ufficiali nè ipotesi o indiscrezioni su cosa potrà accadere: tutte le opzioni, dal rinnovo all’arrivo di un nuovo coordinatore della struttura, passando per una proroga de facto (non ufficializzata, cioè, ma facendo semplicemente scivolare in avanti fino a quando lo si riterrà necessario la decisione da prendere)  sono dunque almeno teoricamente valide.  E ciò, inevitabilmente, proietta un’altra ombra di incertezza su una situazione che già di suo di certezze non ne ha davvero molte.

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