Cittadinanzattiva: “Sanità, tra le Regioni differenze sempre più nette”

Cittadinanzattiva: “Sanità, tra le Regioni differenze sempre più nette”

Roma, 19 ottobre – Sanità, le Regioni italiane viaggiano ancora in ordine sparso e a velocità differenti. È il quadro (tutt’altro che inatteso) che emerge dal VI Rapporto dell’Osservatorio civico sul federalismo in sanità, presentato ieri da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, fotografia impietosa di come su tempi di attesa, gestione delle cronicità, accesso ai farmaci innovativi, coperture vaccinali e screening oncologici le disuguaglianze fra le varie aree del Paese siano sempre più nette. E non sempre al Nord va meglio che al Sud, se è vero che – solo per fare due esempi – per un intervento di protesi d’anca si attende di più in Veneto che in Calabria e per una coronarografia più in Piemonte che in Abruzzo.

A sintetizzare il senso del rapporto è stato Tonino Aceti (nella foto),  coordinatore nazionale del TdM di Cittadinanzattiva: “Si stanno liquidando di fatto i principi di solidarietà, equità e unitarietà del nostro Servizio sanitario nazionale” ha detto Aceti, secondo il quale le proposte di autonomia differenziata avanzate da diverse Regioni attualmente in discussione finiranno per crare ulteriori sperequazioni per l’esigibilità dei diritti dei pazienti.

“Ad essere fortemente compresse saranno le funzioni del livello centrale, di indirizzo, coordinamento e controllo delle politiche sanitarie e dell’erogazione dei servizi” spiega il coordinatore del Tdm. “L’unica vera forma di controllo che continuerà a essere nelle mani del livello centrale sarà quella sui conti delle Regioni”.

Una situazione che Cittadinanzattiva reputa molto preoccupante: “Per questo chiediamo al ministro della Salute l’immediata costituzione di un tavolo di confronto sulle proposte di autonomia differenziata, prima che il Consiglio dei Ministri le approvi, aperto alle associazioni di cittadini-pazienti e alle organizzazioni rappresentative dei professionisti della salute” afferma Aceti. “Il tavolo dovrebbe valutare la sostenibilità dal punto di vista dei cittadini della proposta, valutarne gli effetti rispetto ai principi fondanti del Ssn e al diritto alla salute delle persone, definire i requisiti che le Regioni devono soddisfare per poter avanzare una proposta di autonomia, individuare i giusti contrappesi in termini di controllo e intervento da parte dello Stato centrale”. 

“Servono azioni per contrastare e non per aumentare le disuguaglianze in sanità” ha insistito Aceti. “Chiediamo che sia approvata la nostra proposta di riforma costituzionale che intende ridurre le disuguaglianze in sanità restituendo centralità alla tutela del diritto alla salute nel rispetto del diritto dell’individuo, la revisione dei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, la riforma del sistema di monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza per garantire veramente un controllo sui servizi e che sia prevista la partecipazione delle organizzazioni dei cittadini all’interno del Comitato Lea”.

Per Cittadinanzattiva, però, è anche urgente l’approvazione degli standard dell’assistenza sanitaria territoriale annunciata dal ministero della Salute e l’attuazione uniforme in tutte le Regioni del Piano nazionale cronicità, oltre che un piano straordinario sugli screening oncologici organizzati. Ma intanto, spiega Aceti, bisogna partire dalla prossima Legge di bilancio, “dove servono maggiori risorse per il Ssn, oltre al miliardo di aumento già previsto, al fine di garantire l’effettiva attuazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza e l’abrogazione del superticket. Tutti impegni assunti dal Governo”.

Tornando alle risultanze del rapporto (a questi link  il comunicato stampa, l’abstract e le infografiche resi disponibili da Cittadinanzattiva), le Regioni del Centro Sud arrancano sull’adesione agli screening oncologici, ma sono quelle in cui si vaccina di più. E se le Regioni del Nord si segnalano per i maggiori investimenti nell’ammodernamento delle strutture e dei macchinari, lasciano invece a desiderare sulla situazione delle liste d’attesa: per un intervento di protesi d’anca, come già anticipato in premessa,  si attende di più in Veneto che in Calabria.

Per quanto riguarda i vaccini, nel 2017 le Regioni che hanno raggiunto l’immunità di gregge, con un’adesione superiore al 95% per l’esavalente sono solo Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Piemonte, Sardegna, Umbria e Toscana. Sul fronte delle campagne antinfluenzali, gli over 65 che si vaccinano superano il 60% soltanto in Umbria, Calabria e Molise. Rilevanti i progressi sulle anagrafi vaccinali: negli ultimi dieci anni le Regioni che le hanno completamente informatizzate sono passate da nove (2007) a 18 nel 2017. Tuttavia solo 11 hanno lo stesso software in tutte le Asl presenti sul territorio.

Passano da cinque a due Regioni che il ministero della Salute valuta inadempienti rispetto all’erogazione dei Lea: restano indietro soltanto la Calabria, che perde tre punti rispetto all’anno precedente, e la Campania che si attesta sul punteggio più basso.  La Regione con il punteggio Lea più elevato, con 209 punti, 85 di scarto sul fanalino di codda Campania.

La spesa sanitaria pubblica procapite varia da un minimo di 1.770 euro della Campania a un massimo di 2.430 euro della provincia autonoma di Bolzano e 2.120 dell’Emilia Romagna. Profonde anche le differenze sulla spesa sanitaria annuale a carico delle famiglie: si va dai 159 euro in media della Lombardia, ai 64 euro della Campania. Stesse differenze per la quota di ticket pro capite sostenuta dai cittadini: nel 2017 si passa dai 95 euro in Valle d’Aosta ai 32,8 della Sardegna.
Corposo il capitolo dedicato all’accesso ai farmaci, altro terrreno purtroppo molto fertile per ingiustificabili differenzianzioni tra i cittadini delle diverse Regioni.  Si consumano più farmaci equivalenti nelle province autonome di Trento (39,/%)  e di Bolzano (32,9%) e nella Regione Lombardia (37,2%); al contrario la Calabria (15,8%), la Basilicata (16,6% ) e la Campania (17%) hanno mostrato le percentuali di spesa più basse nel 2017.

La maggior spesa e consumo per i farmaci innovativi, sempre nel 2017, si registra in Lombardia (285,8 milioni di euro), Campania (201,8 milioni di euro) e Lazio (141,3 milioni di euro). Spendono meno Molise con 6,8 milioni di euro, Basilicata con 15 milioni di euro e Umbria con 23,4 milioni di euro. Aggregando i dati, il Nord d’Italia risulta l’area che spende di più (937 milioni di euro), Centro (448 milioni di euro), Sud (841 milioni di euro).

Dai dati del monitoraggio Aifa sulla spesa farmaceutica nazionale e regionale relativo al periodo gennaio-dicembre 2017, i Fondi per l’acquisto dei farmaci innovativi (oncologici e non oncologici) non sono stati interamente utilizzati. In particolare per i medicinali innovativi non oncologici non sono stati spesi nel 2017 circa 357 milioni, più della metà del Fondo stanziato di 500 milioni; per i farmaci innovativi oncologici, non sono stati spesi circa 91 milioni dei 500 stanziati.

Nel periodo gennaio-aprile 2018, la spesa per i farmaci innovativi non oncologici risulta in lieve diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2017, passando da 302 milioni a 283 milioni di euro. In particolare, scende in Lombardia, Campania, Puglia e Piemonte. Cresce invece in Veneto e Emilia Romagna.

Cresce invece la spesa per i farmaci innovativi oncologici che passa da 110 milioni di euro a 177 milioni. Cresce in particolare in Lombardia, Campania, Lazio, Emilia Romagna e Piemonte.

 

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