Ruggiero (Lpi) scrive a Fofi: “Abbandoniamo il tavolo sulle parafarmacie”

Ruggiero (Lpi) scrive a Fofi: “Abbandoniamo il tavolo sulle parafarmacie”

Roma, 29 ottobre – Il doppio canale parafarmacia-farmacia non è accettato dalla Fofi, che non condivide un percorso di evoluzione della parafarmacia, come emerso dalle dichiarazioni dei suoi massimi vertici in occasione del recente congresso FarmacistaPiù. Inutile, dunque, continuare a partecipare al tavolo istituito dalla federazione professionale per un confronto sul nodo parafarmacie.

Questo, nella sostanza, il senso della lettera con laquale Ivan Ruggiero, presidente di Libere parafarmacie italiane, una delle sigle degli esercizi di vicinato,  annuncia ai vertici della Fofi la decisione di abbandonare il tavolo di confronto federale, al quale – dopo quest’ultima defezione – continuano a partecipare solo due sigle, Unaftisp e l’ultima nata Ftpi, mentre Fnpi, Mnlf-Culpi, FederFarDis e ora Lpi hanno scelto altre strade per rappresentare alle istituzioni le proprie istanze e proposte.
Ruggiero manifesta profonda delusione per le posizioni espresse da Fofi, dalla quale – dopo l’approvazione della legge sulla concorrenza, provvedimento definito “scandaloso” e che di fatto apre la proprietà delle farmacie a chiunque (anche non farmacista) abbia soldi per acquistarle – era lecito attendersi “una visione diversa sul criterio di accesso alla professione, perché è stato minato il principio fino a oggi fondamentale che
permette di acquisire una farmacia a concorso”. Il merito, secondo il presidente Lpi,  è stato invece “bypassato dall’aspetto economico. Chi ha i soldi è proprietario di farmacia, chi è farmacista, non ha diritto di esercitare a pieno la sua professione. Una vergogna”.
Ruggiero stigmatizza, in particolare, le argomentazioni con le quali la Fofi si oppone alla liberalizzazionde la fascia C, ritenendola una misura che, indebolendo le farmacie indipendenti, finirebbe per risolversi come un regalo al capitale. “Non si limita il capitale bloccando misure per il riconoscimento della figura professionale del farmacista titolare di parafarmacia” osserva al riguardo il presidente di Lpi “ma con proposte emendative atte a produrre paletti. Proposte che al momento non sono state formulate da nessuno della Fofi o anche da Federfarma stessa”.
Quelle sulla fascia C e sulla farmacia non convenzionata sono proposte che rappresentano “un riconoscimento al farmacista, non un regalo al capitale , al quale ad avviso di Ruggiero è già stato fatto il regalo più grande, ovvero “la farmacia e tutti i farmaci”.
“Si parla di parafarmacie, ma il vero problema è il capitale” insiste Ruggiero, liquidando le proposte di chi vorrebbe risolvere il nodo degli esercizi di vicinato con “il riassorbimento e qualsiasi soluzione che prevede una graduatoria per i farmacisti titolari di parafarmacia, assegnando fantomatiche sedi, lasciate dal vecchio concorso, di nessuna valenza, e magari senza deroga alla pianta organica e obbligando i colleghi a spostarsi chissà dove”.
“Bisogna creare un sistema nuovo di accesso alla professione, con la consapevolezza che il Decreto Bersani non può essere toccato e che non possono essere chiusi i codici univoci”  scrive ancora Ruggiero, sottolinenando che tra i canali alternativi spesso evocati come sbocchi occupazionali del futuro (come  il farmacista nelle cliniche, case di cura, carceri, strutture ospedaliere e assimilabili, navi da crociera, treni a lunga percorrenza, dispensari farmaceutici presso aeroporti, stazioni ferroviarie, aree di servizio della rete autostradale, eccetera) possono essere ben compresi proprio gli esercizi di vicinato: “Perché la parafarmacia non potrebbe essere un nuovo canale lavorativo?” chiede infatti il presidente di Lpi, schierandosi sul fronte opposto di quelle sigle di settore che  – ritenendo le parafarmacie ormai alla canna del gas – perseguono il superamnto di questa esperienza.
“Non si può pensare di limitare la professione, quando abbiamo bisogno di creare lavoro” conclude Ruggiero rivolgendosi ai vertici della Fofi e invitandoli a guardare alle parafarmacie, dopo più di 11 anni dalla loro istituzione,  “non come un esercizio commerciale, nemico delle farmacie, ma come luogo professionale di lavoro del farmacista e per questo va tutelato”.

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