Studio Cergas Bocconi su emicrania, donne colpite  il doppio degli uomini

Studio Cergas Bocconi su emicrania, donne colpite il doppio degli uomini

Roma, 5 novembre – Le donne italiane soffrono di emicrania più degli uomini (quattro milioni rispetto, il doppio dei due milioni di uomoni) e sono maggiormente soggette al fenomeno del “presentismo”, ovvero l’essere comunque presenti  al lavoro in condizioni di malessere (51,6 giorni contro 35,6 degli uomini). Spendono però meno per diagnosi e cure (1.132 euro l’anno contro 1.824) rispetto ai maschi.
È quanto emerso dallo studio Gema (Gender & Migrane) del Cergas Bocconi pubblicato nel Libro bianco Emicrania: una malattia di genere, curato dall’Istituto superiore di sanità  e presentato nei giorni scorsi a Roma.

Lo studio ha indagato i costi diretti sanitari, non sanitari e le perdite di produttività associate all’emicrania attraverso un’indagine multidimensionale diretta, effettuata su un campione di 607 pazienti adulti con almeno quattro giorni di emicrania al mese. Il Cergas ha stimato un costo annuale per pazienti con emicrania pari a 4.352 euro di cui: il 25% per prestazioni sanitarie, il 36% per perdite di produttività, il 5% per assistenza formale e il 34% per assistenza informale. I costi a carico dei pazienti per farmaci o trattamenti non coperti dal Ssn sono stati quantificati in 464 euro l’anno.

 “Le donne sembrano vittime dei numerosi e fondamentali ruoli che ricoprono a livello sociale” ha spiegato Rosanna Tarricone, professore associato alla Bocconi e responsabile scientifico del progetto. “Soffrono di emicrania più degli uomini, ma non possono concedersi il privilegio di assentarsi dal posto di lavoro o accantonare le tradizionali mansioni domestiche. Per di più, avendo un reddito mediamente inferiore a quello degli uomini, le donne rinunciano a effettuare visite ed esami, acquistare farmaci non dispensati dal Ssn, sottoporsi a trattamenti non medici e ricevere assistenza formale”.
“Dallo studio” ha concluso Tarricone “emerge che l’emicrania, essendo una patologia di genere, discrimina le donne e dunque emerge la necessità di sviluppare politiche sanitarie e socio-sanitarie differenziate rispetto al genere, con l’obiettivo cioè di colmare il gap esistente in una logica di equità redistributiva”.
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