Morbo di Chron, dalla ricerca su microbiota e staminali in arrivo nuove terapie

Morbo di Chron, dalla ricerca su microbiota e staminali in arrivo nuove terapie

Roma, 6 novembre – Arrivano terapie sempre più innovative per le patologie infiammatorie croniche intestinali, colite ulcerosa e morbo di Crohn. Ne riferisce un lancio di Adn Kronos, sottolineando in particolare la recente registrazione, anche in Italia, di un farmaco per il Crohn con un nuovo target terapeutico: agisce infatti più a monte del processo infiammatorio responsabile, garantendo un esito di remissione della patologia in due anni nel 75% dei casi.
Ma la ricerca è in continuo divenire” afferma Maurizio Vecchi, direttore di Unità operativa complessa al Policlinico di Milano e della Scuola di specializzazione in malattie dell’apparato digerente all’università Statale del capoluogo lombardo, a pochi giorni dal Congresso sulle malattie infiammatorie croniche intestinali che si terrà nell’ateneo milanese il 12 e il 13 novembre. “L’innovazione è legata alla potenzialità della manipolazione della flora batterica, il cosiddetto microbiota (batteri presenti nell’intestino), e all’uso delle cellule staminali che permettono di riparare i tessuti che sono lesionati dall’infiammazione e dalle ulcere“.
Sono progetti ancora in fase sperimentale”  precisa Vecchi “ma alcune di queste cellule arriveranno in commercio tra non molto. In breve, ciò significa che stiamo passando dalle terapie biologiche alla manipolazione di cellule batteriche, flora batterica o cellule umane per riequilibrare lo stato infiammatorio“.
La percentuale di pazienti che vengono trattati con farmaci biologici si attesta tra il 10 e il 20% del totale, una cifra inferiore a quella osservata in altri Paesi europei, forse perché in Italia si è un po’ restii a utilizzare farmaci più nuovi. I biologici riescono a ottenere una buona risposta terapeutica in una percentuale variabile tra il 50 e il 70%: numeri elevati, se si considera che i pazienti trattati sono refrattari alle altre terapie.
Le cellule staminali per la cura delle fistole perianali hanno ottenuto la registrazione in alcuni Paesi europei, ma non in Italia, dove le prove della loro efficacia non sono state considerate ancora sufficienti. Le terapie con trapianto fecale sono in fase di sperimentazione, finora con risultati non omogenei.
L’entrata in commercio di queste nuove terapie dipenderà da due fatti: se raggiungeranno un’evidenza di efficacia sufficiente e quali saranno i tempi necessari per svolgere gli studi adatti a queste dimostrazioni” spiega ancora Vecchi. “In sostanza, mentre l’uso delle cellule staminali potrebbe divenire disponibile in un anno o due, probabilmente prima di avere disponibile il trapianto fecale bisognerà attendere un po’ di più“.
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