Questo non è un Paese per ricercatori: Istituto Pasteur lancia progetto per contrastare la fuga dei cervelli

Questo non è un Paese per ricercatori: Istituto Pasteur lancia progetto per contrastare la fuga dei cervelli

Roma, 7 novembre – Nel 2016 l’Italia ha investito in ricerca pubblica e privata appena 21,6 miliardi di euro, contro i 33 del Regno Unito e i 50  della Francia. Paesi che, non a caso, sono tra quelli che hanno accolto e con ogni probabilità continueranno ad accogliere molti dei 30 mila studiosi che, si stima, l’Italia ha perso e perderà nel decennio 2010-2020.

Per contrastare un trend che rischia di avere effetti devastanti per il futuro del Paese, depotenziandone la competività e relegandolo in posizioni di marginalità, l’Istituto Pasteur Italia ha lanciato ieri a Roma la campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi Parola d’ordine: ricerca. Obiettivo dichiarato; fare qualcosa di concreto per “evitare la fuga di energie intellettuali stanziando fondi e sensibilizzare il grande pubblico”.

Il quadro della situazione è in effetti molto preoccupante: secondo i dati del Cnr, di fronte a un obiettivo di crescita, gli stanziamenti del Miur agli enti pubblici di ricerca sono scesi dai 1.857 milioni di euro del 2002 ai 1.483 del 2015. Complessivamente, negli ultimi 10 anni gli investimenti pubblici con ricerca e sviluppo sono diminuiti di oltre il 20%È importante, dunque, che arrivino segnali in controtendenza.

“Nonostante le grandi difficoltà che si riscontrano nel nostro Paese, da oltre 50 anni l’Istituto Pasteur Italia investe nella ricerca scientifica perché la scienza è il motore per il progresso dell’umanità e sostenerla è un dovere di ciascuno” ha affermato Angela Santoni, direttore scientifico dell’Istituto Pasteur Italia. “Per questo ogni anno finanziamo numerosi progetti di ricerca, borse di dottorando, borse di studio per l’estero e per il rientro di ricercatori in Italia. Nel 2018 abbiamo stanziato 1.091.400 euro e per il 2019 l’investimento previsto è di 1.373.000. I costi della ricerca sono rilevanti e per garantire continuità alle nostre attività abbiamo deciso di lanciare la prima campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi ‘Parola d’ordine: ricerca’ perché ogni contributo, anche il più piccolo, è un aiuto fondamentale per lo sviluppo delle nostre ricerche e può fare la differenza”.

“L’impegno per la ricerca deve essere dell’intero Paese” ha detto Alessio D’Amato, assessore alla Sanità e Integrazione socio-sanitaria della Regione Lazio.  “Purtroppo siamo una nazione che investe sempre poco e meno sia sulla ricerca che sul Fondo sanitario. Abbiamo un po’ questo paradosso che, pur essendo il Paese con la più alta aspettativa di vita al mondo, siamo tra quelli più sviluppati che investe di meno sulla ricerca, più o meno l’1% del Pil, e nella sanità il 6,3% del Pil. A lungo andare, questi sono elementi che porteranno a un declino del sistema Paese” ha ammonito D’Amato. ” Per cui la presenza della Regione Lazio, qui all’Istituto Pasteur Italia, è per un sostegno all’attività dell’Istituto e in generale alla ricerca”.

“Credo che abbandonare l’Italia per andare tutti all’estero non sia la soluzione al problema” ha affermato  Alessandra Zevini, post-dottoranda all’Istituto Pasteur Italia (la sua ricerca è incentrata sui meccanismi molecolari e cellulari dell’immunità innata). “Perché se tutti facessimo così l’Italia rimarrebbe senza ricercatori, mentre credo valga la pena lottare e cercare, anche se con fatica, delle possibilità migliori qui a ‘casa nostra’. Quindi ai miei colleghi o ai neolaureati sento di suggerire di non rinunciare ai progetti che hanno immaginato per il loro futuro, perché se si è davvero motivati a proseguire nel mondo della ricerca, allora bisogna insistere senza perdere la speranza e cercando sempre di realizzare le proprie passioni”.

“La ricerca scientifica ha bisogno di sostegno”  ha concluso la giovane ricercatrice “perché se non ci sono i fondi  – ed è quello il motore che muove la ricerca in generale, non solo quella scientifica –  rischia di rimanere paralizzata e di conseguenza non si può investire sulla formazione delle figure professionali, sulle attrezzature, le tecnologie. E se non c’è ricerca non c’è progresso per il futuro dell’umanità”.

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