Sunshine Act, giudizio positivo di Agenas. Baroni (M5S): “Più trasparenza, meno corruzione”

Sunshine Act, giudizio positivo di Agenas. Baroni (M5S): “Più trasparenza, meno corruzione”

Roma, 8 novembre – Il Sunshine Act? Un provvedimento necessario per garantire la massima trasparenza nei rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie.

Questo, in sintesi, il giudizio espresso dall’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, nei confronti del  disegno di legge a prima firma del pentastellato Massimo Baroni, che nei giorni scorsi è entrata nel vivo della discussione in Commissione Affari sociali alla Camera.

La valutazione positiva è stata espressa dal direttore generale dell’agenzia, Francesco Bevere, nel corso di un’audizione informale tenutasi due giorni fa davanti alla  stessa Commissione Affari sociali. “La ratio della proposta di legge coincide in massima parte con le motivazioni che hanno ispirato la collaborazione inter-istituzionale” ha detto Bevere, auspicando che la “concordanza di intenti… possa trovare uno sbocco concreto nel testo di legge, permettendo all’Agenas di continuare a fornire il suo contributo per rendere gli obiettivi della legge ancora più incisivi e prontamente realizzabili”.

Il Dg di Agenas ha evidenziato come il Sunshine Act vada nella stessa direzione della dichiarazione pubblica di interessi da parte dei professionisti del servizio sanitario, “una delle misure più innovative introdotte dal Piano nazionale anticorruzone – Sezione Sanità” ha ricordato Bevere “disponibile già da qualche anno sul sito istituzionale dell’Agenas”.

Grazie ad essa, ha ricordato ancora Bevere, è stato possibile costituire una banca dati “che consente al sistema sanitario di disporre già oggi di una serie di informazioni e di individuare tempestivamente la presenza di comportamenti a rischio, da tenere sotto osservazione”. A partire da quelli di chi si sottrae alla dichiarazione pubblica di interessi. “Buona parte delle presunte vicende di corruzione hanno di fatto avuto origine proprio dalla violazione delle norme sulla trasparenza e sul conflitto d’interessi” ha osservato al riguardo Bevere “e, guarda caso, le aziende coinvolte sono tra quelle che non hanno adottato questa modulistica”– Il Dg dell’agenzia sanitaria delle Regioni ha quindi concluso dicendosi certo che il lavoro di Agenas ” troverà conferma, rafforzamento e sicuro sostegno da parte della Commissione”.

Del tutto sovrapponibile il giudizio di Luca Coletto, presidente dell’Agenzia.  “Il Sunshine Act consentirà di intervenire ancora più energicamente nel percorso di rafforzamento della trasparenza e prevenzione della corruzione in ambito sanitario” ha detto infatti Coletto “valorizzando e rendendo più efficace tutto il lavoro svolto da Agenas, Anac e ministero della Salute sin dal novembre del 2014”.

Di Sunshine Act, in effetti, si parla fin da allora, alla luce dei risultati positivi ottenuti negli USA dal Physician Payments Sunshine Act, entrato in vigore sotto l’amministrazione Obama il 1° agosto 2013, anche se la legge era stata approvata già nel marzo 2010 all’interno di un pacchetto di leggi sulla protezione dei pazienti e l’accesso alle cure.  La legge era nata a seguito dello scandalo portato alla luce da  un gruppo di giornalisti, che avevano scoperto e rivelato  che nel biennio 2009/10 l’industria farmaceutica aveva elargito a oltre 18.000 medici somme per un totale di circa 320 milioni di dollari, con versamenti intorno ai 250.000 dollari ai 10 medici che guidavano la graduatoria. La legge, con pragmatiscmo tipicamente americano, non si proponeva di limitare i regali e i finanziamenti ai medici e alle istituzioni sanitarie, ma di renderli trasparenti. E su quell’identico solco si sono poi mossi altri Paesi, anche da questa parte dell’Atlantico.

“I cittadini devono conoscere i legami d’ interesse che intercorrono tra le aziende farmaceutiche, i medici e gli operatori sanitari. Portare questi rapporti alla luce del sole vuol dire prevenire la corruzione, un fenomeno riprovevole e sempre da contrastare, soprattutto quando di mezzo c’è un bene collettivo come la salute dei cittadini” ha dichiarato Baroni  in occasione dell’inizio della discussione in Commissione del provvedimeno a sua prima firma, già presentato nella scorsa legislatura.

“Dopo aver attentamente ascoltato tutte le parti interessate, passiamo ora all’esame di un provvedimento all’ avanguardia sul diritto alla trasparenza sanitaria anche in Italia: in Francia e negli Stati Uniti questa legge è già felicemente in vigore” ha ricordato Baroni, portavoce dei deputati M5S alla Camera. “È bene specificare, anche per evitare qualsiasi tipo di diffidenza, che il Sunshine Act non è una misura punitiva per i medici e non aumenta la burocrazia a loro carico. Semplicemente impone la pubblicazione delle relazioni finanziarie tra personale sanitario e aziende farmaceutiche, sterilizzando in partenza i conflitti d’interesse”.

“In tema di lotta alla corruzione non demordiamo” ha concluso Baroni. “Questa norma, già presentata nella scorsa legislatura, è nel programma del MoVimento 5 Stelle e la trasparenza è nel contratto di governo. Finalmente possiamo avanzare in tema di diritti sociali e civili”.

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