Giornata mondiale del diabete 2018, l’allarme Oms: malati quadruplicati dal 1980

Giornata mondiale del diabete 2018, l’allarme Oms: malati quadruplicati dal 1980

Roma, 15 novembre – Il ministero della Salute, con una nota pubblicata sul suo sito, offre un riepilogo dei contenuti legati alla Giornata mondiale del diabete celebrata ieri in tutto il mondo, a partire dalle principali informazioni su una malattia che ha pressochè quadruplicato la sua diffusione nell’arco di pochi decenni: se nel 1980 colpiva 108 milioni di persone nel mondo, nel 2014 le stime indicavano 422 milioni di pazienti portatori della patologia.

Di questi,, 64 milioni, sempre secondo le stime, vivono all’interno della Regione europea dell’Oms ( questi e molti altri dati sono disponibili nel Global report on diabetes, Oms 2016). In Italia, in base ai dati Istat, nel 2016 si è stimata una prevalenza del diabete noto pari al 5,3% (5,4% negli uomini, 5,2% nelle donne) pari a oltre tre milioni di persone, con un trend in leggero calo negli ultimi anni, dopo un decennio di crescita costante. La prevalenza aumenta al crescere dell’età fino a un valore di circa il 20% nelle persone con età uguale o superiore a 75 anni.
La prevalenza è mediamente più bassa nelle regioni del nord (4,7 e 4,5%) rispetto a quelle del centro (5,7%), del sud (6,1%) e delle isole (5,8%).

Parlando della malattia, bisogna distinguere tra il diabete mellito di tipo 1 (detto anche diabete immuno-mediato, circa il 10% dei casi) e il diabete mellito di tipo 2 (detto anche diabete non immuno-mediato o dell’adulto, circa il 90% dei casi). Si tratta fondamentalmente di due malattie distinte, che si differenziano per eziopatogenesi (distruzione autoimmune delle cellule beta del pancreas nel tipo 1, ridotta sensibilità all’insulina e insulino-resistenza periferica nel tipo 2), età di insorgenza ( bambini-adolescenti nel tipo 1, adulti nel tipo 2), sintomatologia di esordio  (acuta nel tipo 1, più sfumata e graduale nel tipo 2), strategie terapeutiche (insulina dall’esordio nel tipo 1, correzione degli stili di vita e farmaci ipoglicemizzanti nel tipo 2) e possibilità di prevenzione primaria (il tipo 1 non è prevenibile, il tipo 2 si può prevenire).

L’insorgenza del diabete di tipo 2, come per altre patologie croniche (malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie croniche), è correlata alla presenza, oltre che di fattori ereditari, anche di fattori di rischio quali: l’obesità e il sovrappeso, la sedentarietà, lo scarso consumo di frutta e verdura, l’abuso di alcol, il fumo di tabacco e le diseguaglianze socio-economiche che, unitamente a ipercolesterolemia e ipertensione arteriosa, sono responsabili del 60% della perdita di anni di vita in buona salute in Europa e in Italia.

Pertanto, mentre il diabete di tipo 2 è in parte prevenibile modificando gli stili di vita delle persone a rischio, particolarmente per quel che riguarda la nutrizione e l’attività fisica, il diabete di tipo 1 non può essere prevenuto, in quanto sono ancora poco chiari i fattori di rischio che interagiscono con la predisposizione genetica scatenando la reazione autoimmunitaria.

Il sito del ministero propone anche una infografica con  5 cose da sapere sul diabete mellito  e numerosi altri link di approfondimento.

 

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