Mandelli: “Segnali di crisi per il Ssn, va ripensato per mantenerne l’eccellenza”

Mandelli: “Segnali di crisi per il Ssn, va ripensato per mantenerne l’eccellenza”

Roma, 16 novembre – Il Servizio sanitario nazionale, a quarant’anni dalla sua istituzione, dà evidenti segnali di crisi, sintomi inequivocabili della necessità di una revisione assolutamente indispensabile per mantenere la sostenibilità di un modello di sanità pubblica universalistico e solidale considerato un’eccellenza a livello mondiale.  Lo ha affermato Andrea Mandelli, presidente della Fofi (nella foto),  intervenendo ieri ai microfoni della trasmissione Obiettivo Radio 1 dedicata al tema della povertà sanitaria, rilanciato nei giorni scorsi dalla presentazione del rapporto Donare per curare: povertà sanitaria e donazione farmaci  della Fondazione Banco Farmaceutico onlus.

E proprio ai dati di quel rapporto, oltre che a quelli dell’Istat e di Cittadinanzattiva, ha fatto riferimento il presidente della Fofi per evidenziare come – con buona pace dell’universalismo del Ssn – “il numero dei cittadini che devono rinunciare alle cure continua a crescere, per le liste d’attesa –  circa 2 milioni – ma soprattutto per ragioni economiche: circa 4 milioni”.

Una situazione dove chi può ricorre a prestazione private, ha spiegato Mandelli, come attesta il grande aumento della spesa sanitaria “out of pocket”,  cresciuta del 9,6% dal 2013 al 2017, toccando 37,3 miliardi. “Ma certamente occorre aumentare le risorse pubbliche destinate alla sanità, che da tempo oscillano attorno al 6,5-6,8% del Pil” ha affermato il presidente della federazione professionale, sottolineando anche, però, la necessità di  “un ripensamento dell’assistenza pur mantenendo fermi i principi di inclusione e di universalità”

La crisi del Ssn, però, non è soltanto figlia della sfavorevole congiuntura economica, ma anche di fattori strutturali che portano inevitabilmente alla crescita della spesa sanitaria, come l’aspettativa di vitala sempre più alta, il correlato aumento delle cronicità e i costi sempre più alti delle  innovazioni terapeutiche, sia farmacologiche sia in campo medico-tecnologico.

“Per salvaguardare il nostro modello sanitario”  ha affermato Mandelli “non esiste una soluzione unica ma occorre agire su più fronti: va riorganizzata l’assistenza per affrontare le patologie croniche sul territorio, così da ridurre le acuzie e la progressione della malattia, evitando quindi il ricorso all’ospedale e a cure di secondo livello intrinsecamente più costose. Altrettanto importante è operare sul piano della prevenzione e dell’educazione sanitaria” ha continuato il presidente Fofi. “Giustamente si parla di empowerment del cittadino, ma questo significa anche promuovere abitudini corrette, come l’abbandono di fumo e abuso di alcol, e l’attività fisica. Sono misure che chiunque può attuare a costo zero, anzi risparmiando direttamente. E anche la crescente spesa privata potrebbe essere razionalizzata, trasformandola in un secondo pilastro per il finanziamento delle cure: sono possibili diverse soluzioni, dalle polizze alle mutue.

“Soltanto così” ha  concluso Mandelli “potremo assicurare il futuro del nostro Servizio sanitario”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi