Previdenza e assistenza, convegno Enpaf ne analizza le prospettive

Previdenza e assistenza, convegno Enpaf ne analizza le prospettive

Roma, 27 novembre – “Enpaf: prospettive della gestione previdenziale e nuove frontiere dell’assistenza”: questo il tema del convegno promosso e oganizzato dall’Enpaf a Roma, nella cornice del Nobile Collegio Collegio Chimico Farmaceutico ai Fori Imperiali, nell’immediata vigilia del Consiglio nazionale (in calendario oggi, sempre nella capitale).

L’appuntamento si proponeva di offrire ai numerosi rappresentanti della professione intervenuti da ogni parte del Paese un’ulteriore occasione di approfondimento e riflessione, nel solco della linea sempre seguita dal Consiglio di Amministrazione dell’ente, per affrontare le questioni previdenziali nel merito, avvalendosi di contributi importanti, utili a conoscere i problemi e il loro sviluppo con l’obiettivo di individuare soluzioni praticabili nell’interesse dell’ente e dei suoi iscritti, al netto di proteste e polemiche certo comprensibili, ma raramente utili a fornire contributi per il miglior futuro della previdenza professionale.

In questo senso, la serata – aperta dall’introduzione del presidente della cassa di categoria, Emilio Croce (nella foto) – ha sicuramente fornito spunti ed elementi di conoscenza davvero utili, grazie agli interventi di Paolo De Angelis, ordinario di Tecnica attuariale e finanziaria della previdenza all’Università Sapienza di Roma, di Alessandro Trudda, docente del Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università di Sassari  e di Luca Cortimiglia, membro del CdA Ital Brokers e consulente assicurativo di Emapi, l’Ente di mutua assistenza per i professionisti italiani  che – in ragione di una convenzione stipulata dall’Enpaf – dal 16 gennaio di quest’anno assicura agli iscritti e ai titolari di pensione diretta Enpaf  i suoi servizi di  copertura sanitaria integrativa  (cfr. RIFday del 20 dicembre 2017 e RIFday del 17 gennaio 2018) per gravi interventi chirurgici e gravi eventi morbosi, nonché la copertura in caso di invalidità permanente superiore al 66% a causa di infortunio e la copertura in caso di non autosufficienza.

Proprio il tema dell’assistenza – destinato a diventare sempre più centrale in futuro – è stato uno dei focus dell’incontro. Particolare interesse ha destato la convenzione Enpaf-Emapi, che fornisce agli iscritti alla cassa professionale un supporto estremamente concreto e decisamente vantaggioso: gli oneri sono infatti a carico dell’ente, non dell’iscritto, chiamato a pagare soltanto in caso di eventuale estensione della copertura integrativa ai familiari, a tariffe peraltro molto convenienti rispetto al mercato.

Anche ieri, però, è emersa la realtà di una ancora scarsa conoscenza, all’interno della comunità professionale, di questa pur straordinaria opportunità assistenziale  che l’ente di previdenza di categoria ha messo ormai da quasi un anno a disposizione degli iscritti: per quanto pubblicizzata sul sito Enpaf e presentata in più occasioni nel corso di appositi incontri organizzati in diverse località del Paese, alla convenzione con Emapi accede infatti un numero di iscritti decisamente inferiore alle attese e, soprattutto, non coerente con la crescente domanda di interventi assistenziali che emerge dalla professione. Una situazione che impone un supplemento di impegno per pubblicizzare con maggiore efficacia l’accordo per l’assistenza integrativa,  magari avvalendosi del supporto delle sigle di categoria, fin qui espresso senza mai superare il limite del minimo indispensabile, delle sigle. Alla fine, si tratta di far conoscere alla comunità dei farmacisti uno strumento realizzato per dare una risposta concreta e importante in termini di assistenza, a loro esclusivo vantaggio: un risultato che dovrebbe stare a cuore a tutti e al quale tutti dovrebbero concorrere, almeno per quanto possibile.

Il convegno, però, ha anche permesso di gettare uno sguardo (grazie agli interventi di De Angelis e di Trudda) sulle prospettive che attendono la previdenza in generale e quella professionale in particolare, anche alla luce delle ipotesi di riforma previdenziale che fa parte del “contratto di governo” stipulato da M5S-Lega. Ipotesi che, se trovassero realizzazione, potrebbero generare un’onda lunga di perturbazioni sull’intero sistema previdenziale, arrivando inevitabilmente anche alle casse di categoria, dove proprio l’Enpaf, peraltro, è stato oggetto nei giorni scorsi della provocatoria quanto sgangherata sortita di un deputato pentastellato, Matteo Dall’Osso, che in un emendamento alla Legge di bilancio (subito respinto perché ritenuto inammissibile) proponeva tout court l‘abolizione dell’Enpaf. A difesa dell’Enpaf era subito intervenuta l’Adepp, l’Associazione degli enti previdenziali privati, con una dura nota del suo presidente Alberto Oliveti: “Nessuno deve mettere le mani su un ente autonomo che i professionsiti hanno costruito con i loro contributi” ha affermato Oliveti, riferendosi all’Enpaf ma anche all’intera previdenza professionale autonoma, che offre un servizio a una platea di un milione e mezzo di professionisti e non può dunque essere  fatta oggetto di “assalti alla diligenza” da parte di chicchessìa. Concetti poi ribaditi con ancora maggiorechiarezza anche dal presidente dell’Enpaf Croce in una lettera inviata al ministro del Lavoro Luigi di Maio, nella sua qualità di responsabile della vigilanza degli enti previdenziali, con l’invito a far sì che  “le considerazioni e i suggerimenti, anche critici, sulla previdenza della nostra categoria possano trovare spazio in un ambito dialettico, non mai lanciando, come nel caso di specie (l’emendamento Dall’Osso, NdR) segnali irrispettosi della dignità di un’istituzione che, al pari delle altre casse di previdenza di categoria, oggi svolge più che mai un ruolo suppletivo e sostitutivo della previdenza pubblica, per di più a sostegno dell’economia del Paese”.

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