Mnlf: “Ccnl farmacie private, rinnovo bloccato da sei anni”

Mnlf: “Ccnl farmacie private, rinnovo bloccato da sei anni”

Roma, 4 dicembre – Neppure quest’anno i farmacisti italiani dipendenti da farmacie private, a cinque anni e  308 giorni dalla scadenza di quello ancora vigente, troveranno sotto l’albero di Natale il rinnovo del contratto di lavoro, a causa del blocco della contrattazione, che non riesce a superare lo scoglio rappresentato dalla richiesta di maggiore flessibilità avanzata da Federfarma.

Questa la sconsolata osservazione che apre un comunicato stampa diramato oggi dal Movimento nazionale dei liberi farmacisti per stigmatizzare l’atteggiamento del sindacato dei titolari: “A fronte di 40 ore settimanali ufficiali che possono anche diventare 48, a fronte dell’impegno sempre più gravoso per tutti i sabati e le domeniche nelle farmacie che decidono di stare aperte 24 su 24, a fronte di una vita familiare e sociale sempre più precaria” scrive Mnlf “l’Associazione che rappresenta i titolari di farmacia ha il coraggio di bloccare un contratto ormai scaduto da quasi sei anni per chiedere ulteriori sacrifici”.
Per contro, secondo la sigla presieduta da Vincenzo Devito, il sindacato dei titolari “si è guardato bene dall’indennizzare i lavoratori con un parziale recupero di quanto perso in questi anni. Si è guardato bene da avanzare proposte che riconoscessero quella professionalità tanto sbandierata a ogni convegno, si è guardata bene da considerare i laureati in farmacia che lavorano alle loro dipendenze professionisti di un sapere che ha un costo e che come tale deve essere riconosciuto”.
Professionisti, scrive Mnlf ricorrendo alle stesse argomentazioni che Federfarma utilizza per i titolari e le loro farmacie,  che ogni giorno collaborano con i medici, indirizzando i cittadini sul corretto uso dei farmaci e in più di una occasione correggendo terapie e individuando patologie che, sottovalutate, potrebbero portare  gravi danni all’utente.
“Una professionalità riconosciuta secondo convenienza, all’interno di contesti aziendali sempre più conflittuali ove moltissimi sono i doveri e pochissimi i diritti, anche quelli più elementari” scrive Mnlf, evidenziando la contraddizione che vede una realtà, la farmacia privata,  della quale si rimarca il ruolo sanitario, applicare contratti  che sono quellidel commercio,  dove “un farmacista guadagna al netto poco più di 7 euro/ora”.
Il Mnlf si schiera quindi al fianco delle organizzazioni sindacali dei dipendenti, invitandole “a rimanere ferme e salde nella difesa della dignità dei lavoratori, dignità che si difende non cedendo alla richiesta di maggiore flessibilità, chiedendo una retribuzione consona al lavoro svolto, (tra le più basse in Europa), anche attraverso l’aumento della paga base ma anche delle maggiorazioni nei straordinari sia feriali che festivi, aumento delle garanzie sulla malattia (oggi solo sei mesi), e eliminazione dell’odiosa differenza della retribuzione tra chi lavora in farmacia urbana e rurale”.
“Il mancato rinnovo del contratto di lavoro ha portato a una perdita media per lavoratore in questi sei anni di circa 7500 euro, senza contare i riflessi previdenziali, soldi che sono andati a finire tutti nei ricavi delle aziende” affonda il colpo il Mnlf, parlando di una “situazione non più sostenibile e che va denunciata” e dichiarandosi pronto sin dai primi mesi del prossimo anno “ad affiancare con la propria organizzazione i sindacati per tutte le iniziative che vorranno essere messe in campo affinché la pubblica opinione conosca questa realtà”.
La nota si rivolge quindi direttamente al ministro del Lavoro Luigi Di Maio, invitandolo “a occuparsi della questione, l’invito di non fare come il suo predecessore Poletti che chiamato in causa direttamente fece finta di girarsi dall’altra parte.  La mancata crescita economica del Paese” conclude il Mnlf “dovuta certamente agli scarsi investimenti, ma anche all’egoismo di alcune forze imprenditoriali che dicono no a qualsiasi riforma e cercano in tutti i modi di conservare i propri benefici con una visione miope della società, una società in cui non esistono che i propri interessi”.

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