Eurostat, incidenza delle spese per la salute sul Pil, l’Italia perde terreno

Eurostat, incidenza delle spese per la salute sul Pil, l’Italia perde terreno

Roma, 5 dicembre – Il nostro sistema sanitario sarà pure uno dei migliori del mondo (anche se il report “Il Servizio sanitario nazionale nelle classifiche internazionali” della Fondazione Gimbe invita a prendere con cautela le varie classifiche internazionali, in qualche caso obsolete e in altri stilate sulla base di parametri estremamente parziali) ma certamente non durerà ancora molto, soprattutto se perdurerà il sottofinanziamento di cui è vittima ormai da anni.

La scarsità di risorse destinate alla spesa per la salute nel nostro Paese – oggetto di un’infinità di allarmi e denunce in particolare dagli operatori del sistema – emerge una volta di più anche dai dati Eurostat (riferiti al 2016), che confermano il gap esistente tra gli indici di spesa italiani e quelli dei Paesi europei di riferimento. I 2450 euro spesi annualmente da un cittadino italiano per la salute (è bene precisare che si tratta di un dato complessivo che comprende spesa pubblica e privata) non solo non reggono il confronto con i 4.128 della Germania, i 3.622 della Francia, ma sono anche inferiori ai 2.914 del Regno Unito, altro Stato che dispone come il nostro di un servizio sanitario nazionale.
Il confronto è comunque perdente anche con molti altri Paesi: nella classifica Eurostat per questa voce  ci collochiamo infatti al 12° posto, confermando la posizione del 2015,  preceduti anche da Austria, Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Danimarca, Irlanda e Finlandia. Identica la posizione occupata dal nostro Paese rispetto all’incidenza sul Pil della spesa sanitaria complessiva, che in Italia è in calo di mezzo punto percentuale rispetto al 2015 (8,94% contro 8,99%). Siamo in ogni caso ben lontani da Francia (11,54%), Germania (11,14%) e Regno Unito con (9,73%) e appena al di sopra della media della Ue a 28 (8,39%).

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