Due malattie croniche per un italiano su tre, nasce il paziente complesso

Due malattie croniche per un italiano su tre, nasce il paziente complesso

Roma, 6 dicembre – Fino a oggi le attenzioni si sono concentrate sui pazienti cronici, frutto maturo del crescente invecchiamento della popolazione che sta cambiando scenari e paradigmi della salute mondiale, ma è il caso cominciare fin da subito ad affinare progressivamente il tiro, gli approcci e la termimologia, perché i cronici non sono ovviamente tutti uguali e, tra di loro, si è prepotentemente affacciata una nuova tipologia di malato: il paziente complesso, nel quale coesistono diverse patologie.

Il tema è stato  affrontato ieri a Roma nel convegno intitolato appunto  Il paziente complesso, un nuovo protagonista sullo scenario della salute: medici competenti e certificati per vincere la sfida, promosso da The System Academy con il supporto incondizionato di Alfasigma.

Frutto dell’esplosione delle malattie croniche, che già oggi assorbono il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale, i pazienti complessi con multipatologia sono ormai una realtà che, solo nel nostro Paese, riguarda un terzo della popolazione adulta e più di 2/3 della popolazione anziana, ponendo al sistema sanitario una serie di sfide difficili e complesse, prima tra tutte quella di mettere in campo una nuova figura sanitaria, il medico esperto in medicina della complessità.

Proprio la necessità di creare professionisti qualificati e certificati nella competenza della complessità è stato il focus del convegno romano di ieri, moderato dal giornalista Federico Mereta. “The System Academy è un’associazione scientifico-culturale no profit che, tra le diverse attività, organizza percorsi di formazione specifica per preparare gli operatori sanitari a sostenere l’esame di certificazione professionale di medico esperto in medicina della complessità” ha spiegato  Augusto Zaninelli, presidente The System Academy. “Il medico esperto nella complessità è un professionista formato per la gestione, con buon senso, del paziente cronico con multipatologie, applicando le raccomandazioni nella pratica clinica tenendo conto di tutte le patologie e le variabili che coesistono nello stesso individuo“.

La prevalenza delle malattie croniche aumenta linearmente con l’età, passando da un 10% nella fascia d’età 0-19 anni al 78% nelle persone anziane. Il 10% della popolazione italiana sopra i 65 anni ha più di tre condizioni morbose croniche. Il profilo-tipo  del nuovo malato complesso è quello di un individuo sopra i 65 anni, che assume contemporaneamente più di 5 farmaci, afflitto da disabilità ma con un’aspettativa media di vita più lunga che in passato. Serve dunque  un approccio mirato alla nuova medicina della complessità e una gestione coordinata del paziente “multimorbido” attraverso percorsi diagnostico-terapeutici riabilitativi individualizzati.

“Il paziente con una sola malattia non esiste quasi più e la cura esclusivamente specialistica, prima tanto in auge, non è più risolutiva”  ha affermato Claudio Ferri, presidente della Società italiana dell’Ipertensione arteriosa (Siia). “Oggi bisogna gestire la complessità clinica ma anche quella sociale ed economica della persona malata. Il medico esperto in medicina della complessità è la figura sanitaria che riesce a inquadrare il malato cronico, a fare una sintesi delle sue problematiche, a coordinare e pianificare il percorso di cura anche nell’acuzie, assicurando una continuità assistenziale tra ospedale e territorio. Tutto ciò si ripercuote positivamente sulla salute e qualità di vita del paziente e sulla sostenibilità del sistema sanitario».

Le malattie croniche, in particolare quelle cardio-vascolari (48%) e i tumori (28%), oltre a minare la sostenibilità dei sistemi sanitari sono responsabili del 92% di tutte le morti nel nostro Paese. Il medico esperto della cronicità è capace di distinguere in un paziente complesso le condizioni morbose più importanti, come una dislipidemia grave, da quelle meno importanti e di attuare strategie terapeutiche personalizzate e preventive.

Non esistono linee guida per il paziente con multipatologia ma tante linee guida per singola malattia, perché ancora oggi l’università insegna ai futuri medici soltanto le singole branche della medicina, con il risultato di un ‘sapere’ frammentato.

“Il malato cronico può essere curato ma difficilmente viene guarito” ha spiegato Enzo Manzato, presidente della Società italiana per lo studio dell’aterosclerosi (a sinistra nella foto dell’agenzia Dire, con il moderatore Mereta, al centro, e Zaninelli). “Le alterazioni del metabolismo dei lipidi, come le dislipidemie, tanto frequenti, possono portare alla complessità clinica di un paziente. Qui entra in gioco la competenza del medico della complessità, che deve mettere in atto le raccomandazioni dettate dalle più recenti linee guida di ridurre drasticamente e rapidamente il valore del colesterolo cattivo nel sangue. L’obiettivo primario del trattamento è quello di prevenire l’infarto”. 

La presenza concomitante di più patologie ha un ruolo critico nei confronti degli outcome sanitari, compresi qualità di vita e disabilità che aumentano il consumo di farmaci, dei costi e un maggiore impiego di risorse sanitarie. È compito del medico esperto e certificato in medicina della complessità la messa a punto di un percorso diagnostico terapeutico assistenziale e riabilitativo il più possibile individualizzato e di ottimizzare le risorse disponibili. Ma il tema, inevitabilmente, chiama in causa anche altre professionalità, su tutte e prima di tutte quella del farmacista, che deve garantire al “paziente complesso” i farmaci (molti e diversi) necessari per le sue terapie e che ha dunque un ruolo decisivo per garantire l’adesione e il rispetto delle cure  prescritte, monitorandone l’andamento. Il tema del ruolo di farmacie e farmacisti nella presa in carico delle cronicità, del resto, è da qualche tempo emerso in tutta la sua rilevanza (anche strategica) all’interno del dibattito di categoria. Che, ora, sarà il caso di aggiornare, introducendo il paradigma del “paziente complesso” e avviando studi e confronti sulle possibili risposte che la farmacia di comunità può e deve assicurare a una categoria di malati destinata a diventare prevalente.

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