Commissariamenti in sanità, annunciato un confronto tra Regioni e ministro

Commissariamenti in sanità, annunciato un confronto tra Regioni e ministro

Roma, 14 dicembre – Pollice verso delle Regioni sull’incompatibilità tra la figura del presidente regionale e la figura del commissario ad acta per la sanità nelle Regioni in piano di rientro da disavanzo sanitario, norma frutto di un emendamento governativo inserita nel decreto fiscale approvato ieri alla Camera.
Sulla base di un documento presentato dalla Regione Campania, condiviso all’unanimità, la Conferenza delle Regioni ha  infatti deciso “di rappresentare al governo la non opportunità di approvare questa norma e di rinviare il tutto al Patto per la Salute che verrà sottoscritto entro il 31 marzo 2019, perché quella è la sede naturale per discutere delle questioni inerenti anche i piani di rientro”.
La richiesta – che però, visti gli esiti del voto di Montecitorio, non è stata evidentemente accolta – è stata illustrata dal presidente del Molise Donato Toma. “Più in generale, le Regioni hanno posto il problema che non si paventasse l’incompatibilità tra queste due figure laddove il trend di rientro del disavanzo sanitario fosse in netto miglioramento e anche positivo e allo stesso modo per quelle amministrazioni che avessero un bilancio sanitario in attivo da almeno cinque anni” ha spiegato il “governatore” molisano. “Invece questo tema è stato oggetto di una delibera del Consiglio dei Ministri con la quale ha nominato un commissario ad acta diverso dal presidente della Regione. Per questo motivo, in qualità di presidente della Regione, io sto valutando l’ipotesi di fare ricorso in sede costituzionale”.
Il ministro della Sanità, Giulia Grillo, annuncia intanto che su questi temi ci sarà un incontro con la Conferenza delle Regioni: “Faremo un incontro probabilmente già la prossima settimana” afferma la titolare del dicasero, nel tentativo di scongiurare l’apertura di altri fronti di contenzioso con le Regioni.  “Innanzitutto avviamo il dialogo, poi con le forze di governo valuteremo il da farsi. L’incontro lo faremo con i rappresentanti della Conferenza delle Regioni, probabilmente con il presidente Stefano Bonaccini o con l’assessore Venturi o con l’assessore Saitta”.
Sul tema è intervenuto anche il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, che appena un mese fa, nel corso della verifica sulla gestione della sanità regionale effettuata dal tavolo interministeriale, si è visto riconfermare uno squilibrio nei conti di circa 150 milioni di euro. Dati dai quali, riconosce il presidente calabrese, non si può prescindere, ma che non legittimano in alcun modo la decisione del governo sulla incompatibilitù del commissariamento con le funzioni di presidente di Regione. “Ci riserveremo, come giunta regionale, di adire alle vie legali per impugnare alla Corte Costituzionale il provvedimento del governo” ha preannunciato Oliverio, sulla falsariga della posizione espressa dal collega molisano Toma.
Intanto, per effetto della misura approvata con il decreto fiscale, è partito il conto alla rovescia per Vincenzo De Luca, presidente e commissario ad acta per la sanità della Regione Campania. “Entro gennaio il governo nominerà il nuovo commissario alla Sanità in Campania e forse anche più di uno in base alla gravità della situazione” aveva dichiarato nei giorni scorsi la ministra della Salute rispondendo ai  microfoni della trasmissione Le Iene. Lo scontro tra ministra e presidente regionale (dall’esito scontato, vista l’approvazione della norma sull’incompatibilità) non mancherà con ogni probabilità di infiammare lo scenario politico, atteso anche il miglioramento dei conti della sanità della Regione Campania (che resta comunque tra le peggiori d’Italia), ormai quasi a posto e con gli indicatori Lea 2017 stimati vicino alla soglia di sufficienza dei 160 punti. E c’è già chi avanza l’ipotesi che il presidente della Regione tutto farà fuorchè creare un clima favorevole per il commmissario ad acta di nomina governativa che gli subentrerà.

De Luca, però, potrebbe non essere il solo a rischiare: anche nei confronti del presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, potrebbe infatti essere applicata la norma sull’incompatibilità, anche se la Regione – che ha inanellato una serie di risultati positivi –  dovrebbe uscire dal commissariamento entro quest’anno. Perché ciò avvenga, però, bisogna attendere i risultati di gestione del 2018, che saranno disponibili presumibilmente solo tra qualche mese, in primavera. Ergo, la ministra della salute (che ha dimostrato di non avere esitazioni quando si tratta di applicare lo spoil system, perfettamente consapevole degli effetti politici di questo strumento) avrebbe tutto il tempo e l’agio di far fuori dalla gestione della salute laziale il candidato alla segreteria del Pd.

 
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