Errori in terapia, dal ministero arriva una lista di raccomandazioni per prevenirli

Errori in terapia, dal ministero arriva una lista di raccomandazioni per prevenirli

Roma, 14 dicembre – Quello della grafia illegibile dei medici non è solo un luogo comune, ma l’espressione di una realtà molto seria, documentata anche da studi scientifici, dalla quale possono discendere problemi e conseguenze per la salute dei cittadini, in ragione degli errori che possono aver luogo nella dispensazione delle terapie, nonostante le non comuni capacità di decrittazione dei farmacisti, leggendarie almeno quanto se non di più la pessima scrittura dei medici, che usano con eccessiva disinvoltura anche acronimi, simboli non sempre  standardizzati e abbreviazioni.
Per fare ordine su tutto questo e ridurre al minimo i rischi, il ministero della Salute ha realizzato un apposito documento, predisposto dall’Ufficio 3 della Direzione  generale della Programmazione sanitaria, dal titolo quanto mai eloquente: Raccomandazione per la prevenzione degli errori in terapia conseguenti all’uso di abbreviazioni, acronimi, sigle e simboli. Obiettivo dichiarato,  promuovere l’adozione di un linguaggio comune tra medici, farmacisti e infermieri.
L’iniziativa del ministero parte dalla constatazione che, sebbene quella di velocizzare con abbreviazioni e simboli la comunicazione professionale  “sia prassi comune durante la gestione del farmaco in ospedale e sul territorio”, essa “può causare errori e danni ai pazienti”. A sostegno dell’affermazione, il ministero fornisce una serie di  dati di letteratura.
“Una brutta grafia può rendere difficile la comprensione di una prescrizione e causare errori nella dispensazione e nella somministrazione di una terapia farmacologica. La prescrizione, tuttavia, risulta essere particolarmente critica, soprattutto la prescrizione verbale (compresa quella telefonica), che sebbene sconsigliata, viene tuttora utilizzata in alcune situazioni di emergenza/urgenza” avverte il ministero. “Scrivere, ad esempio, il nome del principio attivo abbreviato invece che per esteso può portare a scambiare farmaco, oppure ‘1,0 mg’ (invece che “1 mg”) può essere confuso con 10 mg”.
Nella raccomandazione viene così “proposta una standardizzazione delle definizioni”, che “facilita la comunicazione delle informazioni all’interno della struttura sanitaria e tra strutture sanitarie particolarmente nelle transizioni di cura”. La raccomandazione “è rivolta agli operatori sanitari coinvolti nel processo di cura del paziente – conclude il ministero – e nella gestione dei farmaci oltre che a Regioni e Province autonome e alle direzioni aziendali”.

La raccomandazione  elaborata dalla Direzione  generale della Programmazione sanitaria (il testo è disponibile a questo link) è stata sottoposta a un ampio processo di consultazione (nel quale sono state coinvolte tra gli altri la Fofi e la Sifo) e sarà oggetto di revisione periodica e sarà aggiornata in base alle evidenze emerse dai monitoraggi della sua implementazione.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi