Ccnl farmacie, il Mnlf invita i dipendenti a scrivere a Di Maio per sbloccare le trattative

Ccnl farmacie, il Mnlf invita i dipendenti a scrivere a Di Maio per sbloccare le trattative

 
Roma, 21 dicembre – Questo contratto s’ha da rinnovare e, per riuscirci, visto che le trattative – a sei anni circa dalla scadenza del vecchio contratto – sono di fatto ancora bloccate, il Movimento nazionale dei liberi farmacisti scende in campo oggi con un’iniziativa che ha il dichiarato obiettivo di sbloccare la situazione.
Mnlf invita infatti tutti i farmacisti dipendenti di farmacia privata ad inviare una lettera al Ministro del Lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio (nella foto), spiegando la loro condizione. La sigla dei liberi farmacisti fornisce anche una traccia del testo della lettera (ovviamente personalizzabile) per favorire l’adesione all’iniziativa.
“A circa sei anni dalla scadenza del contratto con due rinnovi praticamente saltati non è più tollerabile alcun rinvio e la richiesta di maggiore flessibilità è totalmente rinviata al mittente” spiega Mnlf in un comunicato. “Malgrado gli appelli, malgrado la situazione di obbiettiva indecenza dei livelli economici retributivi, si gioca ancora sulla pelle dei dipendenti con giustificazioni indecenti”.
La sigla presieduta da Vincenzo Devito spiega i motivi  che rendono urgente la stipula del nuovo contratto di lavoro: “In sei anni il poter d’acquisto dei farmacisti dipendenti si è notevolmente ridotto e le condizioni di lavoro sono drammaticamente peggiorate. Non è più tollerabile alcun rinvio”.
Mnlf attribuisce la completa responsabilità della situazione alla Federfarma, che “in sei anni ha fatto di tutto per rendere questa situazione esplosiva”, portando il malcontento “ai livelli massimi” .
Tra le accuse rivolte al sindacato dei titolari, c’è anche quella di essersi  “guardato bene dall’indennizzare i lavoratori con un parziale recupero di quanto perso in questi anni”“da avanzare proposte che riconoscessero quella professionalità tanto sbandierata ad ogni convegno“. Maa giudizio di Mnlf Federfma si è anche  “guardata bene da considerare i laureati in farmacia che lavorano alle loro dipendenze professionisti di un sapere che ha un costo e che come tale deve essere riconosciuto. Professionisti che ogni giorno collaborano con i medici, indirizzano i cittadini sul corretto uso dei farmaci e in più di una occasione correggono terapie e individuano patologie che, sottovalutate porterebbero gravi danni all’utente”.
Per i liberi farmacisti si tratta però di “una professionalità riconosciuta secondo convenienza, all’interno di contesti aziendali sempre più conflittuali ove moltissimi sono i doveri e pochissimi i diritti, anche quelli più elementari”.
Quello della farmacia privata è un mondo spesso dipinto da un marcato ruolo sanitario, scrive ancora Mnlf, dove però “i contratti sono quelli del commercio e un farmacista guadagna netto poco più di 7 euro/ora. Al ministro del Lavoro Di Maio” conclude la nota dei liberi farmacisti “l’invito ad occuparsi della questione urgentemente”.
Nella traccia di lettera inviata ai colleghi (qui il testo)  per favorire la massima adesione all’iniziativa, viene rappresentato al ministro che il  31 gennaio prossimo saranno sei anni che il contratto non viene rinnovato. “Sei anni in cui il potere d’acquisto della mia famiglia si è notevolmente ridotto” e “ci sono stati chiesti sacrifici attraverso l’allungamento dell’orario di apertura, con nuovi servizi da offrire e una disponibilità da mostrare sempre, pena il licenziamento”.
“Malgrado i fatturati delle farmacie sono sempre con il segno più ogni 31 dicembre , malgrado la crisi economica che ha attanagliato tutti abbia solo sfiorato queste aziende” continua la traccia della lettera al titolare del Lavoro “non un solo centesimo è aumentata la mia paga base. Siamo i peggio pagati in Europa”.
Precisato quindi che la paga oraria netta,  7,20 euro, è del tutto inadeguata per un professionista della salute inquadrato però nel contratto del commercio,  “lo stesso di badanti e perpetue” e stigmatizzato il fatto che dei farmacisti dipendenti i loro datori di lavoro, quando vogliono difendere posizioni di privilegio, parlano come di “sanitari indispensabili”, la lettera fa presente al ministro del Lavoro l’impossibilità a esercitare liberamente  la professione, “perché un monopolio indifendibile trova abili avvocati nelle file del Parlamento e siamo trattati senza nessun rispetto se siamo loro dipendenti. Ora ci chiedono maggiore flessibilità, non bastano le 40 ore settimanali che possono diventare 48. Non bastano, vogliono di più.
Oggi io chiedo il suo intervento, l’intervento del ministro del Lavoro” è la richiesta finale della lettera, che termina con gli auguri al ministro di Buon Natale. ” Il nostro sarà ancora senza contratto” è la chiusura ad effetto “e non sarà felice”.
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