Da Gimbe strategie per ridurre gli sprechi nei test diagnostici nei pazienti ospedalizzati

Da Gimbe strategie per ridurre gli sprechi nei test diagnostici nei pazienti ospedalizzati

Roma, 8 gennaio – L’eccesso di test diagnostici nei pazienti ospedalizzati produce di fatto  sprechi, non aiuta la salute dei pazienti e anzi li espone a effetti avversi prevenibili.

Partendo da queste note e semplici osservazioni e alla luce della necessità di concorrere alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale (necessità che ha determinato un crescente interesse per la promozione di un’assistenza sanitaria ad elevato value, in grado di ridurre gli sprechi ed aumentare il ritorno in termini di salute del denaro investito in sanità), la Fondazione Gimbe ha deciso di occuparsi della materia: l’eccesso di test diagnostici è infatti una pratica dal basso value molto diffusa e, in particolare, la continua ripetizione di esami di laboratorio di routine nei pazienti ospedalizzati determina effetti avversi prevenibili, sia clinici (es. anemia da ospedalizzazione, aumento della mortalità nei pazienti con patologie cardiopolmonari) sia economici (es. esecuzione di ulteriori test diagnostici, trasfusioni inappropriate, aumento della durata della degenza). Peraltro, anche se gli esami di laboratorio rappresentano meno del 5% della spesa ospedaliera, l’impatto economico è molto più elevato perchè i loro risultati influenzano circa 2/3 delle decisioni cliniche relative ad ulteriori test diagnostici o interventi terapeutici.

“Il fenomeno è molto complesso” spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe (nella foto)perché le prescrizioni ripetute di esami di laboratorio nei pazienti ospedalizzati conseguono alla variabile interazione di vari fattori: medicina difensiva, incertezza diagnostica, sottostima degli effetti avversi, scarsa consapevolezza dei costi, mancato feedback sulla prescrizione dei test, differente background formativo dei medici. Tuttavia, oggi consistenti evidenze scientifiche documentano sia l’efficacia di vari interventi per ridurre i test di laboratorio inappropriatamente ripetuti in ospedale, sia che tale riduzione non si associa a un aumento di eventi avversi, quali mancate diagnosi, re-ospedalizzazione o mortalità“.

Per queste ragioni, previa revisione sistematica della letteratura, la Fondazione Gimbe ha realizzato un position statement per offrire a professionisti e ospedali un framework multidisciplinare e basato sulle evidenze per promuovere iniziative finalizzate a ridurre la ripetizione dei test di laboratorio di routine in ospedale.

Tre, secondo Gimbe, gli interventi efficaci per ridurre la ripetizione inappropriata di test di laboratorio di routine nei pazienti ricoverati: la formazione, l’audit & feedback ai professionisti sull’appropriatezza delle prescrizioni e la loro restrizione tramite cartella clinica informatizzata.

“Nonostante l’efficacia dei singoli interventi”  precisa Cartabellotta “una riduzione significativa e prolungata dei test superflui si ottiene dalla loro combinazione multifattoriale, coinvolgendo opinion leader clinici e decisori per promuovere il cambiamento nell’organizzazione ed estendendo gli interventi a tutti i professionisti sanitari e non solo ai medici prescrittori”.

“In base alle evidenze scientifiche, oggi possiamo affermare sia che la continua ripetizione dei test di laboratorio nei pazienti ospedalizzati genera sprechi e danni, sia che la loro riduzione non ha alcun impatto negativo sulla sicurezza dei pazienti” conclude Cartabellotta. “Auspichiamo che il position statement Gimbe venga utilizzato dagli ospedali e dai medici, sia per ridurre una pratica costosa e rischiosa, sia per il potenziale impatto culturale, visto che ridurre pratiche dal basso value migliora la sicurezza, l’efficacia e la costo-efficacia dell’assistenza e contribuisce alla sostenibilità del Ssn”.

Il position statement Gimbe “Strategie per ridurre la ripetizione dei test di laboratorio nei pazienti ospedalizzati” è disponibile a questo link.

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