Assofarm: “Remunerazione, proroga saltata, la filiera rischia di restare fuori dalla partita”

Assofarm: “Remunerazione, proroga saltata, la filiera rischia di restare fuori dalla partita”

Roma, 9 gennaio – “Il latte sembra versato, speriamo di non dover piangere troppo”: questo il commento del presidente di Assofarm Venanzio Gizzi (nella foto) di fronte alla mancata previsione, nel recente decreto “Milleproroghe”, di ogni riferimento all’articolo 15, comma 2, della legge 135/2012, che definiva percorso, modalità e scadenze per definire la nuova remunerazione delle farmacie.

In particolare, la legge 135 disponeva che a occuparsi della questione fosse l’Aifa, attraverso un accordo con  le associazioni maggiormente rappresentative della filiera del farmaco,  centrato sul principio della remunerazione mista (quota fissa “professionale” più margine sul prezzo dei farmaci), da adottare a partire dal 2o13. Un accordo tra Aifa e filiera, come si ricorderà, venne in effetti raggiunto e siglato a termini di legge nell’ottobre del 2012, ma cadde soltanto due mesi dopo sotto la mannaia del MEF.

Esito che portò il Governo (all’epoca guidato da Mario Monti) a spostare di un anno, con il decreto Milleproroghe, la scadenza entro la quale Aifa e filiera avrebbero dovuto raggiungere l’accordo. Fu il primo di una lunga serie di rinvii, l’ultimo dei quali, disposto con la legge di bilancio 2018, rimandava la scadenza al 1° gennaio 2019. Trascorso inutilmente anche il 2018 (la convocazione delle sigle della filiera da parte dell’Aifa per riavviare il tavolo sulla remunerazione, alla fine dello scorso mese di giugno, è subito evaporata, anche in ragione della decisione del ministero della Salute guidato dall’allora appena insediata Giulia Grillo di ridisegnare l’intera governance del settore del farmaco), si è probabilmente ritenuto che ancora una volta il Governo avrebbe provveduto a un’ulteriore rinvio della scadenza.

Ma così non è stato: nel decreto Milleproghe del governo M5S-Lega, infatti, non è prevista alcuna ulteriore dilazione per l’accordo Aifa-filiera sulla nuova remunerazione. Accordo per il quale, dunque, i termini sono da considerare a tutti gli effetti scaduti. Fatto che,  ai sensi di quanto previsto dalla già ricordata legge 135/12, comporta un cambio di scenario e (forse) anche di passo: la questione passa infatti direttamente al ministro della Salute, che dovrà occuparsene con un proprio decreto, di concerto con il MEF e previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni e parere delle Commissioni parlamentari competenti.

Dalla partita delle remunerazione, insomma, la filiera rischia  di rimanere fuori, ed è proprio questa prospettiva che ha indotto Assofarm (che negli anni passati era sempre stata la sigla più attiva nel sollecitare la necessità di affrontare la riforma della remunerazione e a ricordare, nelle more, la necessità di prorogare la scadenza dei termini per l’accordo Aifa-filiera) a intervenire pubblicamente per lanciare un allarme e  sollecitare un rapido “serrate le file” della filiera distributiva del farmaco.

Per Assofarm, infatti, che già nel 2006 aveva portato all’attenzione delle istituzioni e delle altre organizzazioni della distribuzione del farmaco il tema di una diversa remunerazione del farmacista, la cronaca degli eventi nasconde “una sotterranea mancanza di volontà della filiera di giungere a un accordo col Governo sul tema più strategico per il rilancio della farmacia. Troppo spesso la farmacia italiana tira a campare” scrive ancora la sigla delle farmacie pubbliche “accontentandosi di quel poco che ha oggi, invece di affrontare la sfida e i rischi del rinnovamento. Atteggiamento che, se colto dalle controparti istituzionali, potrebbe avere effetti pesanti in futuro. È infatti difficile immaginare che una farmacia vista come mancante di intraprendenza e senso di responsabilità possa giocare un ruolo rilevante nel prossimo rinnovo del Patto per la Salute così come nella nuova governance del farmaco voluta dal ministro Grillo”. 

“A questo punto ci rimangono due uniche opzioni”  spiega Gizzi. “La prima è quella di attendere passivamente di che morte morire. La seconda è un repentino e assai tardivo cambio di atteggiamento da parte nostra confidando sulla sicura e dimostrata sensibilità sull’argomento della nuova dirigenza di Federfarma: troviamoci tutti quanto prima, dichiariamo una disponibilità al confronto inevitabilmente accompagnata da una severa autocritica, magari in sede di Convenzione dove la remunerazione dovrà necessariamente essere trattata, in un unico tavolo con la dovuta importanza, all’interno dell’accordo e confidiamo nella sensibilità del Governo e delle Regioni. Spero” conclude il presidente Assofarm “che ora che non abbiamo più  un anno davanti, qualcuno risponda a questo ulteriore appello”.

 

 

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