Cossolo: “Remunerazione, interesse di Governo e Regioni garantire la sostenibilità del servizio”

Cossolo: “Remunerazione, interesse di Governo e Regioni garantire la sostenibilità del servizio”

Roma, 10 gennaio – “Non mi preoccupa il confronto sulla remunerazione con Governo e Regioni perché sono loro i soggetti direttamente coinvolti sui quali gravano gli oneri economici. E va da sé, come dimostra l’accordo siglato dall’Aifa nel 2012 e poi respinto dal MEF, che senza l’accordo di Governo e Regioni non è possibile ottenere alcuna modifica della remunerazione”.

Marco Cossolo (nella foto), presidente di Federfarma, stempera le preoccupazioni per il mancato rinvio (sarebbe stato il settimo di fila) dei termini per il raggiungimento dell’accordo tra Aifa e filiera distributiva del farmaco sulla nuova remunerazione del servizio farmaceutico, così come previsto dalla legge 135/12. Il presidente del sindacato dei titolari considera anzi fisiologica e per molti versi positiva l’interruzione della catena delle proroghe: “Ostinarsi a mantenere il riferimento a quella norma, quando anche essa fosse stata reiterata” spiega Cossolo sull’house organ di Federfarma Filodiretto “avrebbe fatto fallire sul nascere qualsiasi possibilità di trattativa, come dimostra il fatto che per sei anni la norma sia stata prorogata senza neanche che si aprisse il Tavolo”.

Cossolo si smarca dunque dal coro di commenti prevalentemente negativi, primo tra tutti quello del presidente di Assofarm Venanzio Gizzi,  preoccupato per i possibili rischi connessi alla mancata proroga della norma che affidava all’Aifa e alle sigle della filiera distributiva del farmaco l’incombenza di pattuire un accordo  per la nuova remunerazione. Il fatto che, sempre ai sensi della legge 135, in caso della scadenza dei termini per sancire l’accordo (come appena ricordato prorogata di anno in anno a partire dal 2012, fino alla definitiva scadenza del 1° gennaio scorso),  la materia torni ora alla diretta competenza del ministro della Salute, che dovrà occuparsene con un proprio decreto, di concerto con il MEF,  previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni e con il parere delle Commissioni parlamentari competenti, espone infatti alla possibilità, secondo Gizzi,  che la filiera del farmaco rimanga esclusa dalla partita.

Cossolo, dopo aver  ricordato che il lavoro condotto nei mesi scorsi (proprio insieme ad Assofarm) aveva in ogni caso prodotto una riapertura del Tavolo sulla remunerazione, poi bloccatosi a causa dei cambiamenti intervenuti nella dirigenza Aifa, tende però a escludere il rischio paventato dal presidente delle farmacie pubbliche e si dice anzi fiducioso che, sgombrato il campo dal masso erratico della scadenza dei termini per l’accordo Aifa-filiera,  la strada per la riforma della remunerazione delle farmacie possa finalmente conoscere un’accelerazione e “trovare presto un accordo soddisfacente per tutte le parti”.

“Non credo sia interesse né del Governo né delle Regioni usare la modifica della remunerazione per affossare il servizio farmaceutico che è già in difficoltà come dimostrano le recenti chiusure di farmacie per fallimento” spiega il presidente dei titolari di farmacia. “Nel non auspicabile caso contrario, è ovvio che la categoria è pronta a iniziative di protesta”. Federfarma, infatti, “ha sempre sostenuto che la modifica della remunerazione è un aspetto fondamentale per mantenere la sostenibilità economica della farmacia, così come è importante e urgente il rinnovo della Convenzione, altro tema sul quale siamo fortemente impegnati” e dunque non mancherà, come ha fatto fin qui, di riservare alla questione il massimo impegno.
“Ci auguriamo che il nuovo Governo voglia occuparsi al più presto della definizione di un nuovo modello di remunerazione” conclude Cossolo “che se ben gestito potrebbe rivelarsi un prezioso strumento di governance per la farmaceutica pur riconoscendo alle farmacie il giusto riconoscimento”.

Identico l’auspicio espresso da Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi, che insiste sulla necessità di rivedere al più presto e su nuove basi svincolate dalla sola marginalità sul prezzo non solo i compensi delle farmacie, ma anche quelli dei distributori intermedi: “Come più volte segnalato in passato e di recente è necessario rivedere urgentemente la remunerazione per la distribuzione intermedia che ha costi non più sostenibili con gli attuali margini di legge”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi