Muschietti: “Remunerazione, riformarla è vitale, serve più impegno da parte di tutta la filiera”

Muschietti: “Remunerazione, riformarla è vitale, serve più impegno da parte di tutta la filiera”

Roma, 10 gennaio – “La mancata proroga della scadenza della misura della legge 135/2012 che affidava la definizione della nuova remunerazione delle farmacie a un accordo negoziato tra Aifa e sigle della filiera distributiva, non è proprio un fulmine a ciel sereno e neanche la fine del mondo, ma deve comunque allertare le farmacie e indurre le loro sigle a decuplicare l’impegno per portare a casa il prima possibile  nuove modalità di calcolo dei compensi, necessarie per garantire la sostenibilità del servizio”.

Franco Gariboldi Muschietti (nella foto),  riconfermato il mese scorso alla presidenza di Farmacieunite, il sindacato dei titolari di farmacia privata che associa più di 500 farmacie in prevalenza nelle Regioni del Nord Est del Paese, non si straccia le vesti per l’interruzione della catena dei rinvii del termine dell’accordo Aifa-filiera per la nuova remunerazione, che di fatto restituisce al ministro della Salute il compito di occuparsi della questione, ma evidenzia la necessità di un immediato scatto in avanti dell’impegno della farmacia per arrivare a soluzioni che non penalizzino ulteriormente le farmacie e, anzi, ne rilancino il ruolo di presidi sanitari di prossimità.

“Se, al contrario degli anni scorsi, la proroga dei termini per l’accordo Aifa-filiera sulla nuova remunerazione non è arrivata” spiega Muschietti al nostro giornale “qualcosa vorrà pur dire. Molto probabilmente, la categoria – forse abituatasi negli anni a considerare la proroga una sorta di procedura di default – ha abbassato la guardia, non impegnandosi a sufficienza per ottenere un’ulteriore dilazione. Spiegazione che, ci tengo a precisarlo, può valere per altri ma non per Farmacieunite: abbiano sollevato il problema della remunerazione già a partire dal 14 luglio, a Governo insediato da poche settimane, in un incontro con il capo della segreteria tecnica della ministra della Salute, Giuseppe Amato.  E lo abbiamo ribadito il 13 agosto, in un incontro con la senatrice Sonia Fregolent, membro della Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama, poi reiterato a fine novembre a Roma con la consegna di un documento. Ma il nostro sindacato” continua il presidente di Farmacieunite  “ha rappresentato l’urgenza della riforma della remunerazione anche in un incontro a Milano con Silvio Garattini,  il  più autorevole degli esperti coinvolti dalla ministra Grillo per disegnare la nuova governance farmaceutica, e con il sottosegretario alla Salute Luca Coletto, appena prima del suo insediamento ufficiale al ministero.  Non abbiamo mai smesso un attimo di sollevare la questione nelle sedi istituzionali, anche se evidentemente le nostre istanze almeno fin qui non sono bastate. Il che, peraltro,  autorizza ad avanzare più di  interrogativo sull’entità degli sforzi di altre e ben più potenti sigle del settore”.

Muschietti, insomma, avanza qualche dubbio sulla quantità e la qualità dell’impegno che la categoria nel suo complesso ha espresso fin qui in materia di riforma della remunerazione: “La sensazione è che, dopo lo smacco dell’autunno 2012, quando l’accordo raggiunto con Aifa venne vanificato dallo stop imposto dal Mef” ipotizza il presidente del sindacato “gli sforzi per la nuova remunerazione abbiano perso slancio e convinzione in alcune componenti della filiera. Di fatto, gli anni sono trascorsi invano, senza che su questioni cruciali – la remunerazione, appunto, ma anche il rinnovo della  convenzione – si siano registrati progressi anche minimi”.

Per Muschietti, la mancata proroga può comunque rappresentare la classica doccia gelata che obbliga a svegliarsi e a muoversi: “Il fatto che a occuparsi della remunerazione, ora, sarà la ministra Grillo, di concerto con il Mef e con le Regioni, deve mobilitare l’intera filiera distributiva, che non può certo correre il rischio di rimanere con il cerino in mano, attendendo che altri decidano sulla sua testa” afferma il presidente di Farmacieunite. “Garantire alle farmacie la necessaria sostenibilità economica, gravemente pregiudicata nel corso dell’ultimo decennio, al punto da generare  problemi di sopravvivenza per molti esercizi, è assolutamente vitale. Ormai siamo al  bivio cruciale del primum vivere, deinde philosophari, e le farmacie non hanno altre alternative che quella di stringersi tutte in un unico blocco, senza distinzioni di sigle. Il servizio farmaceutico è una risorsa irrinunciabile del Ssn e del Paese e non può continuare a essere esposto al rischio di morire per asfissia, come sta di fatto accadendo”.

Per evitarlo, Muschietti avanza un’idea: “Visto che tutte le componenti della filiera hanno pubblicamente manifestato la necessità di arrivare con la massima urgenza a una riforma adeguata della remunerazione” sostiene il presidente del sindacato “forse sarebbe il caso di costituire una sorta di unità anticrisi  intersigle, che analizzi congiuntamente la questione e presenti in modo compatto alle istituzioni, Governo e Regioni su tutte, le proprie necessità e ragioni, con una proposta adeguata e praticabile di nuova remunerazione. Se mai c’è stato un momento per impegnarsi senza riserve e con la massima compattezza per salvaguardare il servizio farmaceutico e il destino delle farmacie, è proprio questo. Mi auguro che la categoria non sia così stolida e autolesionista da perderlo. Per quello che ci riguarda, Farmaciunite è fin da questo momento disponibile a ogni incontro e a ogni forma di collaborazione utile a garantire un futuro alle farmacie italiane”.

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