Asfi: “Chi vende farmaci senza rispettare l’obbligo di ricetta è il peggior nemico della professione”

Asfi: “Chi vende farmaci senza rispettare l’obbligo di ricetta è il peggior nemico della professione”

Roma, 14 gennaio – La pubblica denuncia del presidente dell’Ordine dei farmacisti di Napoli, Vincenzo Santagada, contro la pratica di vendere farmaci senza ricetta, con particolare riferimento alla cessione di sciroppi  a base di codeina, utilizzati dai giovani in cerca di “sballo” miscelati a bevande alcoliche, ha avuto ripercussioni immediate sul mondo professionali dei farmacisti.

Prima a scendere in campo per rafforzare il messaggio del presidente dei farmacisti napoletani è stata l’Asfi, che ha discusso “in tempo reale” la vicenda sulla sua vivacissima chat associativa, per poi decidere di diffondere un proprio comunicato sul tema,  diramato nella mattinata di oggi. La presa di posizione dell’Associazione scientifica dei farmacisti italiani, presieduta da Maurizio Cini (nella foto), è inequivocabile fin dal titolo: “Chi vende medicinali che possono causare danno alla salute, senza rispettare le regole di corretta dispensazione, è il peggior nemico della nostra professione”.

Proprio la necessità della tutela dell’indentità, della dignità, dell’immagine e del decoro della professione farmaceutica è il fil rouge della sortita di Asfi che, ritenendo probabile che la diffusione della miscela tra codeina e alcol sia da mettere in relazione alla vendita senza esigere la ricetta medica dal cliente, ma a seguito di semplice richiesta verbale al banco, condanna fermamente quella che viene definita “una pratica dissennata”, che “tradisce il rapporto fiduciario che è alla base dell’affidamento da parte dello Stato del Servizio farmaceutico, nella forma della concessione statale, alla rete delle farmacie private”.

“Venir meno a tale fiducia, dispensando con leggerezza e senza esercitare alcun controllo medicinali che possono essere utilizzati in modo dannoso per la salute” scrive l’Asfi “vanifica gli sofrzi dei tanti che si stanno battendo per difendere la funsione professionale del faramcsita, unico operatore sanitario esperto e custode del farmaco, e contribuisce alla sua banalizzazione e mercificazione. Inoltre, in caso di lesioni accertate, espone a conseguenze civili e penali anche molto gravi”.

Se non si garantisce la corretta dispensazione dei medicinali che, osserva Asfi, “è il compito principale attribuito ai farmacisti dallo Stato, e non si sanzionano duramente i colleghi scorretti, sarà difficile riuscire a vederci riconosciuti e retribuiti nuovi e più complessi compiti di sorveglianza sanitaria, di prevenzione, di presa in carico del paziente cronico e di monitoraggio della sua aderenza alla terapia”.

“L’Asfi confida che i colleghi scorretti, anche a seguito delle notizie di stampa, si rendano conto della gravità del loro comportamento superficiale e che lo modifichino immediatamente” scrive ancora l’associazione, auspicando in caso contrario l’immediato e duro intervento delle autorità di controllo, in particolare gli Ordini professinali, “come previsto dall’attuale normativa, per il bene ed il futuro dell’intera nostra categoria”.

Che, conclude il comunicato, è “composta in massima parte da professionisti seri e onesti, che amano il proprio lavoro e sono ben consci del proprio importante ruolo sanitario”.

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