Ocse: superbatteri, sfida da affrontare, ma rallenta la ricerca sugli antibiotici

Ocse: superbatteri, sfida da affrontare, ma rallenta la ricerca sugli antibiotici

Roma, 14 gennaio – Nel 1990, a investire nella ricerca e nello sviluppo di nuovi antibiotici erano 18 tra le più grandi aziende farmaceutiche del mondo. Nel 2016, un quarto di secolo dopo, ne erano rimaste soltanto sei.

Il dato, messo in evidenza dalla pubblicazione “Affrontare la sfida dei superbatteri” dell’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), basta da solo a restituire plasticamente come gli antibiotici abbiano smesso di essere una delle priorità dalle ricerca dell’industria dei farmaci, proprio quando il fenomeno della resistenza batterica è ormai diventato, secono l’Oms, un’emergenza sanitaria a livello planetario.

Di tutte le scoperte mediche del ventesimo secolo – scrive l’Ocse nel suo rapporto  – forse nessuna è stata più importante degli antibiotici”. Affermazione suffragata da una serie di dati, peraltro molto noti, su tutti quello riferito all’impiego della penicillina, che tra il 1935 e il 1952 fu devisica per abbattere i tassi di mortalità per polmonite e sepsi dall’80% al 20%.

Negli ultimi decenni, però, l’efficacia di questi farmaci – anche a causa del loro uso spesso inappropriato non solo in tarapia, ma anche e soprattutto negli allevamni di animali destinati all’alimentazione umana – ha cominciato progressivamente a diminuire, con la diffusione del fenomeno della resistenza antimicrobica che ha portato molti agenti patogeni a sviluppare meccanismi di difesa per resistere agli effetti dei farmaci.

Ad aggravare la situazione ha ovviamente concorso la riduzione della ricerca nel settore: le approvazioni di nuovi antibiotici da parte dell’agenzia per il controllo dei farmaci degli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (Fda) tra il 1983 e il 1987 erano 16, mentre tra il 2008 e il 2012 appena due.

Un sussulto di nuovo interesse si è registrato nel quadriennio dal 2013 e il 2016, nel corso del quale si è registrata una leggera risalita, con cinque approvazioni. Numeri però ancora troppo distanti da quelli degli anni Ottanta. Il costo elevato dello sviluppo di antibiotici e la bassa probabilità di successo (solo l’1,5% di quelli in fase di sviluppo preclinico raggiunge il mercato) hanno portato l’industria farmaceutica ad abbandonare la ricerca.

Per il futuro, sottolinea l’Ocse, servono incentivi di mercato per invogliare a investire nel settore e migliori strategie per prevenire malattie infettive.
Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2019/01/farmaci-antibiotici-2/1205713/#0fDZZ7CskCgP2T26.99

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