Scienze della vita, le nove scoperte più importanti del 2018

Scienze della vita, le nove scoperte più importanti del 2018

Roma, 14 gennaio – Quasi inevitabilmente, ci sono anche i farmaci tra le innovazioni scientifiche più importanti del 2018, appena andato in archivio. A stilare la sua classifica delle  più significative novità registrate l’anno scorso in ambito scientifico è stata Biospace, pubblicazione on line specializzata in life sciences industry.  Tra le nove scoperte top indicate dalla rivista, spiccano infatti anche l’anticorpo monoclonale umanizzato galcanezumab (princiio attivo della specialità Emgality, di Eli Lilly) per la prevenzione dell’emicrania,  approvato dalla Fda, la cui autorizzazione all’immissione in commercio è stata raccomandata lo scorso settembre anche dal Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Ema, insieme alla  terapia oncologica non specifica  a base di larotrectinib, un inibitore altamente selettivo delle proteine di fusione NTrk, che stimolano le cellule tumorali a moltiplicarsi e sono il risultato di una alterazione genetica che si verifica quando il gene Trk (tropomyosin receptor kinase) si fonde con altri geni, dando luogo alla sintesi di elementi ibridi. Secondo il commissario Fda Scott Gottlieb, l’approvazione di questa nuova terapia oncologica non specifica per il cancro “riflette i progressi nell’uso dei biomarcatori per guidare lo sviluppo dei farmaci e l’azione sempre più mirata della medicina”.

Galcanezumab, secondo antagonista del peptide correlato al gene della calcitonina (Cgrp) ad essere autorizzato per la prevenzione dell’emicrania, dopo  erenumab di Novartis,  si piazza al terzo posto della classifica Biospace delle scoperte più importanti del 2018,  immediatamente seguito al quarto posto da larotrectinib.

Il primo e il secondo posto del podio sono appannaggio, rispettivamente,  degli esperimenti condotti dai gemelli astronauti della NASA, Mark e Scott Kelly per valutare l’effetto della permanenza nello spazio sul corpo umano, e degli studi condotti per ridurre l’allergia da arachidi, che negli USa è un problema particolarmente sentito.

L’esperimento della Nasa ritenuto da Biospace il più importante dell’anno è stato condotto mantenendo Mark sulla Terra e inviando Scott a trascorrere un intero anno nella stazione spaziale internazionale. Al ritorno sulla Terra dopo un anno di osservazioni e rilevazioni, Scott era più alto del fratello di cinque centimetri, grazie al minore effetto della gravità. A colpire (più che la variazione d’altrezza, poi tornata “normale”) sono stati però i cambiamenti registrati a livello genetico: secondo i ricercatori, infatti, il 7%  del Dna di Scott è cambiato in modo permanente.
Per quanto riguarda l’allergie alle noccioline, la biotech californiana Aimmune Therapeutics ha pubblicato i risultati positivi del trial clinico di fase III Palisade, che ha valutato un complesso contenente  farina di arachidi sgrassata denominato ARA101, efficace appunto  nel desensibilizzare i pazienti con allergia ai peanuts, disturbo che colpisce il 2,5% dei bambini statunitensi, nei quali l’incidenza è aumentata del 21% dal 2010.
L’elenco Biospace delle nove top innovazioni scientifiche del 2018 è completato dalla clonazione dei primati effettuata dai ricercatori del Chinese Academy of Sciences Institute of Neuroscience, che hanno clonato delle scimmie usando essenzialmente le stesse tecniche utilizzate per clonare la pecora Dolly circa 20 anni fa. Clonare i primati è però incredibilmente più  difficile: servono infatti  127 uova per produrre due soli macachi vivi. Esserci riusciti significa aver di fatto splancato la porta alla possibilità tecnica di clonazione umana, anche se gli scienziati escludono di voler provare a clonare le persone.

Al sesto posto si piazza la tecnica di editing genetico sugli embrioni che, sempre in Cina, ha permesso di  alterare il Dna degli embrioni di sette coppie, i cui soggetti maschi avevano tutti una infezione da Hiv sotto controllo, notizia  accolta da una condanna a livello planetario, con l’avvio di indagini da parte del governo cinese, del Nationale Institutes of Health (Nih) e della Rice University.

Settimo posto per RCAN1, il gene che fa accumulare il grasso,  rimosso da un gruppo di ricercatori della Flinders University in Australia dai topi, per poi testare su di loro diversi tipi di diete, compresa una variante ricca di grassi. I topi non sono però aumentati di peso, anche dopo essere stati sovra-alimentati con cibi ad alto contenuto di grassi per diverse settimane. dalla ra ricerca,  pubblicata sulla rivista EMBO Reports, è emerso che il blocco del gene ha contribuito a trasformare il tessuto adiposo bianco in tessuto adiposo bruno, quello che viene mobilitato per produrre energia dissipabile sotto forma di calore, mentre quello bianco ha funzione di grasso di riserva. I  risultati dello studio potrebbero portare allo sviluppo di un farmaco mirato contro l’attività del gene RCAN1 in grado di ridurre il peso corporeo.

All’ottavo posto, il sequenziamento dell’intero genoma della tartaruga Lonesome George realizzato dai ricercatori dell’Università di Yale e dell’Università di Oviedo, in Spagna. Lonesome George è l’ultima delle tartarughe delle isole Pinta delle Galapagos, che aveva più di cento anni. I ricercatori hanno  pubblicato un articolo sulla rivista Nature Ecology & Evolution dove hanno descritto i risultati preliminari sulle variante geniche presenti in George, che sono associate a un forte sistema immunitario, un’efficiente riparazione del Dna e alla resistenza al cancro.

Chiude la classifica di Biospace lo studio con il quale i ricercatori della University of Queensland’s Australian Institute for Bioengineering and Nanotechnology (Aibn) hanno identificato una “firma” del Dna di dimensioni nanometriche che sembra essere presente in tutti i tumori. Questa scoperta ha il potenziale per essere utilizzata come test precoce di individuazione dei tumori, la cosiddetta biopsia liquida, e potrebbe aprire nuove vie per sviluppare trattamenti oncologici universali.

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