Disinformazione sui vaccini, dito puntato contro convegno dell’Ordine dei Biologi

Disinformazione sui vaccini, dito puntato contro convegno dell’Ordine dei Biologi

Roma, 24 gennaio –  “Vaccinare in sicurezza”: questo il titolo del convegno promosso a Roma dall’Ordine nazionale dei Biologi (Onb), in calendario domani,  25 gennaio.  Per quanto presentato come un’opportunità per un’informazione consapevole su un tema fondamentale di sanità pubblica, l’evento sembra in realtà perseguire l’obiettivo di alimentare e rafforzare allarmismo e scetticismo nei confronti della pratica vaccinale.

L’accusa arriva dalla Fisv, la Federazione italiana Scienze della vita, e segnatamente da una delle società scientifiche federate, la Società italiana di Biochimica e Biologia molecolare (Sib), dopo aver preso visione e valutato le argomentazioni che introducono e presentano il convegno dell’Onb.  In esse vengono infatti insinuati, secondo la Sib, dubbi sostanziali, presentando la vaccine hesitancy quale pratica che dovrebbe essere adottata su larga scala per difendere la popolazione da eventuali effetti nefasti, e per dare voce a quella parte di ricercatori che, supposte vittime di un’informazione medica unilaterale (accusata ovviamente di essere al soldo di Big Pharma), non riuscirebbe a comunicare i propri dubbi sulla pratica vaccinale. Un’impostazione rinforzata dagli oratori invitati al convegno, tra i quali spiccano alcune personalità che si sono distinte in passato per approcci molto critici, ma non accettabili dal punto di vista puramente scientifico, nei confronti dei vaccini, come Theresa Deisher, fondatrice del Sound Choice Pharmaceutical Institute di Seattle, accusata dall’autorevole Science-Based  Medicine di non pochi “misfatti” nella diffusione di informazioni antivacciniste, come quelle basate sulla falsa affermazione che in qualche modo “parti fetali” sarebbero utilizzate per produrre vaccini, il cui fantomatico “Dna fetale” sarebbe poi in relazione con l’insorgenza dell’autismo.

Stigmatizzando questo genere di eventi, la Sib  coglie l’occasione per ribadire con la massima fermezza, “a nome della comunità scientifica che essa rappresenta”, una serie di statement che appare utile riportare, anche ai fini del corretto counselling dei moltisimi cittadini che, proprio in farmacia, cercano informazioni e risposte affidabili in materia di vaccinazioni. Ecco le argomentazioni, rigorosamente basate sull’evidenza scientifica, elencate da Sib e Fisv:

  • la vaccinazione costituisce l’approccio farmacologico caratterizzato dal principale effetto salva-vita nella storia dell’umanità;
  • i vaccini sono prodotti e somministrati in condizioni di vigilanza e sicurezza garantite dalle frontiere della ricerca farmacologica e medica moderne, tenendo anche e ovviamente conto di particolari situazioni personali particolari prima della loro somministrazione;
  • i vaccini salvano ogni anno la vita di milioni di persone e hanno un impatto sociale importantissimo in tutto il mondo, e non solo nei paesi meno avanzati;
  • l’efficacia dei vaccini nel contenimento delle epidemie dipende non solo dalla qualità del prodotto (come per qualsiasi farmaco certificato), ma anche dalle forme di somministrazione alla popolazione. È noto, infatti, che una efficace protezione globale contro un dato patogeno si ottiene solo raggiungendo una copertura vaccinale prossima al 95% degli individui, per raggiungere la cosiddetta immunità di gregge;
  • l’adesione alle campagne vaccinali è pertanto un dovere sociale, soprattutto nei confronti di quelle minoranze della popolazione (neonati, immuno-depressi etc.) che, per motivi diversi, sono a maggior rischio di infezioni;
  • in un’epoca in cui i picchi epidemici viaggiano velocemente attraverso l’economia globale, lasciare la popolazione “impreparata” dal punto di vista immunitario è un’enorme responsabilità di chi amministra un Paese e, di conseguenza, sostenere anche indirettamente teorie anti-vaccinali non suffragate da evidenze scientifiche significa condividere pesantemente questa responsabilità.

La Fisv ricorda inoltre che proprio nei momenti in cui la società civile ha abbassato la guardia nei confronti delle malattie virali,  si è subito assistito a nuovi picchi. L’esempio più recente è quello del morbillo, che  negli anni immediatamente seguenti al 2015, quando la copertura vaccinale era scesa all’85,3% nei bambini a 24 mesi (coorte 2013), dato molto lontano dal 95% che è il valore soglia necessario ad arrestare la circolazione del virus nella popolazione per effetto della cosiddetta immunità di gregge, è tornato a colpire in modo preoccupante.  Secondo i dati dell’ultimo bollettino mensile dell’Istituto superiore di sanità, nel 2018 sono stati infatti segnalati in Italia ben 2.427 casi di morbillo. Tra coloro per i quali è noto lo stato vaccinale il 90,8% era non-vaccinato, il 5,8% aveva effettuato una sola dose, l’1,5% aveva ricevuto due dosi e il 1,9% non ricorda il numero di dosi.

E a proposito dell’accusa che le politiche finalizzate a promuovere le campagne vaccinali anche attraverso l’obbligo altro non sarebbero che un regalo alle case farmaceutiche, a dimostrarne l’infondatezza e la risibilità basta il Rapporto Osmed-Aifa, dal quale emerge che ogni anno in Italia la spesa farmaceutica vale circa 28,9 miliardi di euro, tre quarti dei quali a carico dello Stato. E i vaccini? Con i loro 318 milioni di spesa totale, valgono appena l’1,4% del costo totale dei farmaci.

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