Francia, la prescrizione farmaceutica torna all’ordine del giorno in Parlamento

Francia, la prescrizione farmaceutica torna all’ordine del giorno in Parlamento

Roma, 31 gennaio – Si torna a parlare, in Francia di “prescrizione farmaceutica”, ovvero della possibilità – nel quadro di un protocollo medico e di cooperazione definito con il medico curante e le strutture sanitarie e sulla base di un elenco di farmaci  definito da un’ordinanza  ministeriale – che lo stesso farmacista possa “prescrivere” e dispensare in farmacia alcuni medicinali soggetti a ricetta.

L’importante previsione, contenuta in un emendamento  al Plfss, il progetto di legge di finanziamento della sicurezza sociale 2019 approvato dalla Commissione Affari sociali dell’Assemblea nazionale, nelle successive fasi dell’iter del provvedimento era stata abbondantamente rivista e ridimensionata, ma – informa Le quotidien du pharmacien – la misura torna ora ad essere proposta nella cornice delle  misure di emergenza contro la desertificazione dei servizi sanitari e se ne riparlerà già oggi all’Assemblea nazionale.

Guillaume Garot, deputato socialista del dipartimento Mayenne,  presenterà infatti una serie di  emendamenti per riproporre il testo originale della norma volta a introdurre, sia pure in via sperimentale, la “rivoluzione” della prescrizione farmaceutica, che torna quindi  all’ordine del giorno dell’Assemblea, insieme ad altre misure anti-desertificazione sanitaria come la concessione di licenze selettive per i medici e la riduzione del periodo di prova per i medici con titoli stranieri.

In una conferenza stampa tenutasi ieri, il parlamentare  ha sottolineato che in alcune giurisdizioni le farmacie sono costrette a chiudere per l’assenza di medici prescrittori. Bisogna quindi fare in modo che, anzichè concorrere (con la chiusura dei loro esercizi) alla desertificazione dei servizi sanitari, i farmacisti diventino una risorsa preziosa per combatterla, fornendo  loro i mezzi adeguati. Il primo è, appunto, quello di permettere loro, nel quadro di un protocollo istituito all’interno di una comunità territoriale di salute sul lavoro (Cpts), di dispensare farmaci senza prescrizione medica per una serie di patologie comuni.

Garot insiste sulla necessità dell’esperimento, che rappresenterebbe una risposta alla sofferenza di territori che assistono alla progressiva rarefazione di servizi indispensabili e si sentono abbandonati dallo Stato. “Il governo non può più limitarsi a fare come prima” ha detto il deputato, sottolinenando la necessità di misure più coraggiose e affermando di ritenere  “i farmacisti, come molti medici, aperti alle innovazioni che portano soluzioni reali contro la desertificazione”.

La prescrizione farmaceutica proposta da Garot ha del resto precedenti importanti: nella vicina Svizzera, infatti, va avanti da anni il  progetto Netcare,  partito sperimentalmente nel 2012.  Nel marzo 2018, il 20% delle farmacie svizzere offriva questo servizio a pazienti, per diverse patologie come cistite, congiuntivite o eczema. L’idea alla base del progetto elvetico  è quella di sfruttare la capillarità delle farmacie per garantire ai cittadini un primo triage sul territorio in farmacia, al quale far eventualmente seguire un  successivo consulto con un medico collegato attraverso un sistema di teleconferenza (da qui il nome Netcare), che in caso di necessità può spedire via fax una ricetta.

Durante la fase pilota, tra  aprile 2012 e giugno 2014, condotta in 200 farmacie, erano stati più di 5000 i casi, soprattutto infezioni del tratto urinario (40% dei casi) e congiuntivite (25%), con risultati estremamente positivi:  il 73% delle problematiche è stato infatti risolto definitivamente dal farmacista, mentre solo in circa il 20% di casi si era dovuto far ricorso alla teleconsultazione con il medico.

Un bilancio più che soddisfacente, dunque,  che a partire dal 2015 ha indotto a estendere Netcare,  per deflazionare il lavoro dei medici di base e delle altre strutture sanitarie facendo leva sulla tecnologia  e sulla disponibilità e la presenza capillare  sul territorio di un presidio facilmente accessibile, con professionisti sanitari adeguatamente formati per operare come “porta d’ingresso” all’accesso delle cure di primo soccorso. 

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