Remunerazione, la filiera si confronta al tavolo Assofarm. Gizzi: “Basta attendismi”

Remunerazione, la filiera si confronta al tavolo Assofarm. Gizzi: “Basta attendismi”

Roma, 1 febbraio – Più ancora che opportuno, sarebbe necessario che le sigle della filiera della farmacia, nel sedersi al tavolo di confronto di categoria sulla nuova remunerazione, recitassero un esame di coscienza e un convinto mea culpa.

Questo l’auspicio (molto simile in realtà  a una raccomandazione) espresso dal  presidente della sigla delle farmacie pubbliche Venanzio Gizzi (nella foto) e rivolto a tutte le sigle della distribuzione del farmaco che ieri hanno preso parte alla riunione del gruppo di lavoro  convocata nella sede romana di Assofarm per riavviare il confronto interno sulla remunerazione. Un’iniziativa suggerita e sollecitata dalla stessa Assofarm  qualche settimana fa, subito dopo la scadenza (non prorogata dopo sei rinvii annuali consecutivi) della norma  della legge 135/2012, che affidava a un accordo tra Aifa e sigle delle filiera distributiva del farmaco il compito di procedere a rivedere struttura e modalità di compenso del servizio farmaceutico. Fatto che, come è noto, ai sensi di quanto previsto dalla stessa legge 135, comporta il ritorno della questione remunerazione  direttamente nelle mani del ministro della Salute, che dovrà occuparsene con un proprio decreto, di concerto con il MEF e previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni.

Gizzi, nell’editoriale a sua firma pubblicato sull’ultimo numero del notiziario associativo diffuso (non casualmente) proprio nell’immediata vigilia dell’incontro romano,  osserva che, insieme “all’elaborazione di contenuti tecnici”,  le sigle di filiera dovranno parallelamente avviare “anche un’autocritica su ragioni e atteggiamenti che hanno portato alla situazione attuale: aver perso l’occasione, protrattasi per anni, della concertazione nella riforma dell’ambito assolutamente prioritario per il nostro settore”.

Il cambio di scenario e di passo determinato dalla mancata, ulteriore proroga dell’affidamento a un accordo Aifa-filiera del dossier remunerazione, per Gizzi, ha in ogni caso avuto almeno il merito di riaccendere quell’attenzione delle sigle della distribuzione sul tema che, al di là di dichiarazioni di intenti e di circostanza, sembrava essersi affievolita e che proprio Assofarm, più di ogni altro,  ha cercato di mantenere viva negli anni. Inevitabilmente, osserva Gizzi nel suo editoriale, la filiera distributiva del farmaco dovrà passare all’azione, costretta anche dai segnali che arrivano dalla cronaca.  Il presidente delle farmacie pubbliche, al riguardo, ricorda un indizio quanto mai probante, ovvero le indicazioni impartite all’Aifa dalla ministra della Salute Giulia Grillo e finalizzate a rivedere i “pesi” dei tetti di spesa farmaceutica, aumentando quello per gli acquisti diretti (diretta e Dpc) e riducendo per contro quello della convenzionata. “Ultimo esempio di una lunga lista di segnali” scrive Gizzi “tesi a dimostrare che il core business della farmacia italiana sarà sempre meno il farmaco inteso come prodotto dal cui prezzo di vendita ottenere marginalità”.

Due le speranze che Gizzi ripone nel tavolo di categoria che ieri ha ripreso a riunirsi:”La prima è che il Governo guardi con benevolenza questa ripresa di attività da parte della filiera e consideri le proposte che da essa emergeranno” scrive Gizzi. “La seconda  riguarda invece noi partecipanti. Confidiamo che l’assenza di un argine legislativo scoraggi tentazioni attendiste che potrebbero ancora albergare negli angoli più segreti del nostro settore”.
Ssperanze che, secondo il presidente di Assofarm, debbono essere di necessità estendersi anche al rinnovo della convenzione tra Regioni e farmacie, questione che la sigla delle farmacie pubbliche  cosnidera come assolutamente congiunto a quello della remunerazione. “Nessuno dei due temi è tecnicamente affrontabile senza l’altro” spiega Gizzi. “Farlo, significherebbe abbandonare la farmacia a numeri economici insostenibili. Ma è altrettanto vero che nessuno dei due temi è risolvibile senza la giusta attenzione di Governo e regioni da un lato, e la giusta coesione e dinamismo da parte della filiera distributiva del farmaco”.

“Se anche una sola delle due controparti venisse meno ai suoi doveri, la farmacia italiana si avvicinerebbe sempre più al baratro” è la conclusione di Gizzi. “L’errore più grande che possiamo commettere è illuderci che questo baratro non sia poi così vicino. Le proroghe sono finite per la legge 135 e temiamo che stiano terminando per la farmacia nel suo complesso”.

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