Spesa sanitaria 2017, i dati della Ragioneria: toccati i 141,1 mld, con 1,1 di disavanzo

Spesa sanitaria 2017, i dati della Ragioneria: toccati i 141,1 mld, con 1,1 di disavanzo

Roma, 5 febbraio -Illustrare, in maniera organica, il processo di implementazione del quadro normativo e gestionale del settore sanitario, nonché gli strumenti di verifica e le risultanze dell’attività di monitoraggio della spesa. Questo l’obiettivo dichiarato del  Rapporto n. 5 Il monitoraggio della spesa sanitaria curato dalla Ragioneria generale dello Stato e reso disponibile da ieri sul sito dell’organo centrale di supporto e verifica della gestione delle risorse pubbliche.

Dal rapporto emerge che la spesa sanitaria si è attestata nel 2017 a quota 114,1 miliardi, con un aumento di 1,6 miliardi rispetto al 2016. Estremamente significativa anche la spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini, pari a 30,5 miliardi.
Le dinamiche espansive della spesa pubblica hanno i loro volani principali nella spesa farmaceutica ospedaliera  e  in quella per l’acquisto di beni e servizi, entrambe in aumento. Stabile invece la spesa per il personale, in calo  quella per la spesa farmaceutica convenzionata.

Il rapporto sottolinea come la performance del nostro Ssn, sulla base degli indicatori elaborati da Ocse e Oms, “si colloca ai primi posti nel contesto europeo e mondiale, per la qualità delle prestazioni, nonché per l’equità e l’universalità di accesso alle cure. Tuttavia” ammonisce la Ragioneria “il mantenimento degli standard qualitativi raggiunti rende indispensabile affrontare il tema della sostenibilità dei costi del sistema sanitario pubblico in presenza di livelli di finanziamento condizionati dai vincoli finanziari necessari per il rispetto degli impegni assunti dall’Italia in sede comunitaria. Ciò richiede che si prosegua nell’azione di consolidamento e di rafforzamento delle attività di monitoraggio dei costi e della qualità delle prestazioni erogate nelle diverse articolazioni territoriali del Ssn, in coerenza con l’azione svolta negli ultimi anni”.
 
La Ragioneria sottolinea anche che  “esistono margini di efficientamento e di razionalizzazione del sistema che possono essere utilmente attivati per far fronte agli effetti dell’invecchiamento della popolazione senza compromettere la qualità e l’universalità dei servizi erogati”.

Intanto, il rapporto non può fare a meno di sottolienare come, in parallelo al già ricordato aumento di 1,6 miliardi della spesa complessiva, dall’analisi dei risultati d’esercizio 2017 delle Regioni emerge un disavanzo “parallelo” di 1,1 miliardi, in crescita rispetto a quello del 2016 (quando era stato di 934 milioni,  vale a dire 168 milioni in meno). Le Regioni maggiormeante responsabili dello sforamento sono quelle a statuto speciale (che da sole assommano un disavanzo pari a 821 milioni di euro). Ma la Ragioneria si guarda bene dall’esprimere censure o condanne preventive, chiarendo anzi che l’esplicitazione di un disavanzo “non implica necessariamente un risultato di esercizio negativo del settore sanitario, in quanto l’eccesso di spesa rispetto alla quota parametrata al livello di finanziamento inglobato nell’Intesa Stato-Regioni sul riparto può trovare copertura mediante l’utilizzo di risorse proprie”.

Tornando alla posta di spesa di maggior interesse per i nostri lettori, il rapporto della Ragioneria registra un esborso per l’assistenza farmaceutica convenzionata  pari a 7.605 milioni di euro, con una rilevante riduzione (- 6,1%) rispetto al 2016, a conferma di una tendenza al ribasso ormai in atto da tempo, a seguito delle politiche di contenimento della spesa farmaceutica poste in essere negli ultimi anni, in particolare con l’introduzione dei tetti di spesa e l’attivazione del meccanismo del payback, strumenti che dovrebbero ora essere rivisti dalla nuova governance farmaceutica.

La spesa per farmaci che “passa” in farmacia segue dinamiche già note, e accelera il suo ritmo di crescita dopo i 45 anni, arrivando (nei successivi 35-40 anni) a portare la spesa pro capite a un livello di oltre 6 volte quello rilevato per i quarantacinquenni. Oltre gli 80-85 anni si assiste, invece, a una sensibile decrescita del profilo, in corrispondenza di una numerosità della popolazione fortemente ridimensionata per via dell’incidenza crescente della mortalità. Il fenomeno, scrive la Ragioneria, è riscontrabile anche in altri Paesi e “può essere ricondotto a diversi fattori, fra cui la maggiore incidenza di trattamenti sanitari in strutture, come quelle ospedaliere, dove la prestazione farmaceutica è parte integrante del trattamento. Probabilmente, esistono anche ragioni legate ad una diversa incidenza delle patologie e alle terapie farmacologiche ad esse associate”.
L’andamento appena  descritto è sostanzialmente comune ad entrambi i sessi. Il rapporto segnala tuttavia una leggera prevalenza del costo pro capite delle donne nelle età fertili, e una significativa superiorità del profilo maschile oltre i 60 anni, con uno scarto percentuale gradualmente crescente che raggiunge circa il 30% attorno ai 90 anni.

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